Volontaria Italiana Rapita Kenya
Mondo
Aggiornato il 09 dicembre 2018 21 Novembre Nov 2018 0807 21 novembre 2018

Volontaria italiana rapita in Kenya: cosa sappiamo

Ristretta l'area di ricerca della cooperante italiana Silvia Romano, rapita il 20 novembre. La polizia certa che non sia stata uccisa. Taglia di 8.600 euro a chi collabora. La ragazza è di Milano ed e opera con una Onlus con sede nelle Marche.

  • ...

Silvia Romano, la cooperante italiana sequestrata il 20 novembre nel villaggio di Chakama, a Sud di Malindi, è viva e presto potrebbe essere libera: ne è certa la polizia del Kenya, che in queste ore tenta con tutti i mezzi di chiudere il cerchio sui rapitori. A dare un nuovo impulso alle ricerche sono state le informazioni ottenute dai tre principali sospettati, che erano stati in contatto con i rapitori e che al momento sono tenuti in custodia dalla polizia insieme ad altre 18 persone. La ragazza, 23 anni è originaria di Milano. Prima di partire per l'Africa, lavorava per la palestra Zero Gravity. Ecco cosa sappiamo finora.

RAGGIO DI RICERCA RISTRETTO ALLA REGIONE COSTIERA DI KILIFI

Il raggio delle operazioni di riccerca è stato ora ristretto a una specifica area della foresta in cui si troverebbe la ragazza, nella regione costiera di Kilifi. Strade e punti d'accesso nella vegetazione, si vede nelle immagini televisive, sono pattugliati dalle forze dell'ordine, che sorvola l'area anche con gli elicotteri. «Ci stiamo avvicinando. Tutto indica che li abbiamo quasi raggiunti», ha spiegato fiducioso il comandante regionale Noah Mwivanda ai microfoni della televisione Ntv: «Ci aspettiamo di ritrovare questa ragazza viva». L'obiettivo dei rapitori, ha spiegato il comandante locale delle forze dell'ordine, era portare la ragazza nella confinante Somalia ma tutte le strade possibili, assicura, sono state sigillate. La pista seguita nelle indagini resta comunque quella della criminalità comune e non del terrorismo targato al-Shabaab, come ipotizzato in un primo momento.

LA NASCONDONO NELLA FORESTA DIETRO AL NIQAB

Fonti nella zona in cui la giovane è tenuta in ostaggio e a Malindi hanno riferito all'agenzia Ansa che la volontaria rapita «è stata costretta a indossare un niqab» che lascia scoperti solo gli occhi, e i rapitori «le mettono sul viso e sulle mani» del fango per non farla riconoscere. Sempre per non farla riconoscere, i sequestratori «le hanno tagliato le treccine» con un coltello, ritrovate domenica scorsa nella foresta a nord di Malindi.

I RAPITORI SPERAVANO IN UN RISCATTO LAMPO

Secondo James, un ragazzo nigeriano la cui istruzione è sostenuta dalla onlus per cui lavora Silvia, testimone dei minuti drammatici del rapimento i rapitori della volontaria italiana «volevano un riscatto lampo, ma Silvia non aveva soldi né il telefono. Qualcuno allora voleva lasciarla libera, ma gli altri si sono rifiutati». «Silvia piangeva disperata, urlava 'aiutatemi' mentre veniva trascinata via dagli uomini armati», ha raccontato ancora James. «Erano almeno in 4, li abbiamo seguiti ma hanno iniziato a sparare per tenerci lontano. Noi avevamo solo i coltelli».

I manifesti appesi dalla polizia in Kenya di tre ricercati ritenuti collegati al rapimento di Silvia Romano.

SOSPETTI CHE I RESIDENTI COLLABORINO COI RAPITORI

Una delle preoccupazioni maggiori, in questo momento, è invece che alcuni residenti del posto stiano collaborando con i sequestratori dando loro rifugio, cibo e acqua. Per gli eventuali fiancheggiatori la polizia ha minacciato una pesante incriminazione. Intanto un aiuto potrebbe arrivare dalla comunità dei pastori seminomadi che abita nella regione costiera e che oggi ha condannato il rapimento della cooperante italiana e annunciato di sostenere le ricerche.

A CHI COOPERA OFFERTA UNA TAGLIA DA 8.600 EURO

Gli anziani della comunità hanno chiesto a tutti i membri di cooperare con gli agenti di sicurezza per arrestare i rapitori. Nei giorni scorsi la polizia ha fatto appello proprio ai residenti della zona, scarsamente popolata, e in particolare ai pastori, perché con la loro conoscenza del territorio diano una mano alla squadra impegnata nelle operazioni. A chi fornirà informazioni che portino all'arresto dei criminali è stata offerta anche una taglia di un milione di scellini, circa 8.600 euro.

ATTACCO AVVENUTO LA SERA DEL 20 NOVEMBRE

La notizia è stata confermata dal capo della polizia del Kenya, Joseph Boinnet. Il rapimento è avvenuto durante un attacco sferrato la sera del 20 novembre a Chakama, località situata nella contea di Kilifi, circa 80 chilometri a Ovest di Malindi.

DOPO IL SEQUESTRO ARRESTATE 14 PERSONE

Il giorno dopo il sequestro sono state arrestate 14 persone: non farebbero parte del commando di otto persone che ha prelevato la giovane, ma potrebbero avere avuto contatti con il gruppo di sequestratori se non proprio esserne complici. I residenti ne sono convinti tanto che dopo il sanguinoso agguato un gruppo nutrito di persone è andato a caccia dei possibili fiancheggiaotri. Alcuni sono stati prelevati e linciati dalla folla e le forze dell'ordine sarebbero intervenute per trarre in salvo dal pestaggio «tre persone». «Fonti della polizia di Malindi» hanno precisato che i fermati sono stati portati in vari commissariati per essere interrogati, scrive il sito del quotidiano Daily Nation. La retata è stata confermata dal comandante della polizia regionale costiera, Noah Mwivanda, senza poter fornire cifre sui fermi ma precisando che forze di sicurezza hanno esteso l'operazione alle contee di Tana River e Taita Taveta. L'8 ottobre è arrivata un'altra svolta nelle idagini. La polizia kenyota ha arrestato un alto ufficiale del Kenya Wildlife Service, il servizio parchi. Questo arresto è arrivato dopo quello di un sergente del KWS, Abdullahi Bille, e di suo fratello, sospettati di legami con i rapitori. Si ritiene che Silvia, rapita il 20 novembre scorso, sia prigioniera nella zona della contea meridionale di Tana Delta.

LA VOLONTARIA RAPITA LAVORA IN KENYA PER LA AFRICA MILELE ONLUS

La volontaria italiana lavora in Kenya per un'Organizzazione non governativa con sede a Fano, nelle Marche: la Africa Milele Onlus. Milele, in lingua swahili, significa "per sempre". La presidente della Onlus, Lilian Sora, ha detto alla stampa che la ragazza è di Milano e poi ha aggiunto: «Il rapimento è avvenuto in una parte del Kenya dove non ci sono centri commerciali, al massimo qualche negozietto dove si vendono fagioli, e dove soprattutto non succede mai niente del genere. A quanto ci hanno raccontato le persone che abitano nel villaggio, sono arrivati quattro o cinque individui armati che hanno lanciato un petardo e hanno sparato più volte. Poi sono andati, a colpo sicuro, nella casa dove c'era la nostra volontaria, probabilmente perché lì sapevano che c'era un'italiana, anche se non so spiegarmi il motivo di quello che è successo. In quel momento era da sola, perché altri erano partiti e altri ancora arriveranno nei prossimi giorni». Sora si è detta sconvolta: «Operiamo in quella zona da oltre cinque anni su diversi progetti e siamo una delle poche organizzazioni che utilizza solo personale italiano. Non abbiamo mai avuto problemi. Si tratta di un'area tranquilla, un centro rurale in mezzo alla foresta. Siamo in costante contatto con la Farnesina».

LA PROCURA DI ROMA INDAGA PER SEQUESTRO CON FINALITÀ DI TERRORISMO

La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo. Le indagini sono coordinate dal pm Sergio Colaiocco e i carabinieri del Ros sono già in contatto con le autorità keniote. Il ministero degli Esteri ha immediatamente attivato l'Unità di crisi e sta lavorando in stretto contatto con l'ambasciata d'Italia a Nairobi e con la famiglia della cooperante.

I PROGETTI DI SILVIA IN KENYA

Silvia svolgeva la sua attività con Africa Milele Onlus presso un orfanotrofio, per un progetto di sostegno all'infanzia. Aveva recentemente lanciato una raccolta fondi per completare la costruzione di una ludoteca a Chakama. I fondi servivano, in particolare, per comprare una tanica che permettesse la raccolta e il recupero di 10 mila litri d'acqua piovana per fronteggiare la siccità, cucinare, lavare, irrigare e far funzionare i bagni. Oltre all’acquisto della tanica, la raccolta fondi era finalizzata anche a completare la costruzione della base e dello scarico della grondaia della ludoteca. «Silvia ha collaborato con noi nell'ultimo anno», raccontano intanto dalla palestra Zero Gravity, «faceva l'istruttrice di acrobatica. Era andata via a luglio e sapevamo che inizialmente sarebbe dovuta rimanere fino a settembre, per poi tornare a tenere i corsi da noi a ottobre. Poi però ci ha chiamato dicendoci che sarebbe ripartita a ottobre».

IL RACCONTO DEL TESTIMONE DEL RAPIMENTO

Chad Joshua Kazungu è stato testimone del rapimento di Silvia. All'agenzia di stampa Reuters ha raccontato che gli aggressori che hanno attaccato il villaggio di Chakama erano armati di fucili AK-47, parlavano somalo e hanno aperto il fuoco sulle persone che tentavano di scappare: «Tre di loro hanno sequestrato la ragazza italiana».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso