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10 Novembre Nov 2018 1200 10 novembre 2018

Il rischi della tentazione scandinava del Regno Unito

La storia insegna che un ritorno all'alleanza col Nord potrebbe essere fatale. Nel dubbio Theresa May va al Consiglio nordico di Oslo, e balla sulle musiche degli Abba.

  • Maurizio Stefanini
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«Ma che davvero il Regno Unito si trova in Scandinavia?», si chiedeva la Bbc il 29 gennaio del 2016. Un articolo non di politica ma della sezione Education and Family, su certi tic che accomunerebbero i britannici ai cittadini del Nord Europa. Solo che appena cinque mesi dopo, come è noto, il 23 giugno del 2016 un referendum ha dato a sorpresa un voto del 51,89% in favore della fuoriuscita dall'Ue del Regno Unito. E il 30 ottobre del 2018 è stato il primo ministro Theresa May a tenere il discorso inaugurale al Consiglio nordico di Oslo. O meglio: non il Consiglio nordico vero e proprio, come è stato un po’ affrettatamene riportato dalla stampa. Quello è infatti l’organismo interparlamentare che dal 1952 riunisce 20 rappresentanti di Svezia e Norvegia, 16 della Danimarca e 7 dell’Islanda, cui si sono aggiunti nel 1955 18 finlandesi, nel 1970 due rappresentati a testa di Faroer e Åland e dal 1984 anche due della Groenlandia. La premier britannica è invece intervenuta al Consiglio nordico dei ministri, in cui una volta all’anno si riuniscono i capi di governo dei cinque Paesi nordici indipendenti, e anche delle due regioni autonome danesi di Groenlandia e Faroer, e della regione autonoma finlandese d lingua svedese delle Åland. Comunque vari media l’hanno ritenuta una «visita a sorpresa».

Dopo aver spiegato che «se pure il Regno Unito se ne va dall’Unione europea non se ne va dall’Europa e continuerà a essere un forte alleato dei nordici», Theresa May ha sentito lei stessa il bisogno di sdrammatizzare. Al primo ministro svedese Stefan Löfven, come indice delle «eccellenti relazioni» che intercorrerebbero tra Regno Unito e scandinavi, ha ricordato: «Alcuni di noi a volte ballano perfino gli Abba». Riferimento alla sua nota performance coreutica sull’aria di Dancing Queen all’ultimo congresso conservatore.

LE GEOMETRIE ALL'INTERNO DEL CONSIGLIO NORDICO

Dalle razzie dei vichinghi sulle coste inglesi ai pasticci fatti dagli stessi inglesi durante la campagna norvegese del 1940, da quel bombardamento di Copenaghen in cui nel 1801 l’ammiraglio Nelson distrusse la flotta danese alle “Guerre del Merluzzo” tra pescherecci britannici e guardia costiera islandese, in realtà non è che poi in 15 secoli questi rapporti siano stati sempre particolarmente idilliaci. E quando poi pensiamo ai problemi che sta affrontando May con la Brexit a proposito di Irlanda del Nord e Scozia, sembra probabile che a Downing Street il Consiglio nordico possa risultare interessante anche per il tipo di geometria variabile e geopolitica che presenta. Dentro si trovano infatti un membro Ue e non Nato che adotta l’euro: la Finlandia; un membro Ue e Nato che non adotta l’euro e ha due regione autonome (Groenlandia e Faroer) fuori dall’Ue: la Danimarca; un membro Ue non Nato e non euro: la Svezia; due membri Nato e non Ue: Norvegia e Islanda. Forse però quella di un Regno Unito “scandinavo” dopo la Brexit è più di una suggestione. Sì: la Bbc in realtà si basava soprattutto su certe affinità più o meno congiunturali. Britannici e scandinavi assieme in testa alle classifiche mondiali di aiuto allo sviluppo, acquisti on line, uso di Internet, aspettativa di vita media, livello di fumatori, e legati anche da un certo tipo di valori. L’analisi puntualizzava però che, per esempio, per ineguaglianza della società, diffusione dell’obesità, livelli di criminalità, esosità delle rette universitarie il Regno Unito assomiglierebbe in realtà più agli Stati Uniti che alla Scandinavia. La conclusione era che comunque tra Regno Unito e Scandinavia ci sono effettivamente legami storici e culturali che affondano nel passato.

GLI ANTENATI DEI BRITANNICI E IL LEGAME CON LA DANIMARCA

La cosa è dibattuta tra gli stessi britannici, e non è al fondo troppo diversa dal dibattito su quanto sia rimasto di arabo, greco o normanno in Sicilia; o di etrusco in Toscana; o di longobardo o asburgico nel Lombardo-Veneto. In effetti, si dice in genere che gli antenati degli inglesi venivano dalla Germania, ma in effetti la gran parte erano più propriamente oriundi o della attuale Danimarca, o di quel Land tedesco dello Schleswig-Holstein che è appunto alla Danimarca attiguo, la cui popolazione è mista e le cui vicende storiche si sono intrecciate con quelle del regno più a Nord.

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Dal Medio Evo il re di Danimarca era stato anche duca di Schleswig-Holstein fino alla guerra condotta da Prussia e Germania nel 1864, e dopo la Prima Guerra Mondiale lo Schleswig del Nord tornò alla Danimarca dopo un referendum. Secondo la tradizione storiografica stabilita da Enrico di Huntingdon nel XII secolo con la sua Historia Anglorum, furono sette i regni principali in cui fu divisa l’Inghilterra tra il 410, sgombero dei romani, e il 927, quando Ateistano prese per primo il titolo di Rex anglorum. Eptarchia, è il termine con cui è spesso chiamata. Come spiegò agli inizio dell’VIII secolo Beda il Venerabile nella sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum, in effetti il regno del Kent era stato fondato da juti, che stavano pure nell’Hampshire meridionale. E gli juti venivano dalla penisola dello Jutland: la Danimarca. Anglia orientale, Mercia e Northumbria erano invece popolati da angli che provenivano da una penisola di Anglia che sta proprio nello Schleswig-Holstein. Essex, Sussex e Wessex erano invece regni sassoni, e i tre attuali Land con questo nome stanno nel cuore della Germania: Bassa Sassonia, Sassonia e Sassonia-Anhalt. Ma secondo gli storici i sassoni venuti in Inghilterra dovevano essere anch’essi dello Schleswig-Holstein. Altrimenti non avrebbero avuto quella dimestichezza col mare che permise loro di attraversare la Manica.

LE ORIGINI DELL'ESPANSIONISMO VICHINGO

Come che sia, quando Carlo Magno sottomise la Sassonia e la convertì a forza al cristianesimo, fu il flusso di profughi sassoni pagani scappati in Danimarca a provocare quella sovrappopolazione che innescò l’espansionismo vichingo. E furono le conseguenti incursioni danesi in Inghilterra a spingere l’Eptarchia all’unificazione, per esigenze di difesa. Per controllare le date: nel 772 iniziò la conquista carolingia della Sassonia; nell’804 le truppe carolinge domarono l’ultima rivolta sassone; dall’840 iniziarono a sorpresa le scorrerie vichinghe in Inghilterra; nel 927 abbiamo appunto l’unificazione di Ateistano; Nel 1013 il danese Sweyn Barbaforcuta riuscì addirittura a proclamarsi re di Inghilterra. Nel 1016 il danese Canuto stabilì un impero nordico tra Inghilterra, Norvegia, Danimarca, Schleswig-Holstein e Pomerania che durò fino al 1042. Gli anglosassoni recuperarono allora l’indipendenza, ma durò solo fino alla conquista normanna del 1066.

L'EPOPEA DI ELISABETTA I

Pur di origine scandinava, il vincitore di Hasting Guglielmo il Conquistatore regnò però su un ducato di Normandia fortemente francesizzato, per cui paradossalmente fu lui a rieuropeizzare un’Inghilterra che di fatto era allora più affine alla Scandinavia che non al continente. Invaso a sua volta da parole francesi l’anglosassone diventò inglese, mentre sul trono i re delle dinastie normanna, blois e plantageneta mantennero al contempo vasti feudi in Francia. Con la Guerra dei Cent’anni tentarono dunque di conquistare la Francia, anche se probabilmente se avessero vinto si sarebbero spostati sul continente e sarebbe stata piuttosto l’Inghilterra a essere assorbita. Nel 1603, alla morte di Elisabetta I (senza figli) fu il nipote Giacomo Stuart ad aggiungere alla corona di Scozia come Giacomo VI quella di Inghilterra come Giacomo I. Fu però la più piccola e più povera Scozia a finire assorbita dall’Inghilterra e non il contrario. Comunque, con la sconfitta l’Inghilterra venne respinta dal continente buttandosi alla conquista dei mari.

L'IMPERO MARITTIMO DEL REGNO UNITO

Anche qui, è utile confrontare le date. Nel 1453 finì la Guerra dei Cent’anni. Nel 1558 l’ultimo avamposto inglese sul continente - Calais - venne riconquistato dai francesi. Tra 1577 e 1580 Francis Drake fece il secondo giro del mondo. Nel 1583 Elisabetta I incaricò Walter Raleigh di creare una colonia in Nord America. Nel 1588 sconfisse la Invencible Armada mandata da Filippo II di Spagna appunto per stroncare il crescente potere marittimo inglese. Già nel 1516 nell’Utopia Tommaso Moro aveva peraltro attribuito alla sua isola immaginaria esattamente la stessa strategia che l’Inghilterra avrebbe praticato nei quattro secoli e mezzo successivi, per poter essere libera di concentrarsi sul suo impero marittimo planetario senza il timore di essere conquistata da una potenza europea egemone. Cioè, giocare con le potenze europee l’una contro l’altra e fomentare coalizioni contro quella che di volta in volta poteva sembrare in grado di impadronirsi del continente: prima dunque la Spagna; poi da Luigi XIV a Napoleone la Francia; infine la Germania di Guglielmo II e Hitler. Ma proprio per finanziare e sostenere la lotta contro la sfida tedesca l’Impero dovette essere liquidato: cedendo asset finanziari e geopolitici agli emergenti cugini Stati Uniti, e restituendo l’indipendenza alle colonie in cambio della loro fedeltà nell’ora del pericolo. Senza la sponda imperiale, per la prima volta il Regno Unito decise di partecipare al tentativo di unificare l’Europa, piuttosto che di ostacolarlo.

QUEI SOSPETTI ANTI-UE MAI DIMENTICATI

In qualche modo, il voto sulla Brexit ha rivelato come certi sospetti anti-europei nell’inconscio collettivo britannico non fossero morti affatto. La trattativa post-Brexit, però, ricorda che l’impero non c’è più: malgrado i sogni persistenti di rivitalizzare il Commonwealth. Fuori dall’Europa e senza Impero, il ritorno all’opzione scandinava è forse fatale? In attesa di comprenderlo, appunto, Theresa May va al Consiglio nordico, e balla sulle musiche degli Abba.

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