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5 Dicembre Dic 2018 0800 05 dicembre 2018

Perché in Yemen gli Emirati non sono migliori dei sauditi

Amico fraterno di MbS, il principe bin Zayed è il quarto importatore di armi al mondo. Bombarda civili e ha creato squadroni che imprigionano e torturano gli oppositori.

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Dopo la Germania, anche Danimarca e Finlandia hanno smesso di fornire armi all'Arabia Saudita, di fatto guidata dal sinistro principe ereditario Mohammad bin Salman. «In risposta all’assassinio di Jamal Khashoggi e ai bombardamento del regime nello Yemen», il governo finlandese ha ritenuto giusto allargare la black list sull'export di armi anche gli Emirati Arabi. Aggiunta tutt'altro che insignificante, visto che di armi agli Emirati Arabi i Paesi occidentali ne vendono parecchie, e che le commesse bandite a Riad possono rientrare dalla finestra attraverso Abu Dhabi o Dubai: gli Emirati sono il principale alleato dell'Arabia Saudita nelle campagne militari, più di un suo Stato satellite. Intanto la coalizione filo-saudita, che dal 2015 bombarda indiscriminatamente lo Yemen, ha sul terreno le forze emiratine (soprattutto mercenari stranieri), per le organizzazioni per i diritti umani autori di gravi crimini di guerra.

LE PRIGIONI SEGRETE DEGLI EMIRATI

Nel World Report del 2018 Human Right Watch segnala le gravi responsabilità degli Emirati Arabi nella tortura e nelle scomparse in Yemen, dove il principe ereditario Mohammed bin Zayed, per aiutare l'amico fraterno bin Salman, ha addestrato e armato migliaia di miliziani mandati contro l'esercito yemenita e i ribelli sciiti houthi. Amnesty International aveva denunciato l'esistenza di prigioni segrete, luogo di torture, nelle province meridionali dello Yemen dove ha base il governo filo-saudita di Aden e dove gli Emirati hanno «creato, addestrato, equipaggiato e finanziato varie forze locali, tra cui la Cintura di sicurezza e la Forza di élite». Tra il marzo 2016 e il maggio 2017, l'Ong ha anche svolto ricerche su una cinquantina di uomini arrestati nella stessa regione: alcuni sono stati rilasciati dopo aver subito abusi e di altri, scomparsi, si teme l'uccisione.

Tank del governo nel Sud dello Yemen.
GETTY

I DESAPARECIDOS DEI FRATELLI MUSULMANI

I paramilitari degli Emirati agirebbero in autonomia anche dal governo di Aden, riconosciuto dalla comunità internazionale, con pratiche ancora più cruente in una guerra sempre più barbara, popolata anche di bambini soldato. Ex detenuti hanno raccontato ad Amnesty International di «scariche elettriche, pestaggi e violenze sessuali», alcuni torturati sarebbero morti per gli abusi subiti. In Yemen gli Emirati avrebbero impiantato «nell'ombra, una struttura di sicurezza illegale che compie gravi violazioni dei diritti umani» e che non può essere smantellata dalle forze governative, alleate dell'Arabia Saudita e degli Emirati: anche i magistrati hanno le mani legate, le famiglie non possono chiedere giustizia per arresti o desaparecidos. Spesso basate su vendette private o per l'accusa di simpatizzare, più che per gli sciiti houthi (presenti nel Nord dello Yemen, dove occupano la capitale Sanaa), per il partito sunnita al Islah, ramo yemenita della Fratellanza musulmana.

LA GUERRA CONTRO IRAN E QATAR IN YEMEN

Sulla pelle dei musulmani, anche e più che mai in Yemen, si perpetua la guerra tra l'Arabia Saudita e le altre potenze regionali, una ghigliottina anche per Khashoggi. Il giornalista riparato negli Usa non era soltanto critico verso il principe bin Salman. Era un saudita di origine turca, sempre più vicino alla Fratellanza musulmana, il movimento politico panislamico che si prefigge di portare al potere l'islam politico con elezioni democratiche. Motore delle Primavere arabe del 2011, gli esponenti dei Fratelli musulmani sono stati messi al bando dai militari egiziani, finanziati dai sauditi e dagli Emirati Arabi, e accolti viceversa come esuli dal Qatar e dalla Turchia. Khashoggi era un amico personale degli islamisti turchi dell'Akp, vicino anche al presidente Recep Tayyip Erdogan, e la Turchia è alleata del Qatar che, sotto l'embargo dei sauditi e degli emiratini, si è a sua volta avvicinato sempre di più all'Iran.

La rivalità tra Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran si traduce in una spirale di violenze indiscriminate in Yemen

ECATOMBE TRA I CIVILI PER L'ODIO DEI LEADER

La rivalità tra Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran si traduce in una spirale di violenze indiscriminate e gli Emirati Arabi ne sono protagonisti come i sauditi – anche per la mole delle loro armi americane ed europee e per il sostegno militare diretto di anglosassoni e francesi in Yemen. L'odio di MbS e MbZ, come chiamano gli arabi i due leader, per l'Iran, e poi per il Qatar, per la Turchia e per tutti i movimenti politici dal basso, si riversa nelle bombe a tappeto scaricate contro i ribelli houthi spalleggiati dall'Iran e ormai anche nella persecuzione dei sunniti di al Islah. Praticamente oltre due terzi degli yemeniti, sciiti e sunniti, sono oggetto di rappresaglie dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi, anche verso la popolazione civile: dai dati dell'Onu almeno 17 mila vittime dal 2015 (ma diverse Ong ne contano più del doppio) nei raid e l'ecatombe degli 85 mila bambini stimati da Save the Children già morti per malnutrizione.

LA FRATELLANZA MUSULMANA È IL PERICOLO DEI REGIMI

Nel Sud dello Yemen, tra Aden e al Mukalla ci sono testimonianze di rastrellamenti notturni nelle abitazioni di yemeniti scomodi e arresti per strada o al lavoro, per mano di squadroni a volto coperto. La scusa è di colpire membri di al Qaeda (Mukalla ne è la roccaforte) e Isis - dopo che per anni l'Arabia Saudita è stata la prima esportatrice di jihadisti, specie in Yemen. Ma la realtà è che si vuole prima di tutto bloccare forze come la Fratellanza musulmana, che mirano a rovesciare dall'interno monarchie assolute e regimi autoritari. Il sostegno dell'Arabia Saudita e degli Emirati al generale Abdal Fateh al Sisi in Egitto come al comandante Khalifa Haftar in Libia (coperto dall'aviazione egiziana e degli Emirati Arabi) punta a restaurare e tutelare l'autoritarismo in Medio Oriente e in Nord Africa. Uno status quo mantenuto, nella penisola arabica, anche con la repressione nelle proteste in Bahrain con i rinforzi dei sauditi.

Una bambina yemenita gambizzata da una mina.
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Lo squadrone della morte che il 2 ottobre ha ucciso Khashoggi a Istanbul è sospettato di violenze e sparizioni anche nel regno

IL BOOM DI ARMI IN ARABIA SAUDITA, EGITTO ED EMIRATI

Quelle armi schierate contro le contestazioni in Bahrein e anche nelle zone sciite dell'Arabia Saudita, erano anche di fabbricazione tedesca. Dalla Primavera araba l’export di armamenti verso Riad è aumentato di quasi il 300%: grazie al militarismo di MbS e alla guerra in Yemen anche la fabbrica di bombe in Sardegna del gruppo tedesco Rheinmetall triplicherà la produzione. Dopo l'India, i sauditi sono i primi importatori al mondo di armi (per il 98% dagli Usa di Donald Trump) e subito dietro vengono Egitto ed Emirati Arabi, quarti davanti anche alla Cina. Anche il Qatar ha aumentato le commesse, ma resta al 20esimo posto nel rapporto del 2018 dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri). La Fratellanza musulmana è, da decenni, una minaccia latente anche per l'immobilista e feudale regno saudita e, tanto a Riad quanto ad Abu Dhabi, i metodi contro gli oppositori sunniti sono gli stessi che in Yemen.

ARRESTI E PROCESSI SOMMARI ANCHE NEGLI EMIRATI

Amnesty international ha raccolto testimonianze anche dei dissidenti imprigionati a Riad senza processo, un'attivista saudita sarebbe stata anche molestata. Con MbS sono in aumento ed è famosa la mega «operazione anti-corruzione», di un anno fa, contro decine di magnati ostili verso l'erede al trono, trasferiti e poi rinchiusi per mesi nel Ritz Carlton Hotel di Riad: lo squadrone della morte che il 2 ottobre 2018 ha ucciso Khashoggi nel consolato saudita a Istanbul è sospettato di violenze e sparizioni anche nel regno. Negli Emirati che reclutano per lo Yemen migliaia di contractor africani, ingaggiati anche per il Sud della Libia tra le forze di Haftar, la musica non cambia: il giovane MbZ, che promette rinnovamento dall'alto come MbS, non ha fermato gli arresti di attivisti, nemici dell'Arabia Saudita e menti critiche: prelevato da casa nella notte, il noto blogger Ahmed Mansoor è in isolamento dal 2017 dopo un processo sommario per «incitazione all'odio settario».

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