Gilet gialli non incontreranno governo
La protesta dei gilet gialli
Gilet gialli chi sono
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7 Dicembre Dic 2018 0900 07 dicembre 2018

Chi sono e cosa chiedono i gilet gialli

Operai. Disoccupati. Pensionati. Per lo più provenienti dalle zone periferiche della Francia povere e dimenticate. Radiografia del movimento. 

  • ELEONORA LORUSSO
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È andata in scena per tre sabati consecutivi, ha infiammato giovedì 6 dicembre Nizza e Marsiglia e colpirà nuovamente Parigi l'8 dicembre la guerriglia ingaggiata dai gilet gialli che finora ha un bilancio di tre vittime, 1.000 feriti e oltre 1.300 arresti. Ma se a Parigi sono state subito cancellate le scritte contro il presidente Emmanuel Macron, è nelle campagne francesi che rimangono disagio e rabbia. E col passare dei giorni e delle settimane quello che emerge è che il caro-carburanti, motivo iniziale delle manifestazioni, è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’ultimo di una serie di provvedimenti che ha fatto esplodere con forza il contrasto tra la vita (politica, sociale, culturale e lavorativa) della Capitale e quella delle realtà rurali.

UNA PROTESTA PARTITA DALLE ZONE RURALI

A spingere in strada i gilet jaune per la prima volta, il 17 novembre, è stato ufficialmente il rincaro delle accise sui carburanti (0,76 euro per il gasolio, 0,39 per la benzina). In realtà ad agitare larghi strati della popolazione è un disagio ben più profondo, nato e cresciuto nelle campagne francesi. Tra queste, in particolare, le zone centrali come la Borgogna e quelle più periferiche a nord est, come la regione delle Ardenne, e a sud ovest, come la Nuova Aquitania, al confine con i Pirenei. Non è un caso che proprio nel dipartimento della Nièvre, a poco più di 200 km da Parigi, quasi il 7% degli abitanti abbia aderito alle primissime proteste. In generale, la prima ondata di manifestazioni e fermi stradali (oltre 600 nell’ultimo fine settimana) ha riguardato soprattutto i piccoli centri: uno su cinque al di sotto dei 5 mila abitanti, il 42% fino a 20 mila residenti. Un’altra conferma arriva dalla zona d’origine di alcuni dei membri di spicco dei gilet gialli: come riportato dal New York Times, molti arrivano da Guéret (15 mila anime) nella Nuova Aquitania, nota soprattutto per essere stata in passato simbolo del provincialismo rurale.

Per tre sabati consecutivi il movimento dei gilet jaune ha manifestato per le strade della Capitale francese.

L'IDENTIKIT: OPERAI, DISOCCUPATI E PENDOLARI

Secondo l’Institut d’Etudes Marketing et Opinion, il movimento è appoggiato dal 62% degli operai, dal 56% dei disoccupati, mentre un’altra quota consistente è costituita da pensionati. Sono pochi invece i quadri e i professionisti che indossano il gilet giallo: meno di uno su tre. Recentemente si sono invece uniti alla protesta anche gli studenti. Si tratta, dunque, di quelle fasce colpite da maggiori difficoltà economiche, le stesse che hanno aumentato le differenze tra coloro che vivono nei grandi centri, e in particolare Parigi, e chi invece abita nelle zone “peri-urbane” se non addirittura di campagna. Spesso sono nuclei familiari che ben conoscono lo stile di vita delle metropoli e che negli anni scorsi hanno abbandonato le città e la capitale col sogno di una vita migliore. Secondo l’Insee (l’istituto di statistica nazionale francese) sono circa 100 mila i francesi ogni anno tornano a vivere nei cosiddetti village, in cerca di un costo della vita inferiore. Sono loro i più colpiti dall’aumento del carburante, dal momento che si tratta di pendolari che quotidianamente coprono distanze medio-lunghe in auto per raggiungere i posti di lavoro in città e che, in cambio, non hanno ottenuto migliori servizi sociali ed economici, in larga parte riservati alle grandi aree metropolitane.

I dati Insee mostrano come appena il 13% dei parigini utilizzi l’auto per recarsi al lavoro, contro il 38% degli abitanti della prima cintura della Capitale e il 61% della “grande corona”, ossia la seconda fascia periferica, e al 78% della regione dell’Île-de-France. Solo il 36% di chi vive nella capitale ne possiede una, mentre nella regione parigina si arriva al 66,7%, dato che sale ulteriormente in regioni più distanti dalla Capitale, come la Bretagna (87%), la Loira (86,8%), mentre in Corsica si arriva all'86,3% Le media dell’intero Paese - 80,1% - evidenzia le differenze, soprattutto tenendo in considerazione che la densità abitativa della Francia è molto bassa (103 abitanti per km², la metà rispetto all’Italia) e gli spostamenti, al di fuori delle aree metropolitane, avvengono quasi solo con mezzi propri.

IL TASSO DI POVERTÀ

La tassa sui carburanti, dunque, peserebbe maggiormente proprio sugli abitanti delle campagne, il cui tenore di vita è peggiorato negli ultimi anni. Non si tratta di ceti disagiati in senso stretto, come nel caso di casseur parigini: certo non sono mancati alle manifestazioni anche gli emarginati delle banlieue della Capitale, ma di uno strato della popolazione ben più ampio, costituito dagli abitanti dei comuni più isolati. Il tasso di povertà è comunque piuttosto elevato (17%) e riguarda il 4% delle municipalità. Secondo le statistiche, la metà della popolazione francese dell'interno ha uno stipendio medio che oscilla tra i 1.139 e 2.125 euro al mese, senza aver visto un incremento negli ultimi 10 anni, cioè dalla crisi del 2008. Questa condizione ha inasprito gli animi e aumentato le differenze sociali.

