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28 Dicembre Dic 2018 1109 28 dicembre 2018

Qual è la situazione in Siria dopo il ritiro Usa annunciato da Trump

L'esercito siriano è entrato a Manbij, località strategica situata a ovest dell'Eufrate, invitato dalle forze curde dell'Ypg che temono un attacco della Turchia dopo il ritiro delle truppe americane.

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L'annuncio di Donald Trump di voler ritirare i 2 mila soldati americani dalla Siria ha iniziato ad avere le prime conseguenze. L'esercito siriano è entrato a Manbij, località strategica situata a ovest dell'Eufrate (nordest) controllata dalle forze curde. Nei giorni scorsi la Turchia aveva reso noto che sta «lavorando intensamente» alla preparazione di un'operazione militare contro le milizie curde dell'Ypg nella città, che per questo hanno chiesto l'intervento delle forze del presidente Bashar al Assad.

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L'INVITO DELLE FORZE CURDE

Subito dopo l'annuncio di Trump le forze curde dell'Ypg, che la Turchia considera un gruppo terrorista diretta emanazione del Pkk, hanno lanciato messaggi a Damasco: «Invitiamo il governo siriano, al quale apparteniamo, a inviare le sue forze per prendere posizione e proteggere Manbij per fronteggiare la minaccia turca». Le Unità di Protezione Popolare curde in particolare hanno ricordato di aver scoperto quel settore della Rojava, la regione diventata semi indipendente con la guerra civile, per combattere l'Isis nel Sud Est del Paese.

DAMASCO: «GARANTIREMO LA SICUREZZA PER TUTTI»

Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Reuters l'esercito siriano sarebbe nel cuore della cittadina e issato la bandiera della Repubblica Siriana. Le forze armate avrebbero anche dichiarato di garantire «la piena sicurezza per tutti i cittadini siriani e altri presenti» a Manbij.

MOSCA: «BENE IL RITORNO DEI TERRITORI CURDI A DAMASCO»

La Russia ha approvato il ritorno sotto il controllo di Damasco dei territori curdi in Siria e in particolare a Manbij. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, citato dall'agenzia Interfax. «Senza dubbio», ha affermato Peskov, «è un passo positivo verso la stabilizzazione della situazione». Contestualmente Mikhail Bogdanov, numero due della diplomazia russa e rappresentante di Putin per il Medio Oriente e l'Africa ha annunciato che i ministri della Difesa e i ministri degli Esteri di Russia e Turchia il 29 dicembre si incontreranno per discutere della situazione in Siria. «Discuteremo», ha poi detto il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, «della situazione creata dall'annunciato ritiro delle forze Usa dalla Siria».

PICCATA LA REAZIONE TURCA: MANBIJ NON PUÒ ESSERE CEDUTA

La mossa curda non è andata giù ad Ankara. Il ministero della Difesa turco ha emanato una nota dicendo che le milizie curde dell'Ypg non hanno alcuna autorità per «invitare altri elementi» nelle