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29 Novembre Nov 2018 1245 29 novembre 2018

Una guida al G20 di Buenos Aires

La guerra dei dazi Cina-Usa e la crisi del Mar Nero nell'agenda non ufficiale del summit. Occhi puntati sui tre protagonisti indiscussi: Trump, Putin e Xi Jinping.

  • ELEONORA LORUSSO
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È il primo G20 che si tiene in Sud America. E a Buenos Aires, il 30 novembre e il primo dicembre, potrebbero decidersi le sorti di molte delle questioni più scottanti a livello internazionale, dalla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina alla crisi nel Mar Nero tra Russia e Ucraina. Ufficialmente sono tre i temi in agenda: le prospettive del lavoro, le infrastrutture per lo sviluppo globale e un’alimentazione sostenibile per il futuro. Di fatto però le attenzioni sono puntate sui bilaterali in programma, in particolare tra il presidente statunitense Donald Trump e quello cinese Xi Jinping. Stando a quanto scritto su Twitter dal tycoon, il faccia-a-faccia tra il capo della Casa Bianca e il leader russo Vladimir Putin è invece saltato in attesa che si risolva la crisi con Kiev.

UN TANGO G20 PER TRE: TRUMP, PUTIN E XI JINPING

Gli attori principali di quello che i media britannici hanno già ribattezzato il “Tango G20” sono sicuramente Trump, Putin e Xi Jinping, anche se la presenza del principe saudita Mohammed Bin Salman ha accresciuto le attese della vigilia. Se la questione dei dazi rimane al centro dell’agenda soprattutto nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, anche la crisi del Mar Nero è diventato uno dei temi in discussione, anche se non ufficialmente. A Buenos Aires, infatti, è atteso anche il presidente russo Putin, nel mirino delle cancellerie internazionali dopo il sequestro di tre navi ucraine. Canada, Regno Unito e Germania hanno condannato l’aggressione ai danni di Kiev, mentre il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha esortato a evitare un’escalation. I dialoghi informali, dunque, prevarranno sugli argomenti ufficialmente sul tavolo del summit.

L'IPOTESI DI NUOVE SANZIONI PER MOSCA

Il rischio è che l’Europa (e non solo) possa decidere nuove sanzioni nei confronti di Mosca. Decisiva potrebbe essere la posizione degli Usa, il cui presidente non ha ancora rilasciato dichiarazioni chiare. Finora Trump si è limitato a minacciare di far saltare l’incontro bilaterale con Putin, ma non ha condannato esplicitamente l’azione russa. In un’intervista al Washington Post il capo della Casa Bianca si è limitato a spiegare di essere in attesa di un report completo di quanto accaduto nel Mar d’Azov: quanto gli riferiranno in merito i vertici del Pentagono e dell’intelligence «sarà molto determinante» per decidere la posizione da assumere.

L'arrivo a Buenos Aires del principe saudita Mohammed bin Salman.

SU BUENOS AIRES L'OMBRA DEL CASO KHASHOGGI

Presente al summit (non senza destare preoccupazione tra gli addetti alla sicurezza del G20) anche il principe saudita Mohammed Bin Salman, reduce dal caso Khashoggi. La relazione della Cia ha confermato il suo coinvolgimento nell’omicidio del giornalista nel consolato saudita di Istanbul, in Turchia. Ad aggravare la sua posizione internazionale è anche la sanguinosa guerra portata avanti ormai da anni in Yemen. La sua presenza potrebbe essere fonte di tensioni e imbarazzi anche perché la Corte argentina potrebbe invocare lo statuto della giurisdizione universale per perseguire il principe per crimini di guerra e tortura.

Da sinistra le foto di Xi Jinping, Donald Trump e Vladimir Putin. Saranno loro i protagonisti del G20 di Buenos Aires.

