Donald Trump Russiagate conflitto interessi
TRUMPERIE
6 Dicembre Dic 2018 0800 06 dicembre 2018

A Donald Trump mancava solo il conflitto di interessi

Non solo il Russiagate entrato nel vivo. Il presidente ora è nei guai per il suo albergo superlusso di Washington che ospita politici e diplomatici stranieri. 

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È un periodo difficile per il presidente Donald Trump: il consigliere speciale Robert Mueller ha fatto sapere che a breve invierà al tribunale i documenti riguardanti la sua lunga inchiesta per capire se il tycoon e i manager della campagna presidenziale fossero in qualche modo in contatto con la Russia, e quanto queste relazioni abbiano influenzato i risultati delle elezioni. Le tre persone che hanno scelto di testimoniare in cambio di uno sconto di pena sono l’ex avvocato e consigliere del presidente Michael Cohen, il quale vorrebbe rifarsi una vita (possibilmente fuori dal carcere); Paul Manafort, a capo per qualche mese della campagna elettorale e Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale scelto proprio da Trump.

I TWEET AL VELENO DI TRUMP

Tutti e tre hanno ammesso di aver mentito, cosa che, oltre a essere un crimine, fa pensare che ci sia ancora molto da scoprire. Lunedì 3 dicembre il presidente ha lanciato due tweet avvelenati che hanno fatto gridare a una possibile ostruzione alla giustizia. Nel primo messaggio Trump sosteneva che Cohen dovesse essere incarcerato per aver collaborato con tanto entusiasmo e nel secondo si congratulava con un certo Roger Stone, un amico che pare abbia avuto contatti con Julian Assange ma che non intende cooperare con gli inquirenti. Per il presidente è quindi una persona per bene.

I GUAI CON L'HOTEL DI WASHINGTON

A parte tutti questi enormi casini con Mueller e con molti dei suoi ex collaboratori, Trump se la deve anche vedere con il distretto della Columbia. Il famoso Trump Hotel, situato nel centro di Washington, ospita infatti molti politici e diplomatici stranieri creando per il presidente un evidente conflitto di interessi. Il Washington Post ha sottolineato come la Costituzione Usa non lasci dubbi a riguardo: chi è presidente non può accettare doni o denaro da Paesi esteri. In realtà, nella storia degli Stati Uniti, questo problema si è presentato solo due volte: la prima con Benjamin Franklin (morto nel 1790), che aveva accettato in regalo dal re di Francia una tabacchiera intarsiata di diamanti, e poi con John Jay (morto nel 1829). Il primo presidente della Corte suprema aveva accettato in dono un cavallo dal re di Spagna. Poi di questa legge non si è più interessato nessuno, fino al 2018. E cioè fino a Trump che guadagna ospitando diplomatici e politici nel suo albergo superlusso. Insomma, come dicevo, la settimana è difficile.

Una nota positiva c’è stata: tutti mass media sono rimasti piacevolmente sorpresi da come il presidente e la first lady siano riusciti a salutare la salma di George H.W. Bush senza fare figuracce. Sembravano quasi due persone normali. Ormai, quando fa una cosa giusta, diventa subito una notizia nazionale.

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