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19 Dicembre Dic 2018 1529 19 dicembre 2018

Gli Usa hanno deciso di ritirarsi dalla Siria

Washington ha già informato i partner locali dell'intenzione di lasciare il Nord-Est del Paese. Trump: «Isis sconfitto, non ha più senso restare». Il Pentagono cerca di dissuaderlo.

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Gli Stati Uniti stanno preparando il ritiro totale delle loro forze dal Nord Est della Siria. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali i funzionari americani hanno iniziato a informare i partner dell'area del loro piano. Il Pentagono starebbe cercando di dissuadere il presidente americano Donald Trump, dal quale, secondo la Cnn, è partita l'iniziativa di lasciare il Paese. Per il New York Times, i vertici del dipartimento della Difesa stanno cercando di dissuadere la Casa Bianca: una mossa del genere sarebbe un tradimento degli alleati curdi, le cui truppe da anni operano a fianco di quelle Usa in Siria e che rischierebbero di essere attaccate da un'offensiva della Turchia. «Abbiamo sconfitto l'Isis in Siria», ha scritto Trump su Twitter, spiegando che la lotta all'Isis era «l'unica ragione di essere lì».

IL PENTAGONO: «LA LOTTA ALL'ISIS NON È FINITA»

«La lotta all'Isis non è finita, anche se la coalizione ha liberato alcuni territori che erano in mano all'organizzazione», ha detto Diana White, portavoce del Pentagono, spiegando come gli Usa «hanno iniziato il processo di rientro delle truppe e si avviano alla prossima fase della campagna».

Washington ha dato il via alle operazioni in Siria nel 2014, quando insieme ai suoi alleati ha dato il via a una campagna di raid aerei contro lo Stato islamico. A partire dalla fine del 2015, il Pentagono ha iniziato a schierare sul terreno anche truppe di terra a sostegno dei curdi, fin dall'inizio del conflitto siriano in prima linea contro l'Isis. Il supporto è stato inizialmente sotto forma di consiglieri militari, ma nel corso degli anni sono arrivati i veri e propri boots on the ground. Attualmente circa 2 mila soldati americani sono al fianco delle Sdf (Syrian defence force), la coalizione curdo-araba che ha avuto il merito di scacciare lo Stato islamico dalle sue roccaforti in Siria, Raqqa e Deir el Zor.

I CURDI RISCHIANO L'ASSEDIO

Le forze curde, a cui va il merito principale della sconfitta del Califfato in Siria come in Iraq, rischiano ora di essere abbandonate al loro destino dopo essere state per quattro anni il più fidato alleato degli americani nella regione. I miliziani, senza la presenza e la protezione di Washington, potrebbero dover affrontare tre avversari contemporaneamente: la Turchia, il regime siriano e l'Isis. Ankara vede da sempre i curdi come la principale minaccia e punta a sloggiarli dal suo confine meridionale. Damasco ha già dichiarato che non accetterà un'entità autonoma nel suo territorio. Mentre lo Stato islamico, ora al limite delle forze, potrebbe riguadagnare energie e lanciare una controffensiva.

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