IL NODO DEI DAZI

Come detto un altro tema caldo della due giorni è la crisi tra Cina e Usa. Non a caso alla vigilia del vertice è intervenuto anche il presidente francese Emmanuel Macron. «Il rischio è che ci sia un testa a testa tra la Cina e gli Stati Uniti, e una guerra commerciale distruttiva per tutti», ha detto il capo dell’Eliseo in una intervista al quotidiano argentino La Nacion. «Forum multilaterali come il G20 potrebbero di fatto restare bloccati da questo scontro». Non solo. Nonostante la tregua raggiunta con Bruxelles, il presidente Usa il 28 novembre è tornato a paventare una stretta nei confronti dell'Europa minacciando di imporre dazi anche sulle auto prodotte nel Vecchio continente.

VERSO UN COMPROMESSO CON PECHINO

Va detto che dal capo della Casa Bianca nei giorni scorsi è arrivata una possibile apertura che lascia sperare in un faccia-a-faccia distensivo con Xi Jinping. Gli analisti però non ritengono che si giungerà a un accordo di lungo periodo, quanto piuttosto a un compresso che permetta di allentare le tensioni sui mercati internazionali. Insomma, Washington non lascerà carta bianca a Pechino in ambito commerciale. Nello stesso tempo, però, è difficile che Trump voglia varare una terza tranche di dazi sui prodotti di importazione cinese, dopo quelle da 50 miliardi e da 200 miliardi già decise. La nuova ondata avrebbe un valore di 267 miliardi di dollari e non farebbe altro che preoccupare ulteriormente i mercati, anche statunitensi.

La manifestazione contro il G20 del 27 novembre 2018 all'Atlanta Stadium.

SCHIERATI 22 MILA AGENTI DI POLIZIA

Saranno imponenti le misure di sicurezza, in vista di proteste organizzate da esponenti della sinistra argentina, che hanno già annunciato manifestazioni. A garantire l’ordine sono stati mobilitati 22 mila agenti di polizia e 700 addetti alla sicurezza, destinati in particolare ai rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Brasile, Italia e Spagna. Intorno al centro convegni di Costa Salguero, dove si svolgono in lavori, è stata creata una zona rossa di 5 chilometri quadrati. Sono stati sospesi tutti i servizi di trasporto pubblico, compresi treni e metro, nella zona di Rio de la Plata. Il 30 novembre è stato dichiarato giorno festivo a Buenos Aires, per evitare che il traffico cittadino e dei lavoratori possa creare ulteriori disagi. Lo stesso presidente argentino, Maurizio Macri, ha esortato gli abitanti della capitale (12 milioni) a lasciare la città per la durata del vertice. L’obiettivo è quello di evitare disordini come quelli avvenuti in occasione dell’ultimo G20 in Germania, con blocchi stradali e auto date alle fiamme. Il ministro della Sicurezza, Patricia Bullrich, ha messo in guardia: «Non permetteremo atti illegali. Coloro che hanno intenzione di superare la linea (della zona rossa, ndr) dovranno affrontare le conseguenze». Alla vigilia del via ai lavori il ministro della Cultura, Hernan Lombardi, ha escluso la possibilità di infiltrazioni da parte di gruppi legati al terrorismo internazionale.

LE MANIFESTAZIONI ANTI-SUMMIT

Ad aumentare la tensione nei giorni scorsi ci sono stati i disordini che hanno costretto a sospendere la finale di Copa Libertadores tra i club del River Plate e del Boca Juniors. Come se non bastasse la scorsa settimana si sono registrati ben quattro allarmi bomba, che hanno costretto a evacuare il Senato, l’ambasciata Usa a Buenos Aires e altri edifici pubblici. Gli occhi sono puntati ad alcune manifestazioni: dopo quella chiamata Summit of the People, programmata per giovedì 29 novembre nella grande piazza di fronte al centro congressi dove si svolge il vertice, ne è prevista un’altra il giorno dell’apertura dei lavori, anche se la location non è ancora chiara.

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