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18 Novembre Nov 2018 1800 18 novembre 2018

Come potrebbe cambiare il reddito di cittadinanza tedesco

Mentre il M5s insegue il modello di Berlino, in Germania i Verdi pensano di rottamarlo: via l'obbligo di accettare i lavori proposti e incentivi al posto di sanzioni. Le proposte sul tavolo. 

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Fermi tutti e indietro tutta. Chi l'ha detto che funzioni obbligare i disoccupati ad accettare qualsiasi lavoro, sanzionandoli anche quando non riescono a presentarsi (esistono diversi gradi di multe) alle convocazioni dei centri per l'impiego tedeschi? Ne era convinto invece l'ex cancelliere Gerhard Schröder: «A nessuno in futuro», affermava, «sarà permesso di essere pigro». Sua è la riforma del welfare state Hartz IV che, oltre a introdurre la selva di contratti precari dei mini job, dal 2005 dispone una serie di obblighi precisi per i titolari dell'indennità di disoccupazione e dell'assegno minimo di protezione sociale di base – sì, in Germania, le tutele sono due –, ridotti anche negli importi. È il famoso modello tedesco, che il governo giallo-verde vuole imitare in Italia, parola del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi di Maio, alle prese con la bozza del cosiddetto reddito di cittadinanza. Diritti e doveri. «Sostenere e pretendere» era lo slogan di Schröder.

LA SCISSIONE PER L'HARTZ IV

Peccato che in Germania la sinistra in rimonta grazie ai Verdi abbia in mente l'esatto contrario: smantellare il sistema messo in piedi da Schröder, che all'epoca con altri leader della sinistra europea inseguì la terza via di Tony Blair arrivando alla scissione con la sinistra radicale della Linke. Un sistema di «disciplina» e «punizione», per definizione dello stesso ideatore (ex imprenditore ed ex capo delle risorse umane di Volkswagen) Peter Hartz, che nei successivi governi di centrodestra, e poi di grandi coalizioni di Angela Merkel si sarebbe indurito ancora di più. «Non importa se il lavoro è di bassa qualità o nel pubblico, l'importante è non restare seduti sul divano», ebbe a ribadire, ancora nel 2010, il consigliere per le questioni economiche della cancelliera, Roland Koch, ex deputato della Cdu, top manager nei consigli di sorveglianza di svariate multinazionali. Un sistema kafkiano per i Verdi, Linke e ormai anche parte dei socialdemocratici (Spd) di Schröder.

Il libro-denuncia di un'impiegata statale tedesca.

SUSSIDI SENZA PIÙ OBBLIGHI

Le bozze per rendere più flessibile l'Hartz IV si accavallano. Vista l'infilata di disfatte dalla Spd (dalle Legislative 2017 alle Regionali 2018, è stato un precipitare inarrestabile), a causa dell'elettorato in fuga verso il partito rifugio dei Verdi, ora si puntano i piedi: il segretario generale Lars Klingbeil, giovane esponente dell'ala migliorista della Spd che, ai tempi, difese a spada tratta l'Agenda 2010 di Schröder e l'Hartz IV che ne conseguì, si è espresso per «superare un sistema appartenente al passato». Come sia il «nuovo modello» in via di definizione nella Spd, ancora non è dato saperlo. Di certo l'alternativa dei Verdi, oltre a ridurre le detrazioni dagli assegni sociali, fa tornare «volontaria» la partecipazione alla consulenza e ai corsi di formazione dei jobcenter, restituendoli alla loro «funzione originaria» di intermediazione di impieghi. Uffici di collocamento e non più, com'erano diventati, ispettorati del lavoro a caccia di violazioni.

VIA LE MULTE, LARGO AGLI INCENTIVI

Resterebbe obbligatoria solo la richiesta di sussidi, che non diventerebbero redditi indistinti di cittadinanza. In un documento, rivelato dal magazine die Zeit, il leader dei Verdi Robert Habeck propone di sostituire le sanzioni con un sistema di incentivi per chi frequenta gli aggiornamenti o accetta i lavori dei centri per l'impiego. Ma senza più vincoli, non si può accettare tutto: «Nei prossimi anni il mercato del lavoro vivrà una trasformazione molto dinamica, di conseguenza», è scritto nel testo, «le tutele dello stato sociale devono essere rinnovate». Diversi racconti hanno portato alla luce una rigidità impressionante di alcuni jobcenter: il disoccupato non si presentava all'appuntamento, perché ne frattempo aveva accettato un mini job – con relativa decurtazione dell'assegno –, o era fuori orario, magari per obblighi famigliari sopraggiunti? Giù la multa, e assegni ancora decurtati. Una tortura, a detta persino di alcuni impiegati dei centri.

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