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5 Dicembre Dic 2018 1956 05 dicembre 2018

Russiagate, perché le deposizioni di Flynn spaventano Trump

Il procuratore speciale Robert Mueller ha raccomandato una pena molto lieve per l'ex consigliere per la sicurezza nazionale per la sua collaborazione con l'inchiesta. E ora il presidente rischia.

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Donald Trump è andato ai funerali di George H.W. Bush inseguito dall'ombra sempre più lunga del Russiagate. Ora a spaventarlo è l'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, dopo che il procuratore speciale Robert Mueller ha raccomandato, in un memo al giudice che dovrà decidere il suo destino il 18 dicembre, il minimo della pena senza un giorno di carcere, per la sua collaborazione «sostanziale» all' inchiesta e in un'altra indagine penale non meglio precisata.

MUELLER SODDISFATTO DELLA COOPERAZIONE

In questo modo Mueller ha lasciato intendere di essere soddisfatto della cooperazione di Flynn e lanciato un segnale ad altri indagati su possibili sconti di pena, che possono equivalere di fatto alla grazia presidenziale ventilata dal tycoon per salvare quelli che ritiene vittime di una "caccia alle streghe". Il procuratore speciale inoltre continua a tenere nascoste le sue carte: i dettagli della collaborazione dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale, interrogato ben 19 volte, sono coperti da omissis perchè «contengono informazioni sensibili su indagini in corso», spiegazione che ha suggerito future rivelazioni potenzialmente compromettenti per il tycoon.

INFORMAZIONI SUL TRANSITION TEAM DI TRUMP E I DIRIGENTI RUSSI

Ad allarmare il presidente c'è una frase chiave: Flynn ha fornito «informazioni di prima mano su contenuti e contesti delle interazioni tra il transition team di Trump e dirigenti del governo russo». Flynn rischiava almeno cinque anni per aver mentito all'Fbi sui suoi incontri, prima dell'insediamento del tycoon, con l'allora ambasciatore russo a Washington Serghiei Kislyak per parlare della revoca delle sanzioni a Mosca imposte da Obama. Resta da vedere quali sono i retroscena di quegli incontri, se ci andò per decisione sua o per conto di altri.

TRUMP RISCHIA ANCHE PER LE PAROLE DI COHEN

Nel memo Mueller difende la credibilità di Flynn, finora l'unico membro dell'amministrazione Trump a dichiararsi colpevole in questo filone di indagini, ricordandone l'«esemplare» servizio militare e pubblico. «Merita credito per aver accettato la responsabilità in modo tempestivo e aver collaborato col governo in modo sostanziale», ha scritto Mueller. A togliere il sonno al tycoon anche la piena cooperazione con gli inquirenti del suo ex avvocato personale Michael Cohen, che ha fatto rivelazioni esplosive sui negoziati per una Trump Tower a Mosca durante la campagna presidenziale.

DUBBI SULLA COLLABORAZIONE DI MANAFORT

Entro venerdì 7 Mueller dovrà suggerire pure per lui una pena e si prevede sarà minima. Al contrario di quella per Paul Manafort, l'ex capo della campagna di Trump già condannato in un primo processo ed ora accusato di aver violato il suo successivo accordo di collaborazione. Resta fedele al presidente anche il suo ex consigliere elettorale informale Roger Stone, sospettato di aver fatto da ponte con Wikileaks per la diffusione delle email del partito democratico trafugate da hacker russi. Ma per motivare il suo rifiuto di deporre al Senato, ha invocato il quinto emendamento: quello che garantisce il diritto a non testimoniare contro se stessi.

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