Brexit
Brexit
May Brexit Dimissioni
Mondo
3 Dicembre Dic 2018 2108 03 dicembre 2018

Brexit: la May ha escluso l'ipotesi dimissioni

La premier britannica ha dichiarato che resterà al suo posto anche se il parlamento dovesse bocciare l'accordo tra il governo e l'Ue.

  • ...

Theresa May insiste. Anche se il controverso accordo sulla Brexit da lei siglato con Bruxelles venisse bocciato da Westminster l'11 dicembre, la premier britannica ha dichiarato l'intenzione di voler restare a Downing Street. Nel corso di un'intervista per il programma This Morning su Itv, la May si è dimostrata ottimista e determinata a battersi per la ratifica parlamentare dell'intesa. «Il mio compito è garantire che il governo faccia quello che la gente ci ha chiesto, ovvero lasciare l'Ue, ma nel modo migliore possibile», ha ribadito la premier.

BUFERA PER IL PARERE LEGALE SULL'INTESA

Intanto, una nuova bufera travolge il governo: dopo l'esposizione ai Comuni del parere legale sull'accordo del procuratore generale britannico Goeffrey Cox sei partiti di opposizione chiedono allo speaker di avviare una procedura d'oltraggio contro il governo che si rifiuta di renderlo noto. Le fibrillazioni sono cominciate quando il Sunday Times ha pubblicato alcuni stralci del documento dai quali è emerso che il backstop - il meccanismo preteso dell'Unione europea a tutela di un confine non rigido tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda una volta finalizzata la Brexit e che la May ha accettato per poter raggiungere un'intesa - potrebbe essere un ostacolo a future intese commerciali tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti o altri paesi extra-europei. Nelle pagine del rapporto di cui è stato svelato il contenuto si legge che poiché l'Irlanda del Nord fa parte del Regno Unito, allora quest'ultimo dovrà conformarsi al sistema doganale dell'Ue e questo «costituirebbe una barriera concreta alla conclusione di accordi commerciali con paesi terzi».

IL PARLAMENTO CONTRO IL PROCURATORE

Una questione di massima importanza per tutti, sostenitori e avversari del divorzio da Bruxelles, e determinante per il voto dell'11 dicembre sulla quale l'intervento al parlamento di Cox non ha fatto chiarezza. Il procuratore infatti prima ha parlato di un meccanismo concepito per essere «temporaneo» ma poi, incalzato dai deputati dall'opposizione, ha concesso che in base «alle leggi internazionali» potrebbe diventare «permanente» ammettendo anche che sarebbe stato preferibile per la Gran Bretagna poter uscire dal backstop unilateralmente invece che, come stabilito dall'intesa May, dopo un negoziato tra Londra e l'Unione europea. Da qui la sollevazione dei partiti d'opposizione che hanno continuato a premere su Cox perché renda pubblico il documento integrale.

LE OPPOSIZIONI CHIEDONO UNA PROCEDURA CONTRO IL GOVERNO

«Non è nell'interesse generale», è stata la replica del procuratore che però verso la fine del dibattito ha ceduto e, in parte, 'scaricato' il governo May dicendo di non essere d'accordo con questa decisione e «davvero dispiaciuto» di non poterlo fare. Alla fine sei partiti dell'opposizione - tra i quali il Labour, l'Snp e il Dup - hanno deciso di scrivere una lettera allo speaker del parlamento chiedendo che sia avviato un procedimento contro il governo. «Non abbiamo avuto altra scelta dopo che il governo ha disatteso le richieste del parlamento», ha dichiarato il ministro ombra per la Brexit, il laburista Keir Stamer. Adesso spetta al presidente della Camera dei Comuni valutare se ci sono gli estremi per avviare un processo per oltraggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso