Brexit
Brexit
Ue May Backstop Brexit Significato 1
Mondo
14 Dicembre Dic 2018 1301 14 dicembre 2018

Perché May e Ue discutono e cos'è il backstop

Discussione accesa tra la premier britannica e il presidente della Commissione Ue. La leader Tory chiede di dare una scadenza a una garanzia che per definizione non ce l'ha. 

  • ...

Le telecamere del circuito interno al Consiglio Ue hanno mostrato uno scambio assai animato tra il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker e Ia premier britannica Theresa May. Il confronto è stato ripreso durante il giro di tavolo che di solito fanno le telecamere prima dell'inizio dei lavori della seconda giornata del summit. Le immagini riprendono May arrivare spedita in sala, sedersi e poi andare da Juncker, con cui parla con foga. Juncker allora con un atteggiamento più pacato, le mette una mano sul braccio, come a volerla calmare. I due, in piedi, continuano la fitta discussione sino a che le telecamere si allontanano e si chiudono le porte della sala della riunione. La May, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche, non avrebbe apprezzato le parole di Juncker durante la conferenza stampa della sera del 13 dicembre in cui il presidente Ue ha accusato i britannici di non sapere cosa vogliono. E tuttavia il problema è quello: dopo aver trovato un'intesa sul backstop per il confine irlandese a dicembre del 2017, - cioè una garanzia che tuteli gli accordi di pace e quindi l'assenza di una frontiera rigida tra Irlanda e Nord Irlanda -, ora Londra vorrebbe che l'Unione europea dichiarasse che il backstop ha una data di scadenza o che in ogni caso si tratta di una soluzione temporanea.

COSA SIGNIFICA IL BACKSTOP SUL CONFINE IRLANDESE

Richiesta quasi impossibile da assecondare: il backstop è proprio una garanzia che non sarà ripristinata una frontiera "pesante" in caso che Gran Bretagna e Unione europea non riescano ad assicurare la stessa cosa attraverso il negoziato sulle relazioni future. In altre parole se Londra alla fine deciderà di non avere alcun rapporto con mercato unico europeo e unione doganale e non riuscirà a inventare una soluzione alternativa a una dogana che divida in due l'isola d'Irlanda, l'intesa che May ha sottoscritto a dicembre assicura comunque alle due irlande che non sarà ristabilità una frontiera "pesante" tra loro. La garanzia, per definizione, non ha scadenza, a meno che appunto non si trovi un'alternativa. Ovviamente questo significa - e significava lo stesso anche a dicembre dell'anno passato quando May ha sottoscritto l'accordo - che una dogana possa controllare tutte le merci in arrivo dall'isola di Inghilterra verso quella irlandese, cosa che i britannici vedono come un affronto alla loro unità territoriale. Facile quindi capire perché al vertice dei leader Ue le discussioni siano state piuttosto accese.

May ha confermato il dibattito animato immortalato dalle telecamere e già diventato virale sui social media. Addirittura la tivù Channel 5 News si è rivolta a due esperti della lettura delle labbra, che hanno rivelato il contenuto della conversazione. Secondo l'interpretazione fornita dai sottotitoli al filmato, May ha insistito nell'accusare Juncker di averla definita «nebulosa», mentre il presidente dell'esecutivo comunitario le assicurava che non era così, poi è intervenuto il premier olandese Mark Rutte a fare da paciere. La prima ministra ha spiegato poi che l'aggettivo «nebulosa» usato il 13 dicembre da Juncker nella conferenza stampa, non era riferito a lei, ma al negoziato in generale.

Secondo fonti diplomatiche, alla cena del 13 dicembre, che aveva dato la possibilità di un confronto diretto tra la leader britannica e gli altri 27 capi di Stato e di governo, la premier britannica non ha formulato «richieste o proposte chiare» ai partner, nonostante Secondo altre fonti diplomatiche, buona parte dei leader è scettica rispetto alla possibilità che l'accordo passi alla Camera dei Comuni qualunque cosa si faccia, e sono in molti a temere l'effetto Cameron, a cui erano state fatte numerose concessioni, ma insufficienti a vincere il referendum. C'è invece un gruppo che insiste nel dire che «non è stata chiusa alcuna porta, il percorso continua, aspettiamo che May torni con una proposta».

«LAVORIAMO ANCHE AL NO DEAL»

Il premier belga Charles Michel in arrivo al Consiglio europeo dove oggi si tiene l'eurosummit a cui May non partecipa ha, per esempio, spiegato che ormai si lavora anche allo scenario del non accordo. «Ieri», ha detto Michel, «abbiamo riaffermato la volontà di applicare l'accordo che è stato concluso con la Gran Bretagna, così come di lavorare velocemente per lanciare i negoziati sulle relazioni future. Ma oggettivamente, i segnali che abbiamo avuto» finora «non sono particolarmente rassicuranti sulla capacità in Gran Bretagna di poter onorare gli impegni presi. Quindi saremo attenti a lavorare su tutte le ipotesi, compresa quella di un no deal». Intanto al suo ritorno in patria May ha ricevuto una pioggia di critiche e nuovi attacchi. La prova della premier Tory britannica a Bruxelles è stata definita «cattiva» e «vaga» da fonti diplomatiche citate dalla Bbc nella capitale belga, secondo la quale May non ha saputo illustrare «con chiarezza» il tipo di rassicurazioni che chiede. Di qui - mentre la sterlina apre oggi in calo - la reazione polemica dei suoi detrattori a Londra, nell'opposizione come fra i Conservatori dissidenti, tra richieste di dimissioni e sfide a sottoporre la sua linea al voto parlamentare o ad accettare un referendum bis. Reazioni a cui il numero due del governo, David Lidington, risponde affermando che la partita non è chiusa e che il confronto con l'Ue è destinato a proseguire.

Dal fronte delle opposizioni, il ministro ombra laburista per la Brexit, Keir Starmer, parla comunque di fallimento e sollecita un voto di ratifica immediato dell'intesa, rinviato per ora dal governo a dopo il 7 gennaio. Mentre la leader indipendentista scozzese Nicola Sturgeon torna a invocare un secondo referendum come unica soluzione.

Dall'altro lato dello schieramento politico, i ribelli Tory brexiteers ultrà confermano il no all'accordo May e la loro richiesta di dimissioni: «Come può Theresa May restare in carica se non sa articolare all'Ue ciò che il Regno Unito vuole?», si domanda polemicamente su Twitter l'ex viceministro Steve Baker. E intanto spunta un abbozzo di protesta di Gilet gialli britannici pro-Brexit sul ponte di Westminster, bloccato da un raduno di manifestanti che gridano «Brexit ora»: poche decine di persone con copertura mediatica al seguito, abbigliate in modo identico ai dimostranti che in Francia hanno messo negli ultimi giorni in ginocchio la Francia di Emmanuel Macron.

La leader inglese ha comunque replicato netta alle critiche interne: «Sono stata cristallina sulle rassicurazioni» sul backstop che occorrono, «dopo aver ascoltato le vedute dei parlamentari alla House of commons». E poi ha insistito: «So che è stato riportato che l'Ue non vuole valutare qualsiasi altra possibilità di chiarimenti. L'Ue è chiara, come lo sono io, che l'accordo sulla Brexit resta questo, ma sono possibili ulteriori chiarimenti» sul backstop, per arrivare alla ratifica di Westminster, sottolineando che «il lavoro andrà avanti nelle prossime settimane».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso