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12 Ottobre Ott 2018 1837 12 ottobre 2018

Erdogan cede a Trump e libera il pastore Brunson: la lira vola

Finisce il braccio di ferro sul predicatore americano incarcerato in Turchia: tornerà negli Usa. Il tycoon festeggia: si allenta lo scontro tra Ankara e Washington. La lira vola.

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Svolta nello scontro tra Turchia e Stati Uniti. Dopo due anni di detenzione, il pastore evangelico americano Andrew Brunson è stato rilasciato e già nelle prossime ore arriverà negli Usa. Ad accoglierlo a braccia aperte troverà Donald Trump, che tra messaggi al veleno e sanzioni al governo di Ankara si era speso in prima linea per la sua liberazione. Su Twitter, il tycoon ha subito festeggiato: «Sarà presto a casa».

Un risultato incassato a poche settimane dalle elezioni di midterm, dove si attende ora la ricompensa della potente lobby evangelica. Ma è una svolta che fa felici anche i mercati e Recep Tayyip Erdogan, che torna a respirare dopo aver rischiato il collasso ad agosto, quando le sanzioni di Washington ai suoi ministri e i dazi su acciaio e alluminio avevano trascinato nel baratro la lira turca. Del resto, la valuta di Ankara aveva iniziato a recuperare terreno sul dollaro già alcune ore prima della sentenza, complici le voci sempre più insistenti di un accordo segreto tra i due governi per chiudere la vicenda. Alla fine, nel braccio di ferro con gli Usa, è il presidente turco ad essere stato costretto a un passo indietro, dopo aver persino suggerito uno 'scambio di prigionieri' tra il pastore e Fethullah Gulen, l'ex sodale che accusa di aver architettato dalla Pennsylvania il fallito golpe contro di lui.

A salvargli la faccia in patria è la condanna in primo grado per Brunson a 3 anni, 1 mese e 15 giorni per "associazione terroristica". Una pena che non dovrà scontare ora - dopo 21 mesi in carcere e quasi 3 ai domiciliari - e che probabilmente non sconterà mai. Dopo più di 20 anni vissuti in Turchia, il pastore della piccola congregazione della Chiesa della Resurrezione di Smirne difficilmente rimetterà piede nel Paese. La sua condanna è arrivata per un presunto appoggio fornito a militanti del Pkk curdo da inviare in Siria e alla stessa rete di Gulen, anche se oggi alcuni testimoni chiave della procura hanno clamorosamente ritrattato le loro testimonianze precedenti.

SI ALLENTA LA TENSIONE TRA USA E TURCHIA

«Amo Gesù, amo la Turchia, sono innocente», ha ribadito lui ancora una volta in aula. Ankara parla di una prova del suo "Stato di diritto", ma questa decisione annunciata dà fiato alle denunce di una giustizia sempre più politicizzata. Adesso, è destinata ad allentarsi la tensione tra Erdogan e Trump su diversi dossier in stallo, dall'appoggio americano ai curdi in Siria - che Ankara considera terroristi - alla vendita degli F-35 americani.

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