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20 Ottobre Ott 2018 0900 20 ottobre 2018

Cosa c'è dietro lo strano silenzio dell'Iran sul caso Khashoggi

No comment di Teheran sulla scomparsa. Nonostante gli interessi in un crollo di bin Salman. I motivi? La passata vicinanza del giornalista saudita a bin Laden e le posizioni anti-iraniane sullo Yemen.

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Profilo bassissimo, per non dire autocensura, sul giallo Khashoggi. Eppure l'Iran ha tutto da guadagnare da una caduta fragorosa dell'erede al trono saudita e regnante di fatto Mohammad bin Salman, chiamato MbS da tutti in Arabia Sudita con ossequio e con speranze di rinnovamento soprattutto tra i giovani, quasi che l'irruento figlio del vecchio e malato re Salman sia colui che con un gesto può tutto. MbS ha concesso la patente e opportunità di nuovi lavori alle donne, ma ha anche sferrato i brutali bombardamenti in Yemen che hanno provocato la più grave emergenza umanitaria, proprio per arrestare l'allargarsi dell'influenza iraniana nella penisola arabica, attraverso il sostegno ai ribelli sciiti houthi. MbS ha riaperto i cinema e autorizzato i concerti nel regno, ma è l'alleato più stretto del presidente americano Donald Trump, uscito slealmente dall'accordo sul nucleare iraniano, che vuol piazzare all'Iran le sanzioni più dure dalla stagione di Ahmadinejad.

TRACOLLO DI IMMAGINE PER MBS

Ufficialmente il regno della Mecca e Medina faro di milioni di arabi sunniti nel mondo non può dirlo, ma MbS è anche la testa d'ariete per regalare Gerusalemme a Israele e cancellare la Palestina, come vuole il nuovo piano promosso dagli Usa e da Israele, anche per fare arretrare dai confini le milizie libanesi di Hezbollah armate dall'Iran. Le indiscrezioni sui contatti tra MbS e il genero ebreo di Trump, Jared Kushner, intimo di famiglia del premier israeliano Benjamin Netanyahu, si sono susseguite, e Israele non ha neanche smentito i rumor sulle visite segrete di MbS a Tel Aviv. Il ritorno di un asse di ferro tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, con il relativo embargo che impoverisce e destabilizza l'economia persiana, è un incubo per Teheran. È invece una manna il tracollo di credibilità del principe MbS, capo dei ministeri della Difesa, dell'Interno e dell'Economia sauditi, per gli indizi agghiaccianti sul suo ruolo di mandante di una squadra di sicari all'estero.

GESTO CRIMINALE E GRATUITO

La morte, data ormai per assodata anche da Trump, dell'affermato giornalista saudita Jamal Khashoggi, «svanito» come ha scritto anche la più autorevole stampa anglosassonne dopo essere entrato nel consolato saudita a Istanbul, non fa certo onore a MbS: dalle informazioni sempre più circostanziate e dalle immagini diffuse, più o meno ufficialmente, dalle autorità turche l'erede 33enne al trono saudita avrebbe agito come un boss dei narcos, per eliminare in modo barbaro e vendicativo uno dei suoi critici e neanche tra i più duri. Ma le autorità iraniane stranamente non hanno commentato la crudeltà gratuita del quale è accusato MbS. Né i media governativi, o comunque controllati dal regime, hanno inseguito le grancasse della Turchia e del Qatar, nella corsa alle macabre ricostruzioni del presunto crimine, al contrario di giornali anche autorevoli, e con molti meno interessi in gioco, come il New York Times. Gli iraniani si stanno limitati a riportare il già scritto.

Il consolato saudita perquisito.
GETTY

LA PROPAGANDA PASSATA DELL'IRAN

Eppure la propaganda della galassia dei media mediorientali legati all'Iran non aveva risparmiato dettagli sulle défaillance dell'ambizioso MbS e su sospetti regolamenti di conti e altri fatti oscuri fuori e dentro il regno, dalla presa del potere del giovane figlio del re. Il principe bin Salman è per Teheran la mente delle atrocità in Yemen. E come ormai scriveva dagli Stati Uniti anche Khashoggi – irritando non poco MbS – gli iraniani lo accusavano da tempo di nascondere l'entità reale delle risorse nazionali di petrolio, paventando una crisi imminente in Arabia Saudita. Le riforme del piano Vision 2030 erano, per gli ayatollah come per Khashoggi, improvvisate oltre che dettate dalla necessità e il re in pectore che si ergeva a innovatore era tutt'altro che riformatore. La propaganda dei pasdaran e di Hezbollah aveva anche speculato su un presunto attacco al palazzo reale saudita, durante il quale, nella primavera del 2018, sarebbe rimasto ferito MbS che in effetti si era eclissato per mesi.

E LO STRANO SILENZIO SU KHASHOGGI

A sorpresa la Repubblica islamica non ha preso in carico i leaks, lasciati trapelare dall'intelligence di Ankara anche perché il presidente turco Recep Tayyip Erdogan segue personalmente il dossier Khashoggi, nonostante Turchia, Qatar e Iran siano alleati economici e politici sempre più stretti. Odiata da MbS, Doha è sotto embargo dal blocco capitanato dai sauditi, anche Turchia e Iran sono da qualche mese sotto sanzioni americane e l'interscambio tra i tre Paesi è sempre più collegato. Non di meno, silenzio totale del regime anche sulla spiazzante modalità di esecuzione (Khashoggi sarebbe stato drogato e tagliato a pezzi ancora vivo da un medico legale con una motosega) che sta scandalizzando il mondo. Il presidente iraniano Hassan Rohani è concentrato nella critica alle sanzioni americane e dal suo ministero degli Esteri è arrivato un laconico: «Monitoriamo gli eventi». Certo Khashoggi era sgradito a Teheran per la passata vicinanza a Osama bin Laden e per le recenti posizioni anti-iraniane sullo Yemen. Il nemico del nemico non è amico degli ayatollah.

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