Un posto di blocco stradale organizzato dai gilet gialli.

IL MANIFESTO DEI GILET

L’elenco delle rivendicazioni dei gilet jaune è piuttosto lungo e variegato. Si va dall’eliminazione del crescente fenomeno dei senzatetto e alla lotta alla povertà, da una maggiore progressività nelle imposte sul reddito al salario minimo di 1.300 euro netti, fino alla promozione di piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani e al “no” a nuove grandi aree commerciali. Sono richieste anche maggiori tasse per i grandi colossi come McDonalds, Amazon, Google, un nuovo sistema pensionistico e la fine dell’austerity. Insomma, a incrociarsi sono idee anti-globalizzazione, il protezionismo, ma anche maggiori servizi sociali e sostegno al reddito.

LA FRANCIA PROFONDA COME GLI USA DI TRUMP

Le immagini delle proteste dei gilet gialli si sono concentrate sui cortei parigini e sugli atti di vandalismo. Poca attenzione, invece, è stata riservata alla più vasta (e silenziosa) protesta lungo le strade periferiche. È lì che sono andati in scena i “filtri”: posti di blocco che hanno rallentato il traffico per permettere ai gilet di chiedere agli automobilisti imbottigliati di firmare petizioni. È soprattutto in quelle zone che potrebbe crescere ulteriormente il malcontento, come conferma un sondaggio di Harris Interactive per Rtl e M6, uscito il 3 dicembre: il 72% della popolazione è d’accordo con le proteste, pur non avendo aderito attivamente. Secondo molti osservatori lo stato di disagio potrebbe non essere percepito, un po' come accaduto negli Stati Uniti che, contro ogni previsione, hanno votato Donald Trump nel 2016.

Una delle manifestazioni dei gilet gialli a Parigi.

Secondo quanto spiegato da Christophe Guilluy, geografo e autore francese intervistato dal britannico Guardian, le aree nelle quali sono nati i gilet gialli hanno molto in comune con quelle che hanno votato Donald Trump. A unire le due realtà ci sarebbero forti diseguaglianze economiche che hanno colpito soprattutto le fasce medio-basse dopo le politiche degli Anni 80 e 90. In Francia il disagio avrebbe colpito quello stesso tipo di cittadino che negli Usa è costituito dalla working class bianca, un bacino di lavoratori meno qualificati in contrapposizione alle élite dei grandi centri urbani dove, secondo i media americani, in molti continuano a chiedersi come Trump possa ancora godere di tanta popolarità a due anni dall’elezione.

LA DONNA SIMBOLO DEL MOVIMENTO

Il movimento dei gilet jaune è per definizione senza leader. Una delle icone del movimento però è Jacline Mouraud, ufficialmente cantautrice e soprattutto autrice di un video di 5’ postato su Facebook, nel quale la donna si rivolge a Macron e ai politici in genere, dicendo «tanto voi potenti che state nelle grandi città avete gli autisti».

OÙ VA LA FRANCE ? Parce qu il y en a marre et que se taire, c est se rendre complice. Faites chacun votre petit mot au président !

Geplaatst door Jacline Mouraud op Donderdag 18 oktober 2018

Mouraud fa riferimento alle accise, ma anche all’abbassamento dei limiti di velocità da 90 a 80 km/h, all’aumento dei pedaggi autostradali e al rafforzamento dei radar per rilevare infrazioni. Il filmato ha ottenuto migliaia di visualizzazioni e subito dopo, il 17 novembre, è stata organizzata la prima manifestazione, che ha coinvolto 600 città nel paese. Mouraud è stata minacciata di morte dai casseur dopo essersi dissociata dagli episodi violenza.

I gilet gialli sono molto radicati nelle aree rurali della Francia.

I SUPPORTER POLITICI: DA LE PEN A MÉLENCHON

Ma c’è una regia politica? E chi potrebbe avvantaggiarsi delle proteste contro Macron? Ad appoggiare il movimento sono stati subito Marine Le Pen, dell’ex Front National oggi Rassemblement national, e Jean-Luc Mélenchon, già fondatore del Partito di Sinistra e candidato nel 2017 con France Insoumise. Pare, però, che a mettere a punto la lista delle richieste dei gilet gialli sia stato Djordje Kuzmanovic, ex volto noto dello stesso partito populista di sinistra, appena abbandonato perché ritenuto troppo “morbido”.

TRADITI DA EN MARCHE

Di sicuro il bacino di voti rappresentato dai gilet jaune fa gola a molti. In alcuni casi provengono da zone tradizionalmente di sinistra, come la Nuova Aquitania che negli ultimi 40 anni ha sempre votato contro i partiti conservatori. Anche la zona centrale e più prettamente rurale della Francia ha una storia più orientata al socialismo, anche se di recente si è assistito a qualche cambiamento. Nell’area delle Ardenne, per esempio, Marine Le Pen alle ultime elezioni presidenziali ha sfiorato la vittoria (49,3%). In entrambi i casi, però, l’ultima tornata di consultazioni ha visto prevalere Macron, che ha strappato la vittoria anche nella Nuova Aquitania (68,6%), nella Loira (72,4) e nella Bretagna (75,3%), lasciando alla leader dell’estrema destra solo Calais (52%) e Aisne (52,9%). Considerando che a Parigi il presidente ha registrato il maggior successo (89,7%), sembra palusibile che il malcontento arrivi proprio da quelle aree che hanno dato fiducia al capo dell’Eliseo e che ora risultano deluse.

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