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IN COLLABORAZIONE CON REALE MUTUA
5 Novembre Nov 2018 1009 05 novembre 2018

I Paesi europei dove si va in pensione prima

I lavoratori di Francia e Belgio sono i più fortunati. Anche l’Italia non si può lamentare. Ma in futuro i sistemi pensionistici di tutta Europa sono a rischio sostenibilità.

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Se si parla di età effettiva della pensione, in Europa tra i più fortunati ci sono senz’altro i cittadini francesi: rispettivamente primi per gli uomini e terzi nella graduatoria donne. E non va male anche alla popolazione belga: seconda in entrambe le classifiche. L’Italia è sul podio della categoria uomini. Numeri a parte, l’Europa nel suo complesso dovrà a breve affrontare il problema della sostenibilità delle pensioni, dovuto a una popolazione che invecchia e a un calo delle nascite che pare inesorabile. Per questo per avere in futuro una vecchiaia serena, una buona pensione integrativa potrebbe rivelarsi importante.

CLASSIFICA UOMINI: FRANCIA AL PRIMO POSTO

La Francia è il Paese dove si va in pensione prima se parliamo di uomini. I cugini d’oltralpe, infatti, hanno un’età effettiva di ritiro dal lavoro di 60 anni. Sul secondo gradino del podio troviamo il Belgio, con 61,3 anni. Mentre al terzo posto si piazza proprio l’Italia che, a scapito di un’età pensionabile molto alta (66 anni e 7 mesi), ha in vigore un sistema che permette diverse scorciatoie: se si fa un lavoro ritenuto usurante dalla legge, si può andare in pensione prima; lo stesso se si raggiungono gli anni per la pensione di anzianità (per gli uomini, 42 anni e 10 mesi). Così se un contribuente ha iniziato a lavorare molto presto, può andare in pensione anche diversi anni prima della soglia prevista per l’età pensionabile. Attualmente, nel nostro Paese, gli uomini si ritirano dal lavoro a 62,1 anni.

PER LE DONNE VINCE IL BELGIO

E se si parla di donne, come cambia la classifica europea? Prendendo sempre in considerazione l’età effettiva di ritiro dal lavoro (come si è visto, diversa dall’età pensionabile), in Belgio le contribuenti in media vanno in pensione a 59,7 anni. Ciò le issa al primo posto. Sul secondo gradino, con 59,8 anni, si trovano le lavoratrici della Polonia. Mentre in terza piazza ci sono le francesi, che in media si ritirano dal lavoro a 60,3 anni. Francia e Belgio sono gli unici a essere sul podio di entrambe le classifiche, ciò li rende i paesi europei dove in assoluto si va in pensione prima. E le italiane? Sono un po’ meno fortunate, perché con i loro 61,3 anni si collocano al sesto posto.

ANCHE L’ITALIA NON È MESSA MALE

Questi dati arrivano dal rapporto Ocse, “Pensions at glance 2017”, e dalla banca dati Eurostat. L’Italia è ancora oggi tra i Paesi europei dove si va in pensione relativamente prima. Anche se, con l’applicazione della legge Fornero del 2012, il nostro Paese ha alzato molto l’età pensionabile. Ultimamente in Italia si parla parecchio di pensioni. Il nuovo governo, infatti, intende modificare sostanzialmente la legge Fornero istituendo il meccanismo di quota 100. In pratica, per andare in pensione un contribuente deve raggiungere la cifra 100 sommando la sua età anagrafica e gli anni di contributi versati; con requisito minimo d’età pari a 62 anni. Ma al di là delle modifiche attualmente allo studio, da anni in ambito europeo, quindi non solo in Italia, si parla di come rendere sostenibili i sistemi pensionistici.

IL PROBLEMA DELLE PENSIONI IN EUROPA

L’età media dei cittadini europei sta aumentando e nascono sempre meno bambini (i numeri del rapporto “UNDESA World Population Prospects 2017” dicono che nel vecchio continente si è passati da 7,8 milioni di nascite del 1964 a 5,1 del 2016). Questo implica che nel giro di alcuni anni il numero di lavoratori attivi diminuirà e al contempo aumenterà il numero dei pensionati. Tradotto: rischio di assegni pensionistici più bassi ed età pensionabile più alta. A meno che non si ricorra alla previdenza integrativa.

LA SOLUZIONE: CENTO STELLE DI REALE MUTUA

Secondo i dati della Commissione europea, solo il 27% dei cittadini tra i 25 e i 59 anni dispone di un prodotto finanziario con finalità di lungo termine. In Italia solo il 21% delle persone in età da lavoro ha un piano di previdenza complementare. I più giovani, ma non solo loro, rischiano di andare incontro a una vecchiaia di ristrettezze economiche a meno che non corrano ai ripari: sul mercato prodotti utili a risolvere il problema come Cento Stelle di Reale Mutua. Il suo punto di forza è la flessibilità: il cliente può decidere sia l’ammontare del contributo, sia la periodicità, usufruendo di benefici fiscali, commissioni contenute e con la possibilità di scegliere la modalità di erogazione della prestazione pensionistica. Per l’erogazione della pensione CENTO STELLE consente di scegliere tra:

- una rendita vitalizia immediata rivalutabile (ti viene corrisposta finché rimani in vita);

- una rendita vitalizia immediata reversibile rivalutabile (in caso di decesso la rendita viene corrisposta, per la quota da te scelta, alla persona che avrai designato);

- una rendita rivalutabile certa per un periodo compreso tra 5 e 15 anni, e successivamente vitalizia (in caso di decesso in un periodo iniziale prefissato e compreso tra 5 e 15, la rendita viene corrisposta, in misura totale, alle persone designate).

Al momento del pensionamento, è anche possibile scegliere di percepire un capitale fino a un importo pari al 50% della posizione individuale maturata. Solamente in alcuni casi limitati (soggetti iscritti a forme pensionistiche complementari da data antecedente al 29 aprile 1993 o soggetti che abbiano maturato una posizione individuale finale particolarmente contenuta) è possibile percepire la prestazione in forma di capitale per l’intero ammontare.

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