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Midterm 2018 Usa Ocasio-Cortez
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8 Novembre Nov 2018 1057 08 novembre 2018

Il sogno dei Kennedy rivive grazie alle nuove elette

Native, latine, musulmane, afroamericane. Le minoranze festeggiano le elezioni di midterm. Con Ocasio-Cortez e le altre, i democratici cambiano pelle. Spostandosi a sinistra.

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La vittoria di misura alla Camera e la sconfitta al Senato dei democratici americani non è l'onda blu che doveva travolgere Donald Trump: alla Casa Bianca il presidente-tycoon festeggia il contenimento dei danni, l'arretramento alla Camera era atteso, tra i repubblicani per le elezioni di Midterm 2018. Ma se, alla fine dei conti, politicamente tra democratici e repubblicani sarà lo status quo fino alle Presidenziali Usa del 2020, l'ultimo risultato dei progressisti è senza dubbio un successo delle minoranze. Non emergono più i radical di Manhattan e di Hollywood, già stroncati dall'amara sconfitta di Hillary Clinton del 2016, ma diversi volti di giovani e brillanti figli di immigrati, musulmani, nativi americani, cittadini afroamericani. Insieme, le minoranze formano la maggioranza in un partito democratico che esita ad affermarsi, mentre cambia pelle.

LA RIVELAZIONE DELLE MIDTERM 2018

La portabandiera e rivelazione di questa metamorfosi è la 29enne Alexandria Ocasio-Cortez, sulla cresta dell'onda nella corsa elettorale come pupilla del socialista Bernie Sanders. Il vecchio Sanders l'ha spuntata anche stavolta, rieletto senatore del Vermont, ma la leader del futuro, non solo della corrente anti-capitalista dei dem, si profila la deputata che si batte per la porta aperta ai migranti, sanità e università gratuite per tutti, nel nome dell'uguaglianza sociale. Si è scritto molto negli ultimi mesi di questa figlia di portoricani del Bronx, cresciuta nelle scuole pubbliche e tra lavori umili e usuranti, per mantenersi gli studi all'università dopo la morte del padre. Aveva una marcia in più degli altri e in effetti la più giovane neo-deputata del Congresso, che chiede anche la cittadinanza per gli irregolari e l'aumento del salario minimo, non ha deluso.

Alexandria Ocasio con l'afroamericana Cortez Ayanna Pressley.
GETTY

I DEM SCOMMETTONO SU OCASIO-CORTEZ

A New York Ocasio-Cortez ha stracciato l'avversario repubblicano 72enne Anthony Pappas con il 78% dei voti. Un altro mondo, anche dell'establishment democratico: per le primarie la candidata della corrente socialista aveva preso i fondi solo da piccoli donatori, meno di 200 mila dollari contro i quasi 3 milioni e mezzo del competitor democratico Joseph Crowley, un intoccabile per quasi 20 anni nella Grande mela. Ma, vicina prima che a Sanders al senatore Ted Kennedy, Ocasio-Cortez è spiccata come fenomeno politico, al punto che Crowley, da gentleman, le ha passato il testimone con la canzone Born to run di Bruce Springsteen. In prospettiva, un'investitura alla leadership di tutti democratici, attorno al suo programma possono convergere diversi volti nuovi del Congresso, espressione delle minoranze.

LE PRIME DUE MUSULMANE AL CONGRESSO

Le midterm del 2018 segnano anche il primo ingresso di musulmane alla Camera. La 42enne Rashida Tlaib, figlia della working class palestinese di Detroit, democratica dell'ala socialista, già deputata dello Stato del Michigan, e madre single di due ragazzi come avvocato si batte per il medesimo programma sociale di Ocasio-Cortez. Mentre la 37enne somalo-americana Ilhan Omar, prima donna a varcare la porta del Congresso con il velo islamico, è anche la prima rifugiata di origine africana a essere eletta. Già deputata dello Stato del Minnesota, laureata in Scienze politiche e relazioni internazionali, sposata e madre di tre figli, Omar milita nel Labour Party locale, si definisce «fieramente socialista», e, come Ocasio-Cortez e Tlaib, chiede college gratuiti e un'assistenza sanitaria universale.

La deputata Ilhan Omar, musulmana e rifugiata.
GETTY

LE PRIME DEPUTATE NATIVE

L'America multiculturale festeggia anche l'elezione alla Camera, nelle file dei democratici, delle prime due native americane, una pietra miliare per la rappresentanza della comunità storicamente estromessa dagli anglosassoni. Classe 1979, Sharice Davids è un avvocato del Kansas e, da lesbica dichiarata, porterà avanti anche le istanze della comunità Lgbt americana. Al suo fianco per i nativi avrà Deb Haaland, 57enne ex leader dei democratici del New Mexico ed ex amministratrice locale. In prima linea per gli afroamericani sono entrate invece le prime deputate nere della regione del New England, fortino dei bianchi, al Congresso: la 44enne Ayanna Pressley dal Massachusetts e la coetanea Jahana Hayes dal Connecticut. Entrambe sono democratiche e in particolare Pressley è la prima donna, e prima afroamericana, a conquistare il seggio al Congresso di Boston che fu di Jfk.

L'AFROAMERICANA AL SEGGIO DI JFK

Veemente anti-trumpiana, molto spinta nella corsa da Ocasio-Cortez, Pressley è d'altra parte cresciuta alla scuola politica di Boston dei Kennedy, come stagista e poi come assistente. Sulla sanità e sull'immigrazione il suo programma ricalca quello di Sanders e, oltre che dai big democratici più liberal, ha il sostegno di diversi movimenti popolari. È fin troppo presto per parlare di rivoluzione socialista (finora un tabù negli Usa), ma di certo con stelle come Ocasio-Cortez, Tlaib, Omar i democratici si spostano a sinistra: 10 mila gli iscritti in più tra i socialisti dal 2017, negli Usa sempre più polarizzati si tornano a sognare i Kennedy. «Abbiamo dato un messaggio molto chiaro e molto diretto», ha commentato a caldo Ocasio-Cortez, «molti elettori si aspettavano un candidato che si battesse per la dignità economica, sociale e razziale».

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