Donald Trump Cinque Promesse
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12 Ottobre Ott 2018 1900 12 ottobre 2018

Le cinque promesse che Donald Trump ha mantenuto

I rapporti con Israele, la stretta sull'immigrazione, la nomina di Kavanaugh, l'uscita dagli accordi per il clima, la riforma del lavoro: ecco dove il presidente sta rispettando la parola data.

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L’inquilino della Casa Bianca Donald Trump ha fatto numerose promesse durante le elezioni presidenziali del 2016, vinte contro Hillary Clinton. Alcune si sono rivelate un fiasco totale, come la riforma sanitaria per rimpiazzare l’Obamacare o la fantomatica costruzione del muro ai confini con il Messico. Altre, per quanto discusse e discutibili, sono state mantenute, come riassume un editoriale del Washington Post. Ecco quali.

1. SPOSTARE L'AMBASCIATA A GERUSALEMME

Trump voleva spostare l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv, la capitale politica ed economica dello Stato ebraico, a Gerusalemme - città ancora contesa tra israeliti e comunità palestinese. Quando ne parlò durante la campagna presidenziale del 2016 sembrò soltanto una trovata elettorale per accaparrarsi i voti della comunità ebraica americana. Probabilmente lo era. Tuttavia dopo due anni, il 14 maggio 2018, Ivanka Trump, figlia dell’imprenditore newyorkese ora Presidente, ha inaugurato a Gersualemme la nuova ambasciata americana.

2. APPLICARE UNA NUOVA STRETTA SULL’IMMIGRAZIONE

Altro provvedimento che Trump giurò di attuare durante le elezioni presidenziali riguardava il “travel ban”, il divieto di arrivo negli Stati Uniti per tutti i rifugiati provenienti da stati minacciati dal terrorismo islamico. Inizialmente lo stop fu bloccato dai giudici federali, poiché dichiarato incostituzionale, ma l’ultima versione presentata dall’amministrazione repubblicana, che comprende anche i migranti provenienti dalla Corea del Nord di Kim Jong-un, ha avuto il lascia passare della Corte Suprema, con cinque voti favorevoli e quattro contrari, il 26 giugno 2018.

3. NOMINARE KAVANAUGH ALLA CORTE SUPREMA

Secondo Trump, la Corte suprema aveva bisogno di un nuovo elemento al suo interno che rappresentasse i valori tradizionali - e conservatori - degli Stati Uniti. Il nome proposto dal Presidente repubblicano come giudice federale fu quello di Brett Kavanaugh. Il candidato di Trump (antiabortista e contrario alle unioni civili per coppie Lgbt) era stato accusato da Christine Blasey Ford e da altre due donne di molestie sessuali. Nonostante le indagini dell’Fbi e le polemiche di molte cittadine americane, Kavanaugh ha ottenuto l’incarico di giudice federale, grazie all'approvazione del senato il 5 ottobre 2018 con 50 voti a favore e 48 contrari.

4. USCIRE DAGLI ACCORDI SUL CLIMA

Anche sul clima, le parole di Donald Trump durante la campagna presidenziale si sono dimostrate sincere. il tycoon, infatti, voleva uscire dall'accordo di Parigi, sottovalutando il fenomeno del riscaldamento globale. Il patto, che prevede la riduzione dell’inquinamento atmosferico da parte dei 195 stati aderenti e maggiori investimenti in energia rinnovabile e in difesa del clima, era stato voluto dal 44esimo Presidente Usa, Barak Obama. Trump, appena insediatosi alla Casa Bianca, ha rifiutato di aderire alle clausole in favore dell’ambiente. Anzi, come garantito alle compagnie petrolifere nel 2016, l'amministrazione statunitense ha approvato la costruzione di un nuovo oleodotto nello Stato del Dakota e avviato le ricerche di petrolio nell’Arctic National Wildlife Refuge, un parco protetto dal governo federale a Nord dell’Alaska.

5. FARE UNA RIFORMA FISCALE

Riguardo il capitolo lavoro, Trump si era detto pronto ad abbassare radicalmente le tasse alle imprese, promettendo una grande riforma del fisco in grado di garantire la massima occupazione al paese. Il 19 dicembre 2017, il Congresso riunito a Capitol Hill, ha deliberato favorevolmente la manovra fiscale dell’anomalo repubblicano. La riforma ha previsto un taglio delle tasse alle imprese dal 35% al 21%: è la più importante riforma del lavoro che gli Stati Uniti abbiano conosciuto negli ultimi venti anni. con dei tassi di crescita del Pil del 4,2% a trimestre e una disoccupazione scesa al 3,9%. Il Tycoon ovviamente si è preso il merito dei risultati raggiunti soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato a novembre. Buona parte di questo "boom" però, è dovuto al naturale processo di ripresa post recessione e alle politiche condotte con successo dal sul predecessore Barak Obama.

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