Elezioni Midterm Usa
Elezioni di midterm negli Usa
midterm-nativi-americani
Mondo
11 Novembre Nov 2018 1200 11 novembre 2018

Le midterm e il riscatto dei nativi americani

L'elezione di Sharice Davids e Deb Haaland è un successo. E arriva dopo quella negli Anni 80 di Ben Nighthorse Campbell. Ma non sono i soli indiani ad aver conquistato ruoli di potere.  

  • Maurizio Stefanini
  • ...

«Stanno limitando il diritto di voto degli Indiani», era l’accusa fioccata durante la campagna elettorale per le midterm. Per esempio in North Dakota, dove nuove disposizioni volute dalla maggioranza repubblicana nel 2013 e 2015 avevano reso impossibile votare ai possessori di sole carte di identità tribali, costringendo gli abitanti delle riserve a fornirsi di documenti alternativi a un costo di 10 dollari. Cifra che in una situazione di diffusa povertà può essere proibitiva. O in Nevada, dove i paiute hanno fatto battaglia per ottenere seggi elettorali nelle loro riserve, risparmiandosi l’onere di dover percorrere fino a 300 km per andare a votare.

Invece, il voto 2018 per i natives si è tradotto in un successo senza precedenti, con due donne indigene elette al Congresso. Una è Sharice Davids, classe 1980. Appartenente all'etnia ho-chunk o hoocąągra o winnebago che è parte della più ampia nazione sioux, è figlia di una madre single e militare. Avvocatessa, istruttrice di arti marziali e lesbica, è diventata rappresentante democratica del Kansas sconfiggendo il repubblicano uscente Kevin Yoder.

Sharice Davids.

L’altra è Deb Haaland: classe 1960, etnia laguna pueblo, anche lei è figlia di militari. Il padre è un marine di origine norvegese decorato in Vietnam e la madre indiana ha prestato servizio in Marina. Laureata in Diritto con una specializzazione nella legislazione sugli indiani, Haaland dopo aver lavorato in un’amministrazione tribale è diventata leader dei democratici del New Mexico. È stata eletta sconfiggendo la repubblicana Janice Arnold-Jones e il libertario Lloyd Princeton.

Deb Haaland.

Un po’ tutti i media hanno osservato che questa doppia elezione va inquadrata in una più generale mobilitazione delle minoranze contro il percepito suprematismo bianco alla base dell’ideologia trumpista, che non è qui il caso di ripetere. Nessuno si è invece soffermato sul fatto che entrambe le neo-elette siano figlie di militari, il che non è un dettaglio perché dimostra il ruolo che il servizio in divisa ha avuto nell'integrare le stesse minoranze, e i nativi in particolare. Va ricordato a questo proposito che quando nel 1924 gli Stati Uniti concessero finalmente la cittadinanza agli indiani, ci si rese conto che il 90% dei possibili beneficiari ne era già in possesso avendola acquisita attraverso due modalità principali: il matrimonio con un cittadino americano, o per aver prestato servizio militare.

HASANOANDA-PARKER E L'AMICIZIA CON GRANT

Era questo il caso anche dei due indiani arrivati a cariche molto importanti prima del 1924. Il primo era Hasanoanda: nato nel 1828 a Indian Falls, riserva nello Stato di New York, dal 1853 era sakem dei seneca col nome di Donehogawa, che letteralmente in irochese significa «custode della porta occidentale». Studente modello, provò a diventare avvocato, ma venne respinto in quanto non bianco. Riuscì però a diventare ingegnere, campo in cui la competenza veniva apprezzata più dell'etnia. Siccome però ogni volta che usava il suo nome lo prendevano in giro, si scelse anche il nome “bianco” di Ely Samuel Parker, ed è con quello che allo scoppio della Guerra Civile cercò di arruolarsi. Quando lo respinsero nuovamente perché nativo, si rivolse all'amico Ulysses Simpson Grant che lo stimava moltissimo, e che stava scalando posizioni nella gerarchia nordista. Nel 1863 Grant lo nominò capitano del Genio durante la battaglia di Viksburg, e nei due anni successivi mentre lo stesso Grant diventava comandante in capo dell’esercito federale, il sakem irochese veniva promosso a brigadiere generale.

