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Theresa May Brexit No Deal
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11 Dicembre Dic 2018 1023 11 dicembre 2018

L'ultima rincorsa di May per salvare l'accordo sulla Brexit

La premier britannica parte dall'Olanda nel tour europeo dopo il rinvio del voto sul divorzio dall'Ue. In serata l'incontro con Juncker che la gela: «L'intesa raggiunta non si tocca». La Francia non esclude il no deal. 

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Theresa May si è imbarcata nel suo tour delle cancellerie europee nel disperato tentativo di strappare un nuovo negoziato sulla Brexit, dopo avere congelato l'ultimo passaggio in parlamento. All'indomani del rinvio del voto sull'accordo riguardo il divorzio dall'Unione europea, con un intervento non programmato di fronte alla Camera dei Comuni accolto da risate e richieste di dimissioni, May ha fatto tappa in giornata a Berlino per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel. Prima di allora è andato in scena l'incontro con l'omologo britannico Mark Rutte. May ha incontrato anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che però non si è sbilanciato parlando di una discussione «lunga e franca»: «È chiaro che i 27 Paesi Ue vogliono aiutare, la domanda è come». Ma la May è ottimista: «Ciò che questi incontri mi hanno mostrato - afferma - è la determinazione condivisa di affrontare la questione del backstop e di risolverla. Ciò che sto discutendo con i leader Ue e continuerò a discutere con loro, è come possiamo offrire rassicurazioni che il backstop per l'Irlanda, se dovesse essere usato, e non c'è necessità che lo sia, sia solo temporaneo».

JUNCKER: «L'ACCORDO È IL MIGLIORE POSSIBILE»

Ma una prima doccia fredda per la premier britannica è arrivata dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. «Al Consiglio europeo avremo un ospite a sorpresa: la Brexit», ha detto Juncker. «Sono sorpreso perché ci eravamo messi d'accordo con il governo britannico e a quanto pare ci sono problemi quando ci si avvicina alla meta». Riferendo alla plenaria del parlamento Ue sul prossimo Consiglio europeo, Juncker ha aggiunto: «Incontrerò la premier britannica May questa sera, l'accordo che abbiamo raggiunto è il migliore possibile, l'unico possibile, non c'è margine di manovra per nuovo negoziato».

LA PRESIDENZA DI TURNO UE CONTRARIA ALLA RIAPERTURA DEL NEGOZIATO

Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro austriaco per l'Europa Gernot Bluemel (presidenza di turno dell'Ue), a margine del consiglio Affari generali. «Ci sono stati lunghi negoziati per questa intesa sulla Brexit, sulle possibili relazioni future, e sulla questione dei confini irlandesi. Quella sul tavolo è la migliore soluzione possibile, entrambe le parti hanno fatto passi l'uno verso l'altra per arrivare a comprendersi, per questo sono contrario alla riapertura del pacchetto».

E altre parole poco rassicuranti sono arrivate dalla Francia. «Siamo molto preoccupati per il posticipo del voto britannico sulla Brexit. Abbiamo fatto molto per aiutare Londra», ha detto il ministro francese per l'Europa Nathalie Loiseau. «Questo accordo è l'unico possibile e abbiamo fatto molte concessioni per raggiungerlo. Speriamo ci possa essere una maggioranza per la ratifica» a Westminster, «ma dobbiamo essere pronti per una mancata intesa, perché non è improbabile. Per questo stanotte il nostro parlamento ha votato un progetto di legge, per prepararci. Siamo pronti».

ANCHE DA BERLINO NON ARRIVANO RASSICURAZIONI

Così come da Berlino non sembrano essere in arrivo spiragli per May. «Spero che con Merkel si augurino buon Natale e un felice anno nuovo. È sempre un bene parlare, ma non ci sarà alcuna rassicurazione sulla riapertura del negoziato», ha detto il ministro tedesco agli Affari europei Michael Roth, al suo arrivo al consiglio Affari generali.

IL NUOVO VOTO ENTRO IL 21 GENNAIO

Un portavoce di Downing Street, infine, ha confermato che il governo May ha in programma di riproporre il voto di ratifica del parlamento britannico sull'accordo sulla Brexit «prima del 21 gennaio». L'indicazione del portavoce, per quanto priva di dettagli ulteriori rispetto a quella generica data dalla stessa May alla Camera dei Comuni, allontana il timore di uno slittamento fino alla data estrema del 28 marzo 2019: ossia fino alla vigilia della scadenza del 29 marzo già approvata nella legge di recesso dall'Ue per il divorzio formale da Bruxelles che avrebbe reso di fatto impossibile l'esame di qualsiasi emendamento o alternativa all'accordo May.

PORTA APERTA A UNA CONTROPROPOSTA DEL PARLAMENTO

La data del 21 gennaio mantiene invece in vita l'emendamento imposto nei giorni scorsi al Governo dai Comuni, su iniziativa del deputato conservatore anti-Brexit Dominic Grieve, che attribuisce al Parlamento la facoltà di indicare nuove opzioni in caso di bocciatura finale dell'intesa e in particolare di opporsi all'ipotetico epilogo di un 'no deal', che secondo l'iter l'esecutivo potrebbe in teoria comunicare al Parlamento proprio il 21 gennaio. Il portavoce ha inoltre evitato di prendere le distanza in alcun modo dalle critiche rivolte dalla ministra dei Rapporti con il Parlamento, Andrea Leadsom, allo speaker della Camera bassa, John Bercow, per la sua presunta mancata imparzialità. Critiche destinate a essere rinfocolate dalla bacchettata rivolta da Bercow al cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, quando questi ha sfidato l'aula a votare in favore dell'accordo May per scongiurare i timori di un 'no deal' manifestati da vari deputati. «È abbastanza difficile votare per qualcosa se non è messo ai voti», ha commentato lo speaker.

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