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7 Dicembre Dic 2018 0725 07 dicembre 2018

Assange non vuole lasciare l'ambasciata dell'Ecuador a Londra

Nonostante le rassicurazioni del presidente Lenin Moreno, il fondatore di Wikileaks non pare intenzionato a uscire dall’edificio che lo ospita dal 2012. Per i legali il Paese «è tenuto a dargli asilo politico».

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Sembravano essere finiti i giorni di Julian Assange all'ambasciata dell'Ecuador a Londra. Lenin Moreno, presidente del Paese sudamericano, aveva infatti dichiarato in un'intervista che il fondatore di Wikileaks avrebbe potuto tranquillamente lasciare la sede diplomatica, nella quale era stato accolto nel 2012, dopo che il Regno Unito aveva fornito, a suo dire, «garanzie scritte che non sarà estradato in nessun Paese in cui rischierebbe la pena di morte». Moreno, vicino alla linea politica di Donald Trump e molto più sensibile del suo predecessore Rafael Correa alle pressioni occidentali in merito al caso Wikileaks, sembrerebbe così intenzionato a dare il ben servito ad Assange.

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ASSANGE NON VUOLE LASCIARE L'AMBASCIATA DELL'ECUADOR

Da Downing Street non è comunque arrivata ancora alcun tipo di conferma o smentita ufficiale in merito alle dichiarazioni del presidente dell'Ecuador. Anche per questo Julian Assange ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di accettare l'accordo evocato a gran voce da Lenin Moreno. La presunta garanzia delle autorità britanniche di non estradarlo in Paesi dove potrebbe rischiare la pena di morte non sembrano aver convinto il 47enne attivista australiano più che intenzionato a non muoversi dal suo rifugio sicuro. A renderlo noto sono stati Wikileaks e uno dei legali di Assange, Barry Pollock, liquidando le parole di Moreno come una «manovra diversiva».

PERCHÈ ASSANGE NON VUOLE ACCETTARE LA PROPOSTA DI MORENO

«Lasciar credere che togliere dal tavolo la pena di morte comporti per Assange di non dover più temere d'essere perseguito sarebbe ovviamente sbagliato, mentre nessuno deve essere perseguito per aver pubblicato informazioni vere», ha spiegato il legale al Daily Telegraph per poi aggiungere che «l'Ecuador è tenuto a garantirgli l'asilo politico». Soprattutto dopo che, «come sembra, gli Usa ne hanno predisposto l'incriminazione per spionaggio». Il sospetto dei sostenitori dell'australiano è che i paletti indicati da Moreno non lo mettano in realtà per nulla al riparo da una possibile estradizione negli Stati Uniti, infuriati con lui dalla diffusione nel 2010 ad opera di Wikileaks di una innumerevole quantità di documenti riservati. La sensazione è che gli Usa vogliano farsi consegnare il 47enne attivista australiano da Londra con la promessa di rinunciare alla pena di morte ma non all'ergastolo.

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