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28 Novembre Nov 2018 1147 28 novembre 2018

Dal G20 alla Tunisia, la società civile boicotta Mohammed Bin Salman

Mentre è atteso a Buenos Aires, l'Argentina apre un'inchiesta per crimini di guerra. Proteste in Tunisia e alla Casa Bianca. Ong e cittadini si schierano contro il principe saudita. 

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Per Donald Trump l'omicidio di Stato di Jamal Khashoggi è un danno collaterale, l'Arabia Saudita dell'erede al trono 33enne Mohammad bin Salman rimane un alleato strategico e forse anche un amico di famiglia del genero Jared Kushner. Sull'uccisione del giornalista saudita nel consolato del regno a Istanbul, la Casa Bianca ha dichiarato che gli «Stati Uniti restano un partner costante di Riad, ne va degli interessi della nostra nazione, di Israele e dei nostri partner nella regione». Ma gli Stati Uniti non sono più il mondo e per il principe MbS, com'è chiamato ancora con entusiamo e riverenza da tanti giovani sauditi nonostante il suo lato oscuro, è impossibile ripulirsi la faccia dal coinvolgimento evidente (certificato anche dalla Cia) in un omicidio truce. In partenza per il G20 in Argentina, si levano le proteste nei Paesi dove non è il benvenuto e Oltreoceano – a Sud però – lo si vuole anche indagare per crimini di guerra.

Proteste contro MbS davanti alla Casa Bianca.
GETTY

I CRIMINI IN YEMEN E LE TORTURE NEL REGNO

MbS fu bersaglio di proteste per le sue responsabilità nella guerra in Yemen già nel marzo scorso, nel corso della sua visita nel Regno Unito, quando agli occhi del mondo era ancora il principe rampante del rinnovamento saudita. Per vendere grandi commesse di armi, il governo britannico e la regina Elisabetta gli stesero il tappeto rosso, ma Londra si era tappezza di cartelloni «Saudi prince not welcome (il principe saudita non è benvenuto, ndr)», figuriamoci dopo il caso Khashoggi. Alla vigilia dell'apertura del summit internazionale, dove l'erede saudita si recherà in segno di sfida, i giudici di Buenos Aires hanno avviato un'inchiesta a suo carico contro le atrocità in Yemen, sulla base di una denuncia sporta dall'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, ma le accuse potrebbero estendersi alle notizie di torture nel regno e all'omicidio Khashoggi. Considerato che l'indagine è appena all'inizio, un arresto di MbS nel corso del vertice è quasi da escludere. Ma il messaggio è chiaro, MbS non è il benvenuto.

STOP ALLE ARMI DA BERLINO, DANIMARCA E FINLANDIA

Un altro segnale forte, dopo lo squadrone della morte spedito dai più alti livelli a uccidere il giornalista saudita in Turchia, è arrivato dalla Germania. Su mandato della cancelliera Angela Merkel, Berlino ha interrotto tutte le spedizioni di armi, in corso e future, verso l'Arabia Saudita e Danimarca e Finlandia hanno seguito l'esempio in «risposta all’assassinio di Khashoggi e alla campagna di bombardamento del regime nello Yemen». Per completezza Helsinki ha interrotto le forniture anche agli Emirati arabi, che delle campagne militari dell'Arabia saudita sono principali compartecipi, co-finanziatori e reclutatori di mercenari, dalla Libia allo Yemen dove Human Right Watch e Amnesty International hanno denunciato luoghi di tortura gestiti dalle forze emiratine e sparizioni di civili e bambini. Non casualmente il principe bin Salman ha lanciato il suo nuovo tour «economico e diplomatico» il 23 novembre scorso da Abu Dhabi.

