Jamal Khashoggi Arabia Saudita
INTRIGO
Aggiornato il 24 ottobre 2018 10 Ottobre Ott 2018 1801 10 ottobre 2018

Le cose da sapere sul caso del giornalista Khashoggi

Bin Salman: «Omicidio odioso e ingiustificabile». Giallo sul ritrovamento dei resti. Riad promette di punire i colpevoli e consente l'ispezione nel giardino del console.

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Un «brutale omicidio politico» che è stato «premeditato» per giorni. Dopo tre settimane di indagini, arrivano le verità della Turchia sull'uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Annunciati in diretta tv da Recep Tayyip Erdogan, i risultati dell'inchiesta demoliscono la versione saudita della morte a seguito di una «colluttazione» e costringono Riad a fornire nuove risposte. Costretto a difendersi e principale indiziato per quanto riguarda il mandante, il potente principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il 24 ottobre ha definito quello del giornalista «un crimine odioso che non può essere giustificato». Secondo fonti citate da Skynews i resti del reporter, «sfigurato» e «tagliato a pezzi», sarebbero stati rinvenuti nel giardino della residenza del console. Ma al momento non ci sono conferme da parte della procura di Istanbul, che anzi smentisce l'autenticità di alcune foto circolate sui social network. Le autorità saudite, il 24 ottobre, hanno prima negato e poi concesso alla polizia turca di ispezionare i pozzi del giardino del consolato. Mentre una fonte la cui identità non è stata rivelata ha raccontato alla Cnn che il piano inziale sarebbe stato quello di convicere Khashoggi a tornare in Arabia Saudita. Se si fosse opposto, il passo successivo doveva essere quello di drogarlo con dei tranquillanti per portarlo in una 'casa sicura' di Istanbul per 48 ore. Se Khashoggi si fosse ancora rifiutato di rientrare in patria, a quel punto la squadra sarebbe dovuta ripartire e un non meglio specificato «collaboratore locale» avrebbe dovuto liberare il giornalista.

1. LA DINAMICA: L'ARRIVO IN CONSOLATO, LA DENUNCIA, L'INTERROGATORIO

Khashoggi è entrato il 2 ottobre nel consolato saudita di Istanbul per ritirare documenti per il suo prossimo matrimonio con la fidanzata Hatice Cengiz. È stata lei, che lo stava aspettando all’esterno, a denunciarne quattro ore dopo la scomparsa. La polizia turca, dunque, ha avviato una indagine, facendo sapere che, dai video in suo possesso, risulta che Khashoggi non ha mai lasciato l'edificio. Gli inquirenti ritengono che una squadra di 15 persone sia arrivata dall'Arabia Saudita per interrogare il giornalista, con l'approvazione - secondo il New York Times - di bin Salman. Almeno tre membri della squadra farebbero parte dell'unità d'élite incaricata della protezione personale del principe ereditario di Riad.

Jamal Khashoggi era columnist del Washington Post.
GETTY

2. LA VERSIONE DI ERDOGAN: NESSUN INCIDENTE

Erdogan ha ricostruito tutte le tappe che hanno portato all'omicidio. Il piano era stato elaborato almeno dal 28 settembre, quando il reporter è entrato nella sede diplomatica per richiedere i documenti necessari alle nozze con la fidanzata turca Hatice Cengiz. Dopo che è stato invitato a tornare il martedì successivo, sono partiti i preparativi per ucciderlo. Il giorno prima, un team di 3 agenti è arrivato in città alla ricerca di un luogo adatto all'occultamento del corpo, compiendo sopralluoghi nella Foresta di Belgrado, un bosco alla periferia europea di Istanbul, e nella vicina provincia di Yalova, dove si trova una villa perquisita oggi che appartiene a uno dei 15 membri dello 'squadrone della morte', a loro volta giunti a Istanbul nelle ore successive. Dopo il delitto, un altro 007 è uscito dal consolato fingendosi il reporter per depistare l'inchiesta. Non regge quindi la versione dell'interrogatorio sfuggito di mano, né quella del tentativo di sequestro. Secondo fonti investigative, l'operazione sarebbe stata diretta via Skype da Riad da Saud al Qahtani, fidato consigliere e responsabile della comunicazione sui social media del principe ereditario Mohammed bin Salman.

3. LE INDAGINI: IN UN VIDEO LE TORTURE E L'UCCISIONE

La polizia turca ha detto di lavorare sull'ipotesi secondo cui il corpo del giornalista è stato sciolto nell'acido. Secondo un'altra fonte investigativa turca, citata dal New York Times, Khashoggi sarebbe invece stato fatto a pezzi con una sega dentro l'edificio da agenti dei servizi di Riad. I suoi resti sarebbero quindi stati portati fuori nascosti dentro un minivan nero. Secondo il quotidiano filo-governativo turco Yeni Safak, sarebbe stato torturato e fatto a pezzi mentre era ancora in vita. Secondo l'ultima ipotesi, fatta sempre dal New York Times citando un alto funzionario saudita, il primo a confermare l'assassinio al quotidiano, Khashoggi «ha tentato di fuggire dal consolato, lo hanno fermato, preso a pugni. Lui ha iniziato a urlare, allora uno dei presenti lo ha preso per il collo, strangolandolo fino alla morte».

Polizia turca nel consolato saudita di Istanbul.

