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5 Dicembre Dic 2018 1610 05 dicembre 2018

Brexit, il parere legale sul confine irlandese che imbarazza May

Premier britannica di nuovo sotto pressione per l'accordo con l'Ue. La clausola sulla frontiera con la Repubblica d'Irlanda rischia di tenere Londra all'interno dell'Unione.

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Theresa May di nuovo sotto tiro ai Comuni dopo la pubblicazione del parere legale sull'accordo sulla Brexit che sancisce come Londra sia tenuta a sottostare «indefinitamente» al backstop e alla permanenza dell'Irlanda del Nord nell'unione doganale «fino al raggiungimento di un accordo sostitutivo» con l'Ue sulle relazioni future. Il tema è stato sollevato nel Question Time: la premier Tory ha risposto di non averlo mai negato, insistendo tuttavia sull'intenzione di entrambe le parti di non far entrare il backstop in vigore. Il backstop è una sorta di clausola di salvaguardia introdotta tra le parti per evitare il ritorno di un confine fisico tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord e prevede il mantnimento dell'unione doganale nel caso Londra e Bruxelles non riescano a trovare un'intesa.

MAY ASSICURA CHE LA PERMANENZA È TEMPORANEA

Theresa May ha sottolineato di aver già riconosciuto in aula, nei giorni scorsi, che l'accordo è vincolante e, per volere di Bruxelles, non dà a Londra la possibilità di ripudiare «unilateralmente il backstop». Ma ha rimarcato come il meccanismo in questione sia solo una garanzia teorica per l'obiettivo condiviso dalle parti di mantenere un confine senza barriere fra Belfast e Dublino. Obiettivo assicurato per ora dalla permanenza «temporanea» dell'intero Regno Unito nell'unione doganale durante la fase di transizione e che potrà essere garantito in seguito anche attraverso altre «soluzioni alternative», ha insistito la premier, osservando che «non sarebbe attraente» del resto per la stessa Ue intrappolare la Gran Bretagna con l'eventuale applicazione del backstop.

LA RABBIA DI INDIPENDENTISTI SCOZZESI E LABOUR

Ian Blackford, capogruppo a Westminster degli indipendentisti scozzesi dell'Snp, ha da parte sua attaccato la premier accusando il governo di aver «fuorviato il parlamento, forse inavvertitamente», sugli effetti giuridici dell'accordo. Anche se lo speaker dei Comuni, John Bercow, lo ha subito rimbeccato escludendo qualsiasi inganno deliberato da parte dell'esecutivo e intimandogli di ritirare quel «forse». Il Labour a sua volta ha commentato per bocca del ministro ombra per la Brexit, Keir Starmer, il testo del parere legale definendo ormai «chiaro» il motivo per il quale la premier avrebbe voluto evitarne la pubblicazione integrale.Ma nel Question Time il leader Jeremy Corbyn non ha toccato l'argomento preferendo polemizzare con May sul numero record di poveri denunciato in un rapporto dell'Onu sul Regno Unito e contro l'atteggiamento «ostile» della premier verso i migranti.

COSA DICE IL PARERE LEGALE

Il parere legale che ha rimesso May sotto tiro è stato raccolto dall'attorney general Geoffrey Cox sull'impatto dell'accordo sulla Brexit raggiunto dalla premier con l'Ue. Si tratta di un atto dovuto dopo l'umiliante sconfitta subita il 4 dicembre alla Camera dei Comuni sulla mozione presentata dal ministro ombra Starmer che ha sancito come «oltraggio al Parlamento» il rifiuto iniziale dell'esecutivo di rilasciare la versione integrale del documento. Documento che nelle conclusioni evidenzia i rischi legati alla permanenza transitoria del Regno Unito nell'unione doganale, garantita dal meccanismo di salvaguardia del backstop per assicurare il mantenimento del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord, in mancanza del diritto di uscirne unilateralmente. Una situazione, ha notato Cox, che potrebbe rendere poi Londra «soggetta a protratti e ripetuti round negoziali» sull'accordo definitivo sulle relazioni future.

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