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24 Novembre Nov 2018 1108 24 novembre 2018

La cooperante Silvia Romano sarebbe viva

Lo conferma a Repubblica Noah Mwivand capo della polizia keniana per i distretti della costa. La volontaria milanese si troverebbe nella foresta. Identificati i tre sequestratori. 

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Silvia Romano, la cooperante italiana rapita martedì 20 novembre a Chakama, nella contea di Kilifi, sarebbe viva. A confermarlo è stato Noah Mwivand capo della polizia keniana per i distretti della costa a Repubblica. «Silvia si trova nella foresta, in mano a tre degli assalitori. Gli altri cinque sono scappati, e ne abbiamo perse le tracce. Di lei invece abbiamo la localizzazione e le impronte», ha spiegato Mwivanda a Repubblica.it. Il funzionario ha parlato di un commando formato da otto uomini che poi ha affidato l'ostaggio ad altre tre persone. Una ricostruzione che si baserebbe sulle rilevazioni di "apparati tecnologici".

IDENTIFICATI I TRE SEQUESTRATORI

Non solo: la polizia ha anche identificato i tre presunti sequestratori e ha deciso di offrire una ricompensa di a milione di scellini (circa 9.750 dollari) a chiunque fornirà informazioni che portino al loro arresto. I nomi dei sospetti sono: Ibrahim Adan Omar, Yusuf Kuno Adan e Said Adan Abdi.

LA POLIZIA KENIANA CHIEDE L'AIUTO DELLA POPOLAZIONE

Le forze dell'ordine locali fanno appello ai residenti della zona, in particolare ai pastori, «affinché sostengano la squadra multi-agenzia con informazioni che possano portare al salvataggio dell'italiana e all'arresto dei sospetti rapitori». Il pool di diversi corpi delle forze di sicurezza keniane, si legge in un comunicato sta «facendo tutto quello che può per salvare la signora e arrestare i sequestratori».

ANCORA OSCURO IL MOVENTE DEL SEQUESTRO

Il 23 novembre la polizia keniana aveva compiuto altri arresti, di cui tre definibili 'rilevanti' per le indagini, e si era già sbilanciata nel dichiarare «ottimismo» per la soluzione del caso. Non è però ancora stata sciolta la riserva sul movente del sequestro. L'incubo della cellula somala di al-Qaeda aleggia sul rapimento fin da quando tre uomini armati di kalashnikov l'avevano prelevata dal villaggio di Chakama, un'ottantina di chilometri da Malindi, sparando a casaccio e ferendo cinque persone tra cui due bambini. Le indagini, su quello che è il primo sequestro di uno straniero in Kenya dal 2011, vanno avanti e la polizia ha arrestato altre tre persone, portando a 20 i fermi potenzialmente legati alla vicenda. E tra questi - ha sottolineato il capo della polizia keniana, Joseph Boinnet - ci sono «tre persone che ci hanno dato informazioni molto preziose». «Abbiamo una significativo grado di ottimismo di poter essere in grado di trovare la ragazza nel più breve tempo possibile», aveva spiegato.

L'INCUBO DEI RAPIMENTI DEL 2011

L'incertezza riporta alla memoria i tempi, terribili, delle due straniere rapite in Kenya a poche settimane l'una dall'altra nel 2011: l'allora 57enne britannica Judith Tebbutt, sequestrata sull'isola di Kiwayu dove fu ucciso il marito David. E la disabile francese Marie Dedieu, prelevata da un'altra isola (Manda). Tebbutt fu rilasciata dopo sei mesi nel marzo 2012 dietro il pagamento di un riscatto mentre Dedieu, di 66 anni, morì per le malattie dopo tre settimane di prigionia.

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