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6 Dicembre Dic 2018 2049 06 dicembre 2018

Assange può lasciare l'ambasciata dell'Ecuador a Londra

Secondo il presidente Lenin Moreno, il fondatore di Wikileaks avrebbe «sufficienti garanzie» da parte del governo britannico per poter uscire dall’edificio in cui si trova dal 2012. 

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I giorni di Julian Assange all'ambasciata dell'Ecuador a Londra potrebbero essere contati. Il presidente del Paese sudamericano Lenin Moreno ha dichiarato in un'intervista che il fondatore di Wikileaks può lasciare la sede diplomatica, nella quale è stato accolto sei anni fa, perché Londra ha fornito «garanzie scritte che non sarà estradato in nessun Paese in cui rischierebbe la pena di morte».

IL MANCATO INTERROGATORIO DEL 2012

Da Downing Street non è arrivata nessuna conferma ufficiale in merito ma il messaggio di Moreno, molto più sensibile del suo predecessore Rafael Correa alle pressioni occidentali e ai rapporti con gli Stati Uniti, è chiaro. Inseguito al momento della fuga nella sede diplomatica ecuadoriana da una controversa denuncia per abusi sessuali presentata in Svezia e nel frattempo archiviata, Assange resta formalmente sotto il tiro della giustizia britannica per non essersi presentato di fronte al giudice che nel 2012 avrebbe dovuto interrogarlo su richiesta proprio della magistratura di Stoccolma.

LO SPETTRO DI UNA TRATTATIVA SOTTERRANEA

Ma il timore di Wikileaks, oggi in parte fugato dalle dichiarazioni di Moreno, è che in realtà Londra lo voglia consegnare a Washington, dove è bollato come un 'nemico pubblico' fin dalla pubblicazione nel 2010 d'una montagna d'imbarazzanti documenti top secret consegnati dalla sua organizzazione a giornali come il Guardian o il New York Times. E più di recente è stato tirato in ballo pure per il cosiddetto scandalo Russiagate, sullo sfondo del sospetto di presunti rapporti con Mosca da lui sempre negati. Due giorni fa il New York Times ha scritto di una presunta trattativa segreta con l'Ecuador per la consegna dell'hacker australiano orchestrata da Paul Manafort, l'ex capo della campagna elettorale di Donald Trump coinvolto nel Russiagate. Secondo la ricostruzione del quotidiano americano, a maggio del 2017 Manafort si recò a Quito per discutere con il presidente dell'ipotesi di liberarsi della scomoda presenza di Assange consegnandolo in cambio di una riduzione del debito verso gli Stati Uniti. Poco dopo Manafort finì nel mirino del procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller, e il governo ecuadoriano interruppe i rapporti.

L'ESTRADIZIONE NON È COMUNQUE SCONGIURATA

Al di là delle garanzie di Londra Assange rischia comunque di essere estradato negli Stati Uniti se l'accusa si impegnasse a non chiedere la pena di morte. Che dopo l'avvicendamento alla presidenza dell'Ecuador l'aria per il fondatore di Wikileaks stesse cambiando è apparso chiaro in estate quando l'Ecuador gli ha imposto una serie di regole sull'accesso alle comunicazioni, sulle visite e sulle cure mediche in ambasciata. Dopo una denuncia per violazione dei «diritti fondamentali» avviata contro il governo ecuadoriano dal legale di Assange, Baltasar Garzon, e respinta da un tribunale di Quito, le imposizioni sono state ammorbidite ma al fondatore di Wikileaks è stato intimato di «rispettare la sovranità e il buon nome dell'Ecuador», e di «non fare affermazioni o insinuazioni gratuite lontane dalla verità sulla condotta del governo riguardo all'asilo diplomatico che è stato concesso».

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