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29 Settembre Set 2018 1047 29 settembre 2018

Sanzioni, il successo dell'Iran all'Onu

All'assemblea generale si parla solo della Repubblica Islamica. Ma Usa e Israele sono isolati. Come funzionerà il circuito Ue per aggirare le sanzioni. E quale ruolo hanno Russia e Cina.

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La gran parte della mezz'ora del discorso di Donald Trump all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di New York è stata riservata a un'invettiva contro l'Iran. E di Iran, un paio di giorni dopo, non poteva che parlare e riparlare lo stretto alleato Benjamin Netanyahu. Anche l'intervento del 2018 del premier israeliano era incentrato sulla minaccia degli ayatollah. Non una novità: il nucleare iraniano è la sua ossessione, specie dopo la vittoria in Siria del regime armato dai pasdaran, e dal palco di Palazzo di Vetro il leader del Likud ha risfoderato altre immagini satellitari «condivise con le intelligence e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica» (Aiea) su un «deposito atomico segreto» a Teheran. Dopo quelle mostrate nel maggio scorso risultate agli stessi addetti ai lavori dell'Aiea materiale già noto, di anni addietro.

IL PIANO ALTERNATIVO DELL'UE

Gli attacchi all'Iran di Israele, di fronte alla comunità internazionale, sono un classico e con Trump alla Casa Bianca sono tornati anche un piatto forte degli Usa. Ma quest'anno a Palazzo di Vetro è andato in scena un film diverso. Non si era mai parlato così tanto di Iran – il tema onnipresente all'Assemblea generale del 2018 – perché le potenze dell'Ue, incluso il Regno Unito in fase di Brexit, al termine di una riunione all'Onu hanno presentato un piano di contromisure finanziare concrete in opposizione alle sanzioni reimposte dagli Usa dopo l'uscita di Trump dall'accordo internazionale sul nucleare iraniano del 2015, il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpa). Per la prima volta, gli alleati della Nato britannici, francesi, italiani e tedeschi del blocco occidentale si sono distaccati con misure serie ed effettive.

Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif con le controparti europee.
GETTY

IL MECCANISMO SPECIALE SVP DI PAGAMENTO

Per le società europee non mancheranno ripercussioni da parte degli Stati Uniti, se continueranno a lavorare con l'Iran, specie dall'entrata in vigore il 4 novembre 2018 della seconda tranche dell'embargo sull'import-export del petrolio e sulle transazioni finanziarie. I maggiori gruppi hanno legami e sedi Oltreoceano e oltre l'80% del commercio globale dipende dalla valuta del dollaro. Trump e il suo segretario di Stato John Bolton, da sempre fervente anti-iraniano, perseverano nel minacciare «sanzioni secondarie» contro le società straniere che non interromperanno i rapporti con Teheran. Tuttavia, con l'istituzione del al meccanismo alternativo per i pagamenti da e verso l'Iran dello Special purpose vehicle (Spv) l'Ue fa sul serio nel portare avanti il Jcpoa insieme ai partner cofirmatari di Cina e Russia.

TRUMP SCARICATO DAGLI ALLEATI EUROPEI

Almeno politicamente, «è Trump, non noi, a essere isolato» ha commentato soddisfatto anche il presidente iraniano Hassan Rohani a Palazzo di Vetro. In lutto per il grave attentato terroristico del 22 settembre che ha fatto 29 morti, inclusi dei civili, e decine di feriti in Iran, Rohani non poteva esultare ma l'ultima Assemblea generale dell'Onu è stata probabilmente la migliore di sempre per la delegazione da Teheran, un successo. Chiuso l'incontro tra Russia, Cina, le firmatarie europee del Jcpoa Francia, Germania e Gran Bretagna e l'Iran, l'alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e le Politiche di sicurezza Federica Mogherini e il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif hanno confermato la ferma e reciproca volontà di restare nell'accordo sul nucleare, continuando il regime di import-export riaperto dal 2015, «compreso il petrolio», attraverso i nuovi pagamenti con lo Spv.

Federica Mogherini.
GETTY

Proteggiamo la libertà degli operatori economici che perseguiscono legittimi business con l'Iran

Federica Mogherini

SVP APERTO ANCHE A RUSSI E CINESI

Il meccanismo congegnato per bypassare lo scoglio delle transazioni con il dollaro o attraverso banche degli Usa, che portano le parti automaticamente sotto la giurisdizione americana, è in fase di ultimazione e, secondo indiscrezioni, sarebbe abbastanza sofisticato. Certo più efficace dell'attuale unica legge Ue (mai applicata) dello Statuto di blocco, in risposta alle passate sanzioni secondarie degli Usa. L'Svp sarebbe un sistema di scambio schermato, attraverso il quale per esempio inviare petrolio iraniano alle società francesi, accumulando credito da impiegare poi per pagare altre società straniere per beni importati in Iran. I fondi non transiterebbero né nel sistema finanziario interbancario Swift legato al dollaro, né in società o banche persiane target delle sanzioni. L'Ue è anche pronta ad aprire i pagamenti alternativi ad altri Paesi, in primis ai partner nel Jcpoa russi e cinesi che da anni sperimentano circuiti paralleli verso Mosca e Teheran.

L'UE PER I «LEGGITTIMI BUSINESS CON L'IRAN»

Uno schiaffo a Israele e agli Usa, al circuito irano-europeo partecipa anche il governo dei cugini inglesi. I più realisti ricordano che diverse multinazionali hanno già lasciato l'Iran e prevedono che solo le piccole e medie imprese dipendenti dall'Asia per il commercio si esporranno al rischio di multe dagli Usa. L'Svp, ha rimarcato Mogherini, nasce allo scopo di «proteggere la libertà degli operatori economici dei Paesi nel Jcpoa, per perseguire i loro legittimi business con l'Iran». Sottinteso, l'uscita unilaterale degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare e le conseguenti sanzioni sono illegittime, come denunciato dall'Iran, contrarie «all'interesse internazionale». Netanyahu ha attaccato i leader europei per i toni concilianti con Teheran, per Bolton «una delle misure immaginabili più controproducenti». Ma per l'Ue il dado ormai è tratto.

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