Attentato A Strasburgo
Attentato a Strasburgo
Strasburgo Attentatore Terrorismo Intervista Lombardi
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12 Dicembre Dic 2018 2038 12 dicembre 2018

Perché era difficile intercettare l'attentatore di Strasburgo

Radicalizzato di recente, Cherif Chekatt era fuori dalla cerchia jihadista. E quindi più imprevedibile. L'esperto di sicurezza Lombardi: «Siamo in una nuova normalità, ma la guardia resta alta».

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Un profilo criminale e terroristico che ancora sfugge, difficile da inquadrare anche per le autorità. L'attentatore di Strasburgo Cherif Chekatt risultava classificato, come soggetto da fiche S, nell'archivio delle potenziali minacce per la sicurezza dello Stato, ma al pari di altre migliaia e migliaia di estremisti in Francia. Il direttore del centro di ricerca sulla sicurezza Itstime della Cattolica di Milano, Marco Lombardi, segue da Bruxelles gli sviluppi con altri esperti europei di terrorismo. E a Lettera43.it spiega: «Si era radicalizzato in carcere e perciò era segnalato, ma non rientrava nella sfera dei più pericolosi sotto stretto monitoraggio, come per esempio i combattenti stranieri partiti per la Siria o l'Iraq o rientrati». Per Lombardi il 29enne cittadino francese di origini maghrebine è il volto di «un terrorismo non politico né religioso, ma espressione di una diffusa conflittualità che tende a esplodere in maniera imprevedibile e con la quale ci si deve abituare a convivere in modo consapevole».

Marco Lombardi.

DOMANDA. Dal 2017 non si verificavano in Europa attentati di terrorismo islamico così plateali. Dopo più di un anno riesplode il panico, a dimostrazione che l'Isis non poteva estinguersi di colpo. Ci eravamo fin troppo abituati, rilassati?
RISPOSTA. Nella percezione della gente comune sì. Infatti anche in Europa la minaccia non va rimossa, ma dobbiamo abituarci a quella che indichiamo new normality, una nuova normalità. Le intelligence hanno sventato degli attacchi anche negli ultimi mesi, tra gli addetti ai lavori la guardia è rimasta alta. Ma mettiamoci in testa che sarà sempre impossibile attenzionare 10 mila, ormai in Francia si parla di 20 mila radicalizzati.

Chekatt ha un passato di svariate rapine e azioni criminali tra la Francia e la Germania, dove fino al 2017 ha trascorso periodi in prigione e dove è in corso una caccia all'uomo. La sua radicalizzazione è stata recente.
È avvenuta in carcere e da lì è scattata la segnalazione. Le prigioni sono luoghi chiusi ideali per diventare estremisti: si creano circoli ristretti e questi legami forti tra detenuti danno identità. Alcune radicalizzazioni poi sono anche funzionali: banalmente, dicendo che si è musulmani rigorosi si ottiene cibo migliore.

Dalla sconfitta in Siria e in Iraq, l'Isis e altri gruppi jihadisti legati ad al Qaeda continuano a chiamare alle armi i lupi solitari?
Anche di recente hanno invitato a colpire ovunque e comunque, con «armi e coltello». In questo l'attacco dell'11 dicembre 2018 di Strasburgo è conforme alle direttive. Altri elementi cozzano invece con le dinamiche dei precedenti attentati di matrice Isis e al Qaeda, in Francia e anche in Belgio.

La regione tra la Francia e la Germania è un'area, fin dal 2000, dal tasso di radicalizzazione islamica tra i più alti d'Europa

Una documento di Cherif Chekatt.

Alcuni raccontano di aver udito Chekatt gridare «Allah 'u' Akbar».
Al di là dell'indicazione generica non abbiamo testimonianze di sue precise appartenenze a sigle jihadiste. Dalle ricostruzioni sembra poi che Chekatt abbia puntato direttamente ai civili del mercatino di Natale. Non per esempio ad agenti o ad altre forze di sicurezza presenti.

A Strasburgo, come a Bruxelles, si è colpito il cuore delle istituzioni dell'Ue e, come già in Germania, i mercatini di Natale sono un target. Per questo l'eco è stata maggiore, rispetto agli ultimi attacchi in Francia e in Belgio o anche a Londra?
Certamente. In più la regione tra la Francia e la Germania è un'area, fin dal 2000, dal tasso di radicalizzazione tra i più alti d'Europa. Lì, dai tempi del terrorismo algerino, sono state smantellate cellule salafite che programmavano attentati, anche ai mercatini di Natale nel 2016. Da lì sono partiti anche parecchi foreign fighter, in parte rientrati.

Le intelligence europee però sui combattenti di ritorno dai territori dell'Isis ha dati abbastanza precisi.
Li seguono, sono i più monitorati. Arrancano sulle figure molto meno prevedibili, come quella di Chekatt, in circuiti più distanti. Ormai il substrato conflittuale dell'estremismo islamico è segmentato in maniera profonda e la sfida per la sicurezza è intercettare i mimetizzati.

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