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Elezioni di midterm negli Usa
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7 Novembre Nov 2018 0022 07 novembre 2018

I risultati delle elezioni di midterm 2018 negli Usa

I repubblicani mantengono il controllo del Senato al Congresso. I dem riconquistano la Camera dopo otto anni. Trump argina quella che poteva essere un'"onda blu". Cruz vince in Texas contro O'Rourke.

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Gli americani hanno scelto. Alle elezioni di midterm i democratici hanno riconquistato dopo otto anni la maggioranza alla Camera, mentre i repubblicani sono riusciti a mantenere il Senato. Alla fine, dalle urne è uscito il risultato più atteso, quello che condanna Donald Trump a perdere il controllo di uno dei due rami del Congresso quando mancano due anni alle presidenziali del 2020 (leggi anche: Cosa ci hanno detto queste elezioni di midterm). Ma dalle urne è arrivata anche un'altra sorpresa: l'affluenza. Gli americani che hanno votato alle elezioni di metà mandato sono stati 113 milioni, o il 49% degli elettori registrati. Si tratta delle prime elezioni di midterm nella storia in cui vengono superati i 100 milioni di voti.

I NUOVI EQUILIBRI AL CONGRESSO

CAMERA

Totale: 435 seggi

Partito democratico: 222 seggi
Partito repubblicano: 199 seggi

SENATO

Totale: 100 seggi, di cui 35 da rinnovare

Partito democratico: 45 seggi
Partito repubblicano: 51 seggi

Ma il tycoon non sembra farne un dramma: «Nessun bagno di sangue», aveva detto già durante la lunga giornata elettorale passata trincerato alla Casa Bianca, quando con i suoi più stretti collaboratori, nell'improvvisata war room, aveva subodorato la parziale sconfitta. Che nel primo commento su Twitter dopo i risultati è diventata anzi «un enorme successo».

Parlando alla Casa Bianca dopo il voto il presidente ha affermatp che per le elezioni di metà mandato si tratta della vittoria del partito che sostiene il presidente più grande dai tempi di Kennedy nel 1962. «I repubblicani sono andati oltre ogni aspettativa. Non c'è stata nessuna onda blu democratica», ha aggiunto il tycoon. Trump ha ammonito i dem sulle potenziali indagini che potrebbero avviare dopo aver riconquistato la Camera alle elezioni di Midterm: «Possono giocare a questo gioco ma noi possiamo giocare meglio, io di solito sono più bravo», ha detto durante la conferenza stampa. Ma nonostante questo ha teso la mano ai dem con un appello al dialogo e alla collaborazione a Nancy Pelosi, la leader dei democratici alla Camera candidata a diventare speaker. «Lavoriamo insieme», ha detto, citando uno dei punti in comune tra la sua agenda e quella dei dem come il piano sulle infrastrutture. Per quanto riguarda invece l'eventuale rimpasto di governo il tycoon ha detto di non aver ancora deciso se sollevare dall'incarico il procuratore generale Jeff Sessions.

Dal suo punto di vista, in effetti, è riuscito ad arginare quell'"onda blu" in cui speravano i democratici per conquistare sia Camera che Senato. I dem non ce l'hanno fatta a imporsi nelle sfide chiave per il Senato, in Texas e in Florida. Nel primo caso Beto O'Rourke, l'Obama bianco, astro nascente del partito, ha sfiorato l'impresa ma ha dovuto cedere il passo a Ted Cruz, perdendo al fotofinish. Mentre nel Sunshine State Bill Nelson dopo un testa a testa si è dovuto arrendere all'ex governatore repubblicano Rick Scott.

Insieme a Beto non sono riuscite a sfondare le altre due superstar della campagna elettorale democratica: Andrew Gillum, che poteva diventare il primo governatore afroamericano della Florida, sconfitto dal falco Ron DeSantis, e in Georgia Stacey Abrams, aspirante prima governatrice nera nella storia Usa, che ha perso con il repubblicano Brian Kemp.

LE NEW ENTRY E LE RICONFERME

Tra le riconferme illustri al Senato, oltre a quella di Cruz, quella in Vermont dell'ex candidato dem alla Casa Bianca Bernie Sanders, quella in Massachusetts della possibile candidata nel 2020 Elizabeth Warren, quella in Virginia di Tim Kaine, ex candidato vicepresidente di Hillary Clinton. Tantissime le new entry che fanno la storia, tutte tra i dem: a New York Alexandra Ocasio-Cortez con i suoi 29 anni diventa la più giovane a entrare in Congresso, Rashida Tlaib in Michigan e Ilhan Omar in Minnesota diventano le prime deputate musulmane, Sharice Davids in Kansas la prima nativa americana e Jared Polis in Colorado il primo governatore apertamente gay. La Casa Bianca minimizza e più che di un'onda blu dei dem parla di «un'increspatura», sottolineando come l'agenda del presidente non cambierà. Ma in casa democratica, nonostante la delusione per qualche risultato mancato, c'è aria di rivincita. E nelle prossime settimane di fatto partirà la corsa per il 2020.

I GOVERNATORI ELETTI

GOVERNATORI DEMOCRATICI

Maine: Janet Mills
New York: Andrew Cuomo
Rhode Island: Gina Raimondo
Pennsylvania: Tom Wolf
Wisconsin: Tony Evers
Illinois: JB Pritzker
Minnesota: Tim Walz
Kansas: Laura Kelly
New Mexico: Michelle Lujan Grisham
Nevada: Steve Sisolak
Oregon: Kate Brown
Michigan: Gretchen Whitmer
Guam: Lou Leon Guerrero
California: Gavin Newsom
Colorado: Jared Polis
Hwaii: David Ige

GOVERNATORI REPUBBLICANI

New Hampshire: Chris Sununu
Massachusett: Charlie Baker
Vermont: Phil Scott
South Carolina: Henry McMaster
Alabama: Kay Ivey
Ohio: Mike DeWine
Tennessee: Bill Lee
Iowa: Kim Raynolds
Arkansas: Asa Hutchinson
South Dkota: Kristi Noem
Nebraska: Pete Ricketts
Oklahoma: Kevin Stitt
Texas: Gregg Abbott
Wyoming: Mark Gordon
Idaho: Brad Little
Arizona: Doug Ducey
​Maryland: Larry Hogan
Florida: Ron DeSantis
Georgia: Brian Kemp

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