Il giornalista Jamal Khashoggi.
ANSA

In Tunisia sono apparsi manifesti contro MbS come durante la sua visita a Londra

IL MIGLIOR ALLEATO SONO GLI EMIRATI CON IL PRINCIPE "GEMELLO" MBZ

Il giovane principe ereditario Mohammed bin Zayed, MbZ come viene chiamato negli Emirati e ormai in tutto il Medio Oriente, gli dà man forte nell'embargo al Qatar ed è il suo compagno di misfatti in Yemen: quasi un alter ego per MbS. Il controverso figlio di re Salman il 26 novembre ha ricevuto una discreta accoglienza anche in Egitto, terza tappa dopo una breve visita nel regno satellite del Bahrein e non poteva essere altrimenti: a Manama come al Cairo MbS ha trovato regimi alleati, dove – anche con i soldi sauditi – dal 2011 sono state represse le proteste popolari degli sciiti e dell'Islam politico della Fratellanza musulmana. Nell'Egitto che, con l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi, arma la contro-rivoluzione in Libia promossa dalle forze autoritarie del generale Khalifa Haftar, l'ex presidente della Fratellanza musulmana Mohammed Morsi è stato rovesciato nel 2013 con il golpe del generale Abdel Fatah al Sisi, finanziato da Riad.

TUNISI COME LONDRA, MANIFESTI E PICCHETTI

Da allora Morsi è in prigione e manifestazioni, in Egitto, non ce ne sono. In Tunisia, dove il principe bin Salman è atteso il 27 novembre, è andata diversamente con le Primavere arabe e il clima per il suo arrivo è simile a quello di Londra. Nelle strade di Tunisi sono apparsi manifesti che invitano MbS a fare dietrofront verso l'aeroporto. Alcuni attivisti dei diritti umani hanno organizzato picchetti e dimostrazioni pubbliche, contestando anche i rapporti fin troppo cordiali delle autorità tunisine con Riad, che ha dato riparo (vietandone l'estradizione) all'ex militare a capo della sicurezza e poi presidente autoritario, Ben Ali, fuggito nel 2011. Anche la Tunisia vive un arretramento dalla Rivoluzione dei Gelsomini. Nel 2014 gli islamisti moderati di Ennahda, prevalsi nelle prime elezioni democratiche, sono arretrati, e la repressione di scioperi e proteste è aumentata, di pari passo con i rimpasti di governo. Si lamenta una tendenza all'autoritarismo.

Amal, morta per fame in Yemen.

Giornalisti e avvocati tunisini chiedono un'indagine per crimini di guerra contro Mbs, come quella aperta in Argentina

IL NO DELLA SOCIETÀ CIVILE TUNISINA

La politica tunisina, come la società, si è irrigidita, anche in risposta agli attacchi terroristici di estremisti islamici. Non di meno il Paese dei gelsomini è rimasto pluralista e aperto al dialogo, anche verso la Fratellanza musulmana, un'oasi nel Nord Africa anche per l'affermazione dei diritti civili. Basti dire che nella capitale è stata eletta a luglio la prima donna sindaco, islamista di Ennahda e senza velo, Souad Abderrahim. Per i tunisini scesi in piazza contro MbS è una vergogna che lo si faccia entrare in un «Paese insignito del Nobel per la pace». «Abbiamo esportato la rivoluzione nel resto del mondo arabo, chi ha combattuto per la giustizia, la dignità e i diritti umani», rivendicano, «non può dare il benvenuto a un criminale come bin Salman». La società civile tunisina chiede di far luce anche sulle torture che, secondo delle testimonianze raccolte da Amnesty international, avrebbero subito dei dissidenti imprigionati a Riad nei mesi scorsi senza processo, un'attivista saudita sarebbe stata anche molestata.

GLI 85 MILA BAMBINI MORTI DI FAME

La Lega dei giornalisti tunisini (Snjt) intende sporgere denuncia contro MbS, come in Argentina, per «crimini di guerra», una cinquantina di avvocati farà altrettanto. Il procuratore di Buenos Aires che ha in mano il fascicolo su MbS è Ramiro González, che ha indagato sui crimini del regime spagnolo di Francisco Franco. Anche se l'erede al trono di Riad è protetto dall'immunità diplomatica, la macchia dell'accusa di aver fatto fare a pezzi Khashoggi è uno stigma, la sua permanenza al G20 può trasformarsi in un incubo. Si protesta anche davanti alla Casa Bianca e persino un veterano della Cia come Bruce Riedel, checché ne dica Trump considera MbS, come l'intelligence tedesca, un «pericolo pubblico per il Medio Oriente» ed esorta i «leader del mondo a fare qualcosa». Chi tra loro vorrà stringere la mano o farsi foto con il principe che conduce una guerra mostruosa in Yemen? Dai dati dell'Onu almeno 17 mila vittime dal 2015, 400mila bambini sono in stato di malnutrizione acuta e 85 mila si stimano già morti.

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