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13 Ottobre Ott 2018 1800 13 ottobre 2018

In Germania la volata dei Verdi non dà un governo alla Baviera

Gli ecologisti sono diventati il partito rifugio dei delusi. Ma un'alleanza con la Csu crollata al 33% agita la maggioranza a sinistra. Altra grana per Merkel dopo il voto.

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La sorpresa elettorale della Baviera ha un volto gioviale e un piglio energico quanto affabile. Katharina Schulze è giovane, come i leader che ormai fanno presa, veste spesso di verde come il partito che guida nel Land autonomo e ha sempre uno smartphone a portata di mano, dove aggiorna i follower praticamente su tutto: «Amo circondarmi di persone e condividere le mie giornate. Se la gente vuole, per così dire, inseguirmi può farlo volentieri», racconta ridendo la deputata 33enne dei Verdi nell'assemblea regionale in treno, mentre salta da un comizio all'altro e intanto si scatta un nuovo selfie. Chi l'avrebbe mai detto che, nella conservatrice e abitudinaria Baviera, il partito a inabissare i cristiano-sociali (Csu) nel loro fortino dal 1957 sarebbe stato un movimento ecologista, aperto alla multiculturalità, tradizionalmente più di sinistra che di destra? Eppure, alla vigilia delle Amministrative regionali del 14 ottobre 2018, dai sondaggi pare proprio che andrà a finire così.

Katharina Schulze.
der Spiegel

LA VOLATA DEI VERDI, IL NUOVO PARTITO RIFUGIO

Dalle intenzioni di voto, l'estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) sembra aver perso molto appeal come valvola di sfogo per i delusi dalla politica. Tra l'elettorato del Land, la cordata di islamofobi e revisionisti è inchiodata al 10-12%, più o meno come alle Legislative di un anno fa: un exploit allora preoccupante, e tuttavia dopo mesi trascorsi dalla Csu e da AfD a rincorrersi sulle politiche anti-migranti, anche l'ultima rilevazione dello Spiegel Online fotografa i Verdi schizzati al 18%, dal 9% in Baviera per il voto nazionale del 24 settembre 2017. Il nuovo partito-rifugio sono loro: gli ecologisti si apprestano a brindare un traguardo storico: ancora in primavera, non superavano il 12% e la Csu si confermava tra il 40% e il 44%, percentuale che anche alle Regionali del 2013 le garantì l'ennesimo governo a maggioranza assoluta. Poi dall'estate il trend è cambiato, inesorabile e costante, verso il tonfo secco al 33% dei cristiano-sociali in autunno.

CSU LOGORATA DA ERRORI STRATEGICI E LITI

L'estrema destra non sfonda, viceversa gli elettori stanchi dei partiti tradizionali – inclusi i socialdemocratici (Spd), in caduta libera all'11% anche in Baviera – si riversano sui Verdi, attratti dalla personalità di Schulze. Finalmente una candidata brillante, che non è indaffarata a scaricare gli errori sugli altri e non perde mesi a litigare nel partito. Forse è proprio la litigiosità interna alla Csu e lo scaricabarile ormai feroce degli errori strategici tra il leader ed ex governatore del Land Horst Seehofer, ora discusso ministro dell'Interno, e il suo delfino e successore Markus Söder, a cozzare con la mentalità dell'uomo qualunque tedesco. Chi si accapiglia non amministra seriamente, sembrano avere in testa i bavaresi. Mentre Söder rinfaccia alla Grande coalizione di Seehofer il drastico calo di consensi della Csu e Seehofer gli fa eco «di non essersi immischiato negli ultimi mesi, né nel governo né campagna elettorale bavarese».

Su donne, migranti e politiche europee incarniamo un modello opposto alla Csu

I giovani verdi
ll governatore bavarese della Csu Markus Söder.
GETTY

VERDI E CSU, UN BINOMIO QUASI OBBLIGATO

Certo, l'essersi spostati verso la destra radicale, copiando AfD, non sembra inaspettatamente pagare i falchi del ramo bavarese dell'Unione dei popolari (Csu-Cdu) della cancelliera Angela Merkel. Per i Verdi il successo del balzo a secondo partito è a portata di mano: in tempi di anti-politica i sondaggi elettorali non risparmiano sorprese, ma in passato sono sempre stati parchi con i Verdi, sottostimandoli di uno o due punti dai risultati effettivi. Ma in realtà c'è poco da festeggiare per tutti in Germania, ancor prima che in Baviera, nell'anno che, proprio l'11 ottobre, segna i 10 anni dalla morte del leader austriaco Jörg Haider, precursore del populismo di estrema destra dilagante in Europa. In Austria la Fpö di Haider è al governo con i popolari e i vertici di entrambi sono più vicini alla Csu di Seehofer che non ad AfD. Un bel problema per i Verdi bavaresi che, come già a livello nazionale con Merkel, dovranno cercare di mettere in piedi un esecutivo con la Csu.

IL RISCHIO DI EFFETTO BOOMERANG NEL 2019

Con il 33% i conservatori saranno privi di una maggioranza e i colloqui con Söder sono pronti a partire. Ma se Schulze non ignora le simpatie crescenti di parte dell'elettorato dei cristiano-sociali («libertà e sicurezza vanno conciliate»), dall'altra è netta: «Nessun margine di trattativa con le poltiche antieuropee e autoritarie». Non si possono neanche ignorare i consensi piovuti dagli elettori in fuga dalla Spd e la sola idea di una giunta bavarese tra Csu ed ecologisti fa impallidire chi, nei Verdi, ha il cuore che batte a sinistra: «Incarniamo un modello opposto alla Csu su parità per le donne, migranti, politiche europee», tuonano dall'ala giovanile. I loro toni sgarcianti fanno a cozzi con il grigio della Csu: il precedente del flop delle trattative di governo con Merkel non incoraggia e Schulze, adattarsi alla destra potrebbe rivelarsi un suicidio politico anche per i Verdi, già alle Regionali del 2019 in altri Land. Ma la Csu rifiuta alleanze con AfD e i voti di Liberali (Fpd) e della lista civica dei Liberi elettori (11%) potrebbero non bastare. Un'altra grana in vista per Merkel.

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