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14 Novembre Nov 2018 2025 14 novembre 2018

Il governo britannico ha detto sì all'accordo sulla Brexit

La premier May ha ottenuto il via libera dei suoi ministri. Testo definito il migliore possibile nell'interesse nazionale. Il 25 novembre convocato un summit straordinario dei 27 Paesi membri dell'Ue.

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Il governo di Londra ha appoggiato l'accordo sulla Brexit raggiunto con le istituzioni europee dalla premier Theresa May. Dopo una riunione durata cinque ore, May ha tenuto una conferenza stampa spiegando che l'esecutivo britannico ha deciso «collettivamente» di adottare la bozza d'accordo definita a Bruxelles. La premier ha precisato che non è stata una decisione «facile», ma ha difeso il testo definendolo come il migliore possibile «nell'interesse nazionale». L'accordo, secondo May, consentirà a Londra di «recuperare il controllo», mentre l'alternativa sarebbe stata «tornare alla casella di partenza» e rischiare di vanificare il mandato referendario.

BARNIER: «PASSO AVANTI DETERMINANTE»

Dopo l'ok del governo britannico, il capo negoziatore Ue Michel Barnier ha dichiarato: «Questo accordo rappresenta un passo avanti determinante per concludere i negoziati. Sono stati fatti progressi decisivi per un ritiro ordinato della Gran Bretagna dall'Ue e per gettare le basi della relazione futura. Siamo giunti a un momento importante, ma resta molto lavoro da fare, il cammino è ancora lungo e difficile». Barnier, in particolare, ha detto che sarà possibile «estendere il periodo di transizione» di 21 mesi, previsto dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020, «attraverso un accordo congiunto», nel caso in cui Londra e Bruxelles non fossero pronti per «luglio 2020» a un accordo definitivo sulla frontiera irlandese. E solo se il periodo di transizione terminerà senza un accordo, allora scatterà il backstop (vedi paragrafo successivo).

Michel Barnier.
ANSA

LE PROSSIME TAPPE DELLA BREXIT

Adesso l'attenzione si sposta sul 25 novembre, che sarà il giorno in cui si consumerà il "divorzio consensuale" tra Regno Unito e Unione europea. La data del vertice, che era stata anticipata dal premier irlandese Leo Varadkar, è stata poi ufficializzata dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. «Nei prossimi giorni proseguiremo come segue - spiega Tusk -. L'accordo ora viene analizzato dagli Stati membri. Alla fine di questa settimana, gli ambasciatori dei 27 si incontreranno per condividere la loro valutazione sull'intesa. Spero non ci siano troppi commenti. Discuteranno anche il mandato alla Commissione per la finalizzazione della dichiarazione politica congiunta sulla relazione futura tra l'Ue ed il Regno Unito. I ministri europei saranno coinvolti in questa procedura». «La Commissione intende concordare la dichiarazione sulla relazione futura col Regno Unito entro martedì - aggiunge -. Nelle 48 ore successive, gli Stati membri avranno il tempo di valutarla. Questo significa che gli sherpa dei 27 devono concludere il loro lavoro per giovedì. A quel punto, se non succede niente di straordinario, terremo una riunione del Consiglio europeo, per finalizzare e formalizzare l'accordo sulla Brexit».

Ecco quali saranno i prossimi appuntamenti:

  • 25 novembre 2018: summit straordinario della Ue per l'ok dei 27 all'accordo.
  • entro il 29 marzo 2019: procedure di ratifica da parte dei 27, delle istituzioni Ue e, soprattutto del Parlamento britannico, dove i numeri non sono affatto scontati.
  • mezzanotte del 29 marzo 2019: scatta la Brexit, parte il periodo transitorio di 21 mesi dove Londra continuerà ad applicare le regole Ue ma non avrà più potere decisionale, e si avviano i negoziati per gli accordi commerciali tra Gb e gli altri Paesi.
  • 31 dicembre 2020: fine del periodo transitorio (a meno che i negoziatori non chiedano altro tempo), cessa l'applicazione del diritto Ue in Gran Bretagna.
  • 1 gennaio 2021: la Gran Bretagna è a tutti gli effetti un Paese Terzo.

IL NODO DELLE FRONTIERE IRLANDESI

Un capitolo a parte della Brexit riguarda le frontiere irlandesi. L'edificio costruito dai negoziatori di Londra e Bruxelles è un'architettura con tre opzioni. La prima prevede che la soluzione sia contenuta nell'accordo sulle relazioni future tra Unione europea e Gran Bretagna. Si eviterà così il ripristino di barriere fisiche e controlli alle frontiere irlandesi. Ma se il periodo di transizione - attualmente previsto in 21 mesi, dal 29 marzo 2019 al dicembre 2020 - non dovesse essere sufficiente per raggiungere un'intesa sulla partnership futura tra i 27 e il Regno Unito, i negoziatori potranno ottenere tempo supplementare per trattare. Nel caso in cui le due opzioni precedenti non dovessero essere sufficienti, allora entrerà in vigore il backstop, il meccanismo di garanzia dello status quo preteso dall'Unione europea e avversato da Londra. Ma per evitare il sorgere di barriere fisiche e controlli, questa volta tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, è stata prevista una forma ad hoc di permanenza del Regno Unito nell'unione doganale, fino a quando sarà stata trovata una soluzione. In questo periodo Londra potrà comunque negoziare e stringere accordi commerciali con i Paesi terzi, ma sarà tenuta a seguire la politica dei dazi dell'Ue, così come dovrà essere allineata alle regole in materia di concorrenza e aiuti di stato. A dare il via libera sul ritiro della Gran Bretagna dall'unione doganale sarà un comitato arbitrale, al quale parteciperanno anche Paesi terzi in veste di garanti neutrali. Proprio quest'ultimo aspetto, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stato fondamentale per arrivare alla quadratura del cerchio.

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