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L'Egitto come la Turchia: il piano Ue per frenare i migranti

I leader Ue a Salisburgo hanno concordato di trattare con Il Cairo per ottenere meno partenze dal Nord Africa in cambio di aiuti economici. Scaricando la responsabilità dell'accoglienza nelle mani di un regime.

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Il vertice di Salisburgo dell'Unione europea non ha portato grandi novità su come gestire l'accoglienza dei migranti all'interno del Vecchio continente. Quella del contributo finanziario per i Paesi che accettano i profughi sembra restare l'unica ricetta sul piatto. Ma un nuovo concetto è iniziato a circolare tra le cancellerie, e ancora una volta cerca di spostare il problema al di fuori, sull'altra costa del Mediterraneo.

GLI ELOGI DI KURZ E TUSK AD AL SISI

Dietro la spinta del cancelliere austriaco Sebastian Kurz e del presidente del consiglio Ue Donald Tusk, i leader europei si sono accordati di entrare in trattative con l'Egitto per arginare il flusso di migranti che entrano in Europa dall'Africa. L'offerta al Cairo è di aumentare la cooperazione economica e di organizzare un summit di alto profilo sui rifugiati nella capitale egiziana. Parlando ai reporter, Kurz (che insieme a Tusk ha incontrato recentemente il presidente Abdel-Fattah al Sisi) ha dichiarato che «bisogna assicurare che meno gente possibile parta dal Nord Africa e ci siamo trovati d'accordo con al Sisi per una maggiore cooperazione, anche economica. L'Egitto è efficiente. L'Egitto è un esempio quando si tratta di migrazione e traffico di esseri umani». Sia Kurz che Tusk hanno elogiato l'ex generale per essere riuscito a interrompere le partenze dalle coste egiziane.

Il trentaduenne leader viennese cerca di districarsi in un difficile equilibrismo tra il suo ruolo di presidente di turno dell'Unione, la posizione del suo Paese e quelle delle varie cancellerie. E tenta di smarcarsi da chi lo vede troppo vicino al gruppo Visegrad. O a Roma. Secondo fonti dell'Eliseo, il popolare Kurz avrebbe riferito a Emmanuel Macron di non voler essere «accomunato alle politiche condotte dall'Ungheria e, per certi aspetti, dall'Italia». A Salisburgo, con un'Europa sempre più divisa, ha rilanciato così la carta della cooperazione con i Paesi d'origine e di transito dei flussi migratori. Come ribadito da molte organizzazioni umanitarie, tuttavia, la “cooperazione” rischia di trasformarsi in uno scarico di responsabilità a Stati autoritari che non assicurano le condizioni di sicurezza e protezione di cui i migranti necessitano.

CONTROLLO SULLE COSTE E SU MOLTE MILIZIE LIBICHE

Il premier ceco Andrej Babis, tra i leader dell'asse di Visegrad, ha definito l'idea «brillante. Bisogna apprezzare come funziona l'Egitto nel fermare la migrazione illegale». Secondo Tusk «vale la pena ricordare che le autorità egiziane hanno reso la loro lotta contro il contrabbando e il traffico la loro priorità. Di conseguenza, quest'anno non ci sono state partenze irregolari dall'Egitto per l'Europa (rispetto a quasi 13 mila nel 2016, ndr)». L'idea, sostanzialmente, è quella di replicare nel Nord Africa il modello della Turchia, che a partire dal 2016 ha interrotto il flusso dall'Asia minore in cambio di 6 miliardi di euro. Oltre a mantenere uno stretto controllo sulle coste dell'Egitto, secondo il piano europeo, al Sisi potrebbe anche riuscire a tenere al guinzaglio molte delle milizie in Libia che organizzano le partenze. Inoltre, potrebbe diventare uno snodo "di sicurezza" su rotte che partono da Etiopia, Eritrea, Sudan o dal Levante in generale.

PARTENZE AZZERATE DALL'EGITTO

Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, alla fine di marzo 2018 solo 30 persone sono arrivate in Europa partendo dall'Egitto. Le Nazioni Unite stimano che il Paese ospiti attualmente circa 233 mila rifugiati, di cui 130 mila dalla Siria e 30 mila dal Sudan. Tra gennaio e giugno, 962 persone sono state ridistribuite a Regno Unito, Svezia, Germania, Canada, Usa e Australia.

I profughi accolti attualmente in Egitto.

Nell'agosto 2017, la Germania ha già negoziato un accordo con Il Cairo per prevenire le partenze di migranti verso l'Europa. L'Egitto, naturalmente, vede la crisi migratoria come un'opportunità per attirare aiuti internazionali, ma a rimetterci potrebbero proprio essere i profughi.

«FALLIMENTO COLLETTIVO DEI LEADER EUROPEI»

Raphael Shilhav, consigliere per le politiche migratorie di Oxfam, ha dichiarato che «al loro vertice informale di Salisburgo, i capi di Stato e di governo dell'Unione hanno scelto di andare avanti con proposte sulla migrazione, che secondo noi sono contrarie ai valori fondamentali dell'Ue. Il fallimento collettivo dei leader europei nell'adottare un approccio ragionevole sulla migrazione attraverso la riforma del sistema comune di asilo significa che persone innocenti continueranno a restare intrappolate in condizioni spaventose dentro e fuori l'Unione». Inoltre, ha avvisato, «i piani per contenere i migranti nei Paesi del Nord Africa, come l'Egitto, si basano su false ipotesi e analisi insufficienti. Una riforma del sistema europeo di asilo è l'unica soluzione che può funzionare».

LA LEGGE AMBIGUA SULLE MIGRAZIONI

La diminuzione delle partenze dall'Egitto è il risultato di una legge entrata in vigore nel novembre 2016 che prevede pene severe per il traffico di esseri umani, ma che secondo Human Rights Watch «dà pochissime garanzie di protezione per i richiedenti asilo e per i rifugiati». I quali rischiano di essere vittime di violenze o di deportazione forzata in Paesi non sicuri. La norma stabilisce che ad essere incriminati per l'immigrazione illegale siano esclusivamente i trafficanti e non i migranti, che sono considerati vittime, ma è ambigua su eventuali illeciti che questi potrebbero compiere se «infrangessero le leggi egiziane». E in Egitto attraversare la frontiera senza permesso è un crimine. Inoltre, la legge non afferma il principio di “non-respingimento”, il diritto a non essere rimandati in Paesi dove è reale il rischio di persecuzione, tortura o qualsiasi minaccia alla vita e all'integrità psicologica. L'inviato speciale dell'Unhcr per il Mediterraneo centrale Vincent Cochetel, da parte sua, ha ammonito che «in Egitto gli arrivi sono aumentati. Il Paese ospita più migranti di molti Stati dell'Ue. Non è realistico chiedere di più».

20 Settembre Set 2018 2121 20 settembre 2018
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