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3 Dicembre Dic 2018 0800 03 dicembre 2018

Chi è Igor Putin, il cugino del presidente russo

Il suo nome è dietro tutti gli scandali di riciclaggio verso l'Europa. Nei quali sarebbero implicati persino i servizi russi. Lo zar lo ha ripudiato. Eppure resta a piede libero.

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In Russia è conosciuto come il cugino povero di Vladimir Putin, un banchiere improvvisato che senza quel cognome pesante sarebbe un signor nessuno, un parente che neanche il presidente russo, potendo, riconoscerebbe. Fuori dal Paese, Igor Putin è rimasto impigliato in alcuni dei maggiori scandali di riciclaggio di rubli sporchi verso l'Europa e gli Stati Uniti. L'ultimo caso è quello della Danske Bank per un giro di circa 200 miliardi di euro. In mezzo, tra la Russia e l'Occidente come tra i cugini Igor e Vladimir, ci sono i vertici dell'Fsb, i servizi segreti dell'ex Kgb che il leader del Cremlino ha diretto e che, secondo i rapporti interni della banca danese e diverse inchieste giornalistiche, erano legati fino al 2015 a società schermate britanniche dedite al riciclaggio, che trasformavano i rubli sporchi in euro e dollari puliti.

TANGENTI, SERVIZI SEGRETI E MAFIA

Soldi sottratti alle società di Stato russe, frutto di corruzione o di estorsione, o destinati a operazioni coperte. Soldi che, viste alcune frequentazioni di Igor Putin e dei banchieri finiti come lui in inchieste o addirittura già in galera, potrebbero costituire la liquidità della criminalità organizzata. O anche, dicono gli esperti anti-riciclaggio, i patrimoni di oligarchi sfuggiti alle sanzioni internazionali. Quel che è certo è che, attorno al misconosciuto cugino di Putin e i suoi soci in affari legati agli alti livelli dell'Fsb, sono girate montagne di rubli sporchi tra il 2007 e il 2015. Chi si occupa di investigazioni internazionali è convinto che ne girino molti altri ancora, su altri canali. Lantana, la società truffa inglese legata a Igor Putin e ai banchieri espressione dei servizi russi, è stata chiusa. Ma l'ipotesi è che fosse solo una goccia nel mare.

Igor Putin, cugino del presidente russo Vladimir Putin.

IGOR PUTIN SALVATO DA INDAGINI E ARRESTI

A parole Igor Putin si dice d'accordo con l'anticrimine americano e britannico e con le autorità europee che danno la caccia ai riciclatori entrati in Ue dalla porta d'accesso dei Paesi baltici. Non parla da decenni con suo cugino, che avrebbe tentato più volte di contattarlo anche attraverso lo staff di sicurezza. Il presidente russo lo avrebbe spedito a un migliaio di chilometri da Mosca, e allontanato dal partito Russia Unita, già una ventina di anni fa, dopo maneggi poco limpidi in una banca della capitale. Le tre banche nei cui board sedeva Igor Putin - Masterbank, Russian Land Bank e Promsberbank - sono state interdette o sono fallite per frodi e bancarotte. E alcuni banchieri del giro stanno scontando le condanne nelle galere russe, come il braccio destro di Putin che, anche secondo il team di giornalisti investigativi dell'Organised Crime e Corruption Reporting Project (Occrp), avrebbe stretti legami con l'uomo dell'Fsb, Alexander Grigoriev.

RIPUDIATO MA INTOCCABILE

Le loro licenze sono state revocate dalla Banca centrale russa, per montagne di soldi sparite anche dai conti correnti e dagli stipendi dei russi. La "famiglia di Putin" non sarebbe però la piovra del Danskegate e del precedente affaire della «lavanderia della Russian Land Bank» (probabile ramo del Danskegate). La responsabilità, nella versione del Cremlino, è tutta di Igor Putin che userebbe il suo cognome per spacciare false influenze e far proliferare loschi affari. Una parentela che porterebbe solo guai a Vladimir: senza la sua ascesa, il cugino entrato nei board delle banche senza avere alcuna competenza sarebbe rimasto l'anonimo istruttore militare cresciuto nella caserme del padre e del nonno servitori di Lenin e Stalin. Peccato solo che i suoi sodali finiscano dritti in prigione, mentre lui resti a piede libero.

LE TRE BANCHE DEL RICICLAGGIO

Il 65enne è un intoccabile. Per un paio di anni, fino al prepensionamento nel 2011 dopo una frode informatica che ne svuotò i conti, Igor Putin fu vicepresidente della Masterbank, ai tempi considerata in Russia la "centrale del riciclaggio". Ne sarebbe rimasto il direttore (il condizionale è d'obbligo, Igor Putin non rilascia mai dichiarazioni né tantomeno ama apparire) fino alle perquisizioni. Nel frattempo era entrato nel board della Russian Land Bank (Rlb), secondo una inchiesta dell'Occrp del 2014, ingranaggio della “lavanderia russa” che attraverso banche moldave tra il 2011 e il 2014 ha ripulito rubli per almeno 18 miliardi di euro. Negli stessi anni, sedeva nel direttivo anche della Promsberbank, piccola banca vicino Mosca che, da gole profonde della Danske Bank e indagini interne, sta emergendo come istituto ombra dietro la società britannica Lantana.

Una filiale della Danske Bank.

DANSKE BANK MINACCIATA DAI RUSSI

Dal canto suo, la Danske Bank rifiuta commenti su «specifici clienti», almeno fino al «termine delle indagini in corso». Ma fonti qualificate interne all'istituto hanno confermato al quotidiano danese Berlingske che «impiegati di alto rango della Promsberbank» erano dietro la Latana e una ventina di compagnie schermate venivano pompate con i soldi sporchi dalla filiale estone della banca danese. Le identità dei proprietari russi della rete di società britanniche, chiuse nel 2015, si perdono in una serie di scatole cinesi che portano alle Marshall Islands e alle Seychelles. Un manager della Danske Bank, andato a Mosca per raccogliere infomazioni, avrebbe lasciato la Capitale «sotto choc», senza portare a casa i nomi. «Siete sicuri di rientrare salvi a casa la notte?», avrebbero poi minacciato anomini, in russo, i funzionari della filiane estone del gruppo.

LA TRIADE DI IGOR PUTIN, GRIGOIEV E KULIKOV

Danske Bank ha rilevato nel 2006 la finlandese Sampo Bank e la sua controllata estone, e da allora non c'è pace. Tra gli azionisti di Promsberbank c'erano anche Grigoriev, uomo dell'Fsb e tra le menti anche della "lavanderia russa" della Rlb, e Alexei Kulikov, terzo compagno di affari di Igor Putin risultato avere un conto (poi chiuso) proprio alla Danske Bank. E, come il cugino di Putin e Grigoriev, connesso anche a un giro di riciclaggio, tra il 2011 e il 2015, attraverso una serie di operazioni specchio tra le filiali della Deutsche Bank di Mosca, Londra e New York, per circa 900 milioni di euro. A riguardo il colosso tedesco, protagonista anche del Danskegate, ha patteggiato multe per oltre 550 milioni di euro con le autorità britanniche e americane. Intanto Kulikov e Grigoriev sono stati arrestati in Russia per frodi su «larga scala». Ma Igor Putin, ora come allora, è a piede libero, un fantasma anche per il Cremlino che nega ogni legame.

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