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5 Dicembre Dic 2018 1421 05 dicembre 2018

L'Ue attacca la Russia: spende 1,1 miliardi l'anno per le fake news

La Commissione ha varato il piano d'azione contro la disinformazione in vista delle Europee del 2019. Affondo del vicepresidente Ansip: «Mosca interferisce con le elezioni. Le nostre democrazie vanno protette».

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La Russia sarebbe la più grande fabbrica di fake news del mondo, con un business da oltre un miliardo di euro. L'accusa stavolta è arrivata dal'Ue e più precisamente dal vicepresidente della Commissione Ue, l',estone Andrus Ansip, che ha attaccato Mosca in concomitanza del piano d'azione anti-fake news dell'Unione. Mosca, ha detto Ansip, «investe un enorme budget, 1,1 miliardi l’anno, a sostegno della disinformazione», e «la fabbrica dei trolls di San Pietroburgo impiega 1000 persone a tempo pieno».

ANSIP: «RUSSIA PRIMA FONTE DI INTERFERENZE NELLE ELEZIONI»

«Abbiamo visto tentativi di interferire in elezioni e referendum, con prove che indicano la Russia come fonte primaria di queste campagne». Per questo «dobbiamo essere uniti e mettere insieme le nostre forze per proteggere le nostre democrazie contro la disinformazione», ha detto ancora il vicepresidente della Commissione Ue al digitale. «Combattere la disinformazione», ha sottolineato, «richiede uno sforzo collettivo».

COSA PREVEDE IL PIANO UE CONTRO LE FAKE NEWS

L'Ue ha varato il piano d'azione anti-fake news in vista delle elezioni europee di maggio e a tutela degli altri appuntamenti elettorali nei 28 da qui al 2020. Con le nuove misure le risorse per le Task force in seno al Servizio di azione esterna di Federica Mogherini per identificare i focolai di disinformazione vengono più che raddoppiati passando dai 1,9 milioni del 2018 a 5 milioni per il 2019. Viene poi creato un sistema di allerta rapida tra istituzioni Ue e Stati membri per la condivisione di informazioni e allarmi su campagne di disinformazione.

MONITORAGGIO DI GOOGLE E DEI SOCIAL

I social e le piattaforme online quali Facebook, Google, Mozilla e Twitter saranno monitorati per verificare l'applicazione del codice di buone pratiche che hanno sottoscritto su base volontaria con Bruxelles e che prevede trasparenza nelle pubblicità elettorali, eliminazione di account falsi, identificazione dei bots e collaborazione con fact checkers e ricercatori. Un primo rapporto è atteso a gennaio. Verranno infine promossi programmi di 'educazione' rivolti ai media.

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