4. LE RESPONSABILITÀ SAUDITE: RIAD AMMETTE LA MORTE DI KHASHOGGI

Il 20 ottobre la televisione di Riad, citando i risultati preliminari di un'inchiesta ufficiale, ha affermato che Khashoggi è deceduto in seguito ad una rissa con alcune persone che lo avevano incontrato per un appuntamento nella sede diplomatica. Diciotto cittadini sauditi sono stati arrestati, mentre è stato rimosso dall'incarico il generale Ahmed al Asiri, uomo di punta dei servizi segreti e consigliere della Corona. La televisione ha aggiunto che il re Salman intende presentare una proposta per riformare i servizi d'Intelligence. Secondo il New York Times, delle cinque persone sospettate dalle autorità turche della sparizione del giornalista, quattro sarebbero collegate a bin Salman. Una delle persone identificate è un frequente accompagnatore del principe, visto con lui a Parigi e Madrid e fotografato con Mbs durante le sue recenti visite negli Usa. Altri 3 sospettati sarebbero invece collegati alla scorta che si occupa della sicurezza del principe. La quinta persona sospettata di essere coinvolta con la scomparsa di Khashoggi è un medico legale che ricopre incarichi di alto livello nell'amministrazione saudita, al servizio del ministero degli Interni, una figura - scrive il Nyt - che può prendere ordini solo dai vertici della monarchia. Tutte le persone «implicate direttamente» nella morte di Khashoggi, ma anche «coloro che hanno fallito nelle loro responsabilità» saranno «punite, chiunque esse siano», promettono ora i regnanti sauditi, che oggi hanno incontrato il fratello e il figlio del reporter per porgere le loro condoglianze.

Gli effetti del caso Khashoggi sui rapporti tra Usa e Arabia Saudita

Mondo Non sarà Donald Trump a cercare lo strappo con Mohammed bin Salman. Il presidente statunitense, pur minacciando ripercussioni, ha chiarito che la sparizione e il presunto omicidio del giornalista saudita residente negli Usa Jamal Khashoggi , attribuiti da più parti all'apparato di potere che tira le fila del Regno, non sono condizioni sufficienti per compromettere i rapporti " eccellenti" con il principe ereditario.

5. IL PROFILO: GIORNALISTA DALLE AMICIZIE POTENTI

Khashoggi era un giornalista di grande esperienza, columnist - tra gli altri - del Washington Post. Tra gli Anni 80 e 90, viaggiò a lungo con Osama bin Laden, intervistandolo più volte e - secondo alcune ricostruzioni - mediando anche con la famiglia regnante saudita per un ritorno in patria del leader di al Qaeda. Secondo alcuni osservatori, Khashoggi avrebbe pagato anche la sua vicinanza a un miliardario saudita, il principe Alwaleed bin Talal, che nel 2015 ne avrebbe finanziato il progetto di un canale satellitare in Bahrein, rimasto in onda per meno di un giorno. Lo stesso magnate era stato lo scorso anno tra quelli trattenuti da Mohammed bin Salman all'hotel Ritz Carlton. Khashoggi non è sempre stato inviso a Casa Saud, un tempo era persino consigliere della famiglia reale. I rapporti si sarebbero rotti con l'ascesa del principe ereditario bin Salman, verso cui il giornalista è stato molto critico (anche sulle colonne del Washington Post), in tema di politica estera e di rispetto dei diritti civili.

La stretta di mano fra il principe Mohammed bin Salman (a destra) e Salah bin Jamal Khashoggi, figlio del giornalista assassinato (foto: Ansa/Epa).

6. STATI UNITI E GRAN BRETAGNA REVOCANO IL VISTO A 21 SOSPETTI

Il 23 ottobre il re saudita Salman e il principe ereditario Mohammed bin Salman hanno ricevuto a Riad i familiari di Jamal Khashoggi. Il giorno successivo Stati Uniti e Gran Bretagna hanno deciso di revocare il visto d'ingresso a 21 cittadini sauditi, sospettati di essere coinvolti nell'assassinio di Khashoggi. La premier inglese Theresa May, tuttavia, non ha preso alcun impegno sullo stop alla vendita di armi all'Arabia Saudita. Anzi l'ha difesa, sostenendo che rispetta i criteri di garanzia introdotti nel Regno Unito. Mentre il presidente americano Donald Trump ha definito «un fiasco totale» la gestione del caso Khashoggi da parte di Riad, «una delle coperture peggiori della storia». Intervistato dal Wall Street Journal, a chi gli chiedeva dell'eventuale ruolo avuto nella vicenda da parte del principe Mohammad bin Salman, Trump ha risposto: «Il principe gestisce le cose laggiù, soprattutto a questo stadio. E quindi se dovesse essere qualcuno, sarebbe lui» il responsabile. Gli Stati Uniti, infine, attraverso il segretario di Stato Mike Pompeo, hanno fatto sapere che si riservano di valutare ulteriori misure contro l'Arabia Saudita.

Arabia Saudita e Turchia ai ferri corti per Khashoggi

Mondo Le informazioni più o meno ufficiali, ma tutte circostanziate, che filtrano dalle autorità turche sul giallo della scomparsa del giornalista saudita Jamal Khashoggi nel consolato a Istanbul indicano la strada dell'omicidio . C'è una richiesta di perquisizione, accettata dalla diplomazia di Riad ("è territorio sovrano, ma non abbiamo nulla da nascondere"), che secondo indiscrezioni vedrà impegnati anche gli uomini della scientifica.

7. L'ITALIA VALUTA DI SOSPENDERE LA FORNITURA DI ARMI

Anche l'Italia ha preso posizione. Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha detto che Roma sta «senz'altro valutando» la possibilità di bloccare la fornitura di armi all'Arabia Saudita, come ha già fatto la Germania: «Insieme agli altri Paesi del G7 abbiamo lanciato appello perché sia fatta chiarezza su questa questione terribile. I cittadini di molti Paesi hanno il diritto di sapere la verità».

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