GLI ACCORDI DI PACE CON NUVOLA ROSSA

Il 9 aprile 1865 fu lui a redigere il documento di resa dei sudisti a Appomattox. Quando il comandante sudista Lee lo vide all'inizio lo scambiò per un nero, e pensò a una voluta provocazione. Ma poi si rese conto dell'errore. «Sono contento di vedere qui un vero americano», si scusò. Al che Parker rispose: «Siamo tutti americani, signore». Quando nel 1869 Grant diventò presidente degli Stati Uniti volle Parker alla testa dell'Ufficio per gli Affari indiani e fu lui che, in questa veste, diventò il grande garante degli accordi di pace con il capo sioux Nuvola Rossa che invitò a Washington con altri capi per un incontro col presidente. Fu sempre Parker a fare correggere il testo dell'accordo, dopo aver scoperto che con la scusa di una traduzione era stata fatta firmare a Nuvola Rossa una versione diversa da quella pattuita. Parker fu anche un grande oppositore dello sfruttamento minerario delle Black Hills in Dakota, terreno di caccia sacro dei sioux. Va da sé che razzisti e affaristi si scatenarono montando contro di lui uno scandalo ad hoc. Nonostante fosse stato pienamente assolto, preferì dimettersi. Ma senza la protezione del primo responsabile dell'Ufficio indiani, sulle Black Hills si scatenò la speculazione che portò alla violazione degli accordi di pace, alla rivolta di sioux e cheyenne e alla battaglia di Little Big Horn, dove venne annientato il settimo cavalleggeri di George Armstrong Custer. Il colonnello maneggione che trafficò appunto con gli interessi minerari che fecero saltare Parker.

Ely Samuel Parker - secondo da destra - in una vecchia foto.

CURTIS: UN VICEPRESIDENTE USA DI ORIGINI KAW

Tra 4 e 12 dicembre 1911 venne invece nominato presidente pro-tempore della Camera alta il senatore del Kansas Charles Curtis che divenne in seguito capogruppo repubblicano e poi, tra il 1929 e il 1933, 31esimo vicepresidente degli Stati Uniti. Nato nel 1860, Curtis era figlio di un bianco, con origini inglesi, scozzesi e gallesi e di un’indiana kaw, con ascendenti anche osage, potawatomi e francesi. Erano indiani tre dei suoi otto bisnonni, e con i nonni materni nativi aveva passato la sua infanzia in riserva. La madre infatti era morta quando lui aveva appena tre anni e il padre era stato fatto prigioniero durante la Guerra Civile.

CAMPBELL, DALLA GUERRA DI COREA AL SENATO

C’è peraltro un background militare nel pedigree di Ben Nighthorse Campbell, il primo indiano a essere eletto al Congresso Usa. Rappresentante democratico del Colorado dal 1987 al 1993, passò poi al Senato con i repubblicani. Classe 1933, figlio di una immigrata portoghese e di un cheyenne con ascendenti anche pueblo e apache, Campbell aveva prestato servizio presso la polizia militare dell’aviazione durante la Guerra di Corea. Grazie alle due medaglie ricevute era stato ammesso all’università dove era diventato olimpionico di judo. Per questo era stato mandato in Giappone dove oltre agli allenamenti aveva anche imparato tecniche da gioielliere che unì a quelle acquisite dal padre per creare una linea artistica originale. A questa attività e a quella di insegnante di educazione fisica, aveva quindi aggiunto la politica con l'elezione nel 1982 nell'assemblea legislativa del suo Stato.

WARREN, LA SENATRICE «POCAHONTAS» CONTRO TRUMP

Durante la campagna delle ultime midterm è scoppiata la polemica un poco surreale su Elizabeth Warren, la senatrice democratica da tempo indicata come possibile avversaria di Donald Trump per il 2020 e in prima linea per chiedere l'impeachment del presidente (leggi anche: Le conseguenze delle midterm sull'impeachment di Trump). Il tycoon, a sua volta, l'aveva accusata di essersi inventata improbabili origini native non solo per arricchire il proprio pedigree liberal, politically correct e multirazziale, ma anche per usufruire della quota riservata alle minoranze alla Harvard Business School. «Pocahontas» l’aveva chiamata per sfotterla, promettendole che avrebbe pagato 1 milione di dollari alla sua associazione benefica preferita se avesse dimostrato queste origini.

Detto, fatto. Ormai i test del dna per appurare un’origine etnica sono semplicissimi da eseguire, e in un Paese multirazziale come gli Stati Uniti anche molto popolari. La “senatrice Pocahontas" ne ha fatto uno, ed è saltato fuori che effettivamente come da memoria storica familiare ha un antenato nativo tra sei e 10 generazioni fa. Warren ha allora chiesto a Trump di onorare la scommessa, ma lui si è rifiutato. Va però detto che anche la nazione cherokee ha definito «inappropriato e sbagliato» l’uso del test del dna per determinare un’identità indigena.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso