Omicidio Jamal Khashoggi Giornalista
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5 Dicembre Dic 2018 0958 05 dicembre 2018

Caso Kashoggi, la Turchia ordina l'arresto di due sauditi

Ankara chiede la testa del n°2 dei servizi segreti e del consigliere e responsabile della comunicazione del principe Mohammed Bin Salman: «Sospettati di aver pianificato l'assassinio».

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I nomi sono gli stessi delle teste che Mohammed Bin Salman ha fatto già rotolare. Il 5 dicembre la procura di Istanbul ha emesso mandati di cattura per l'omicidio di Jamal Khashoggi nei confronti di Saud al Qahtani, stretto consigliere ed ex responsabile della comunicazione sui social del principe ereditario saudita, e del generale Ahmed al Asiri, ex numero 2 dell'intelligence, entrambi rimossi da Riad dopo il delitto. I due si troverebbero però in Arabia Saudita e il Regno ha già respinto le richieste turche di estradizione dei sospetti.

I due alti funzionari sauditi, tra le figure più vicine a bin Salman, sono «fortemente sospettati» di essere stati tra i «pianificatori dell'omicidio», secondo i magistrati di Istanbul. La nuova mossa della procura mira a non allentare la pressione sull'erede al trono di Riad, ma difficilmente avrà effetti immediati. Tra Turchia e Arabia Saudita non esiste un accordo di estradizione, ma Ankara potrebbe chiedere all'Interpol di emettere un mandato di cattura internazionale, sottolineano i media locali. Il 4 dicembre, dopo aver ascoltato il briefing della Cia sul caso, alcuni senatori americani erano intanto tornati ad accusare esplicitamente bin Salman di coinvolgimento nell'omicidio del giornalista dissidente.

«NESSUN COLLEGAMENTO TRA IL PRINCIPE E QUESTO INCIDENTE»

Intanto dopo le accuse rivolte il 4 dicembre a Mohammed bin Salman da alcuni senatori Usa al termine dell'audizione sul caso del direttore della Cia, Gina Haspel, la portavoce dell'ambasciata di Riad a Washington, Fatima Baeshen, ha scritto su twitter che «in nessun momento Sua Altezza Reale il Principe Ereditario ha avuto comunicazioni con alcun funzionario saudita per far del male a Jamal Khashoggi, un cittadino saudita. Respingiamo categoricamente ogni accusa che mira a collegare il Principe a questo orribile incidente».

«RIAD FRANCA NELL'AFFRONTARE QUESTO TRAGICO ERRORE»

«Il Regno dell'Arabia Saudita», ha aggiunto Baeshen, «è stato franco nell'affrontare questo tragico errore, sta portando davanti alla giustizia le persone responsabili e mettendo in campo misure correttive per garantire che un buco istituzionale di tale catastrofica natura non si ripeta». La portavoce ha sottolineato che Riad mantiene il suo «fermo impegno» alle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, «che si adoperano per la stabilità regionale e altri scopi comuni».

L'ONU CHIEDE UN'INCHIESTA INTERNAZIONALE SUL CASO

Anche l'Onu è tornata sulla questione chiedendo più trasparenza. Secondo l'Alto commissario per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, «c'è davvero bisogno» di un'inchiesta internazionale «per accertare ciò che è realmente accaduto e chi sono i responsabili di quel terribile omicidio». La necessità di un'indagine internazionale per evitare un insabbiamento sull'omicidio del reporter nel consolato saudita di Istanbul è fortemente sostenuta anche dalla Turchia.

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