VLADIMIR PUTIN CONSENSO RUSSIA

Perché il consenso di Vladimir Putin è in calo

Tra promesse disattese, una politica estera aggressiva e la riforma delle pensioni, il presidente russo perde smalto. E per bilanciare potrebbe affidarsi sempre di più alle forze armate. 

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La fiducia dei russi nel loro presidente è scesa al livello più basso dal 2013, annullando il balzo in avanti seguìto all’annessione della Crimea. Pesano l’andamento dell’economia e la delusione per le politiche del Cremlino. È quanto risulta dai sondaggi e dalle analisi sia dell’istituto sociologico indipendente Levada che dell’ufficio di statistica governativo Fom. L’impopolarità della riforma delle pensioni non ha che accelerato una tendenza in atto. E per frenarla, Vladimir Putin potrebbe usare sempre più la propaganda nazionalista e militarista, spiega il responsabile di una delle ricerche appena pubblicate. Lo zar in settembre aveva il credito del 39% dei suoi sudditi, il 20% in meno rispetto al novembre del 2017, secondo le cifre di Levada. Non distanti da quelle del Fom, che rileva come in ottobre il 45% degli elettori si dica pronto a votare per Putin, contro il 67% di inizio anno. In calo di 20 punti, al 31%, anche la fiducia nel partito di governo, Russia Unita. Mentre in un sondaggio effettuato parallelamente sulla credibilità delle istituzioni, Levada registra come, per la prima volta in epoca recente, si faccia maggiore assegnamento sui militari che sulla presidenza federale: quasi due terzi degli intervistati considera le forze armate «del tutto affidabili».

«I problemi di fondo sono l’inflazione, la riduzione del potere di acquisto delle famiglie e il fastidio per la prevalenza della politica estera sui problemi da risolvere in casa», dice a L43 Lev Gudkov, direttore di Levada. L’annuncio dell’aumento dell’età pensionabile, che ha provocato proteste di piazza in tutto il Paese è stato «solo un acceleratore». La collaudata tecnica di Putin, intervenuto per limitare i cambiamenti previsti dalla riforma “cattiva” voluta da altri, stavolta è servita a poco: «Non ha certo ristabilito la credibilità, perché tre quarti della popolazione si aspettava che il presidente la cancellasse del tutto, la riforma delle pensioni. E ci sonO rimasti male, quando non lo ha fatto». D’altra parte, l’impegno degli spin doctor del Cremlino per far apparire che la responsabilità di provvedimenti impopolari non sia mai di Putin ma di altri - il primo ministro Dmitry Medvedev, il partito di governo, o di qualche “liberale” che rema contro - è sempre più spesso fallimentare, nota un altro sociologo di Levada, Denis Volkov. «Dal suo ritorno alla presidenza nel 2012 spiega, «numerosi sondaggi hanno indicato come Putin sia ritenuto responsabile non solo per le cose buone, come avveniva prima, ma anche per le cose cattive». Il potere logora chi ce l’ha.

I PIÙ DISILLUSI RISULTANO I GIOVANI

Le promesse fatte in campagna elettorale avevano creato aspettative di salari e pensioni più alti, ma ad aumentare sono stati solo gli stipendi dei dipendenti pubblici. Un’operazione di “fidelizzazione” che non è piaciuta agli altri lavoratori, registra la ricerca di Levada. Dalla scorsa primavera i timori dei russi per la loro situazione materiale si sono moltiplicati. La paura di perdere il posto di lavoro non è mai stata così forte da 10 anni a questa parte. Si vorrebbe una maggiore attenzione ai problemi interni. Si è stanchi della politica estera del Cremlino. La Russia è tornata una grande potenza grazie a Putin, e questo è apprezzato. Ma prevale la delusione per l’isolamento internazionale, per il conflitto irrisolto con l’Occidente, e per il fatto che il Paese continua ad “aiutare gli altri” a spese dei suoi cittadini. Gli “altri” sono il regime siriano, i separatisti del Donbass e la Crimea. I più disillusi, e i più ostili al presidente, risultano essere i giovani.

Cinque cose da sapere sul Vladimir Putin privato

Il 7 ottobre ha compiuto 66 anni Vladimir Putin, presidente della Russia. Sull'uomo di Stato si è detto e scritto tanto: intelligentissimo, reazionario, spregiudicato, cinico, machiavellico. L'uomo privato, invece, è più enigmatico e misterioso. Ecco alcune curiosità personali riguardo lo "Zar".

Lev Gudkov ritiene che il processo di deterioramento del consenso sia destinato a continuare: «Il rating di Putin, gradualmente, diminuirà ancora: il nervosismo sociale è forte e concentrato». Questi sviluppi «molto difficilmente comporteranno un collasso del sistema», scrive Denis Volkov sul sito del think tank moscovita Carnegie. «Ma potrebbero provocare instabilità, generare proteste, spaccature all’interno della élite al potere, e conflitti tra amministrazioni locali e stato centrale». Nell’estremo oriente russo e in Siberia gli elettori hanno già punito i candidati di Russia Unita al posto di governatore, scegliendo i comunisti e la destra ultra-nazionalista. Putin ha silurato i capi delle amministrazioni regionali che considerava più problematici. Mentre le speranze per cambiamenti positivi si fanno più vane, la lealtà nei confronti del presidente si fa più evanescente, e qualche nodo arriva già al pettine.

LA FIDUCIA NELLE FORZE ARMATE BILANCIA L'EROSIONE DEL CONSENSO

Intendiamoci: i tassi di approvazione che Putin mantiene sono roba da invidia per i parametri della maggior parte dei suoi omologhi occidentali. E l’assenza di alternative allo zar fa sì che se lui perde punti nessun altro li guadagni. C’è chi la chiama «democrazia controllata». Ma anche se ha il controllo di sistema politico ed elezioni, il Cremlino ha una vera ossessione per le statistiche sull’opinione pubblica, e convoca settimanalmente i maggiori sondaggisti del Paese. Sapere cosa pensa il popolo, processare le informazioni e utilizzarle per i fini dell’ufficio è un’utile deformazione professionale, per l’ex agente operativo Vladimir Putin. Rabota s lyud’mi (“lavorare con la gente, studiare la psicologia della controparte") era un mantra del Kgb negli Anni 70, quando a guidare il servizio segreto sovietico c’era Yuri Andropov e Putin ne era una giovane recluta. Ora, tra gli ultimi dati ce n’è almeno uno che dovrebbe confortarlo: la tenuta della fiducia dei cittadini nelle forze armate. Sulla cui fedeltà ci son pochi dubbi, visto il colossale programma di riarmo in atto. Ecco un’informazione su cui lo zar potrebbe far leva. Lev Gudkov sottolinea come «l’effetto d’inerzia della propaganda militarista» onnipresente sui media continui a controbilanciare l’erosione del consenso. Ai russi forse non piacerà più la politica estera del Cremlino, ma piace ancora vedere in tivù i missili che volano sulla Siria. E la tivù di Stato glieli fa vedere a tutto spiano. Esercito, aviazione, marina e servizi di sicurezza sono diventate le istituzioni che rispettano di più, dice la statistica. E questo fa pensare che il presidente «potrebbe continuare a utilizzare i conflitti militari per sostenere il consenso», spiega Gudkov. A quanto pare, c’ è da aspettarsi una Russia sempre più guerrafondaia.

14 Ottobre Ott 2018 1300 14 ottobre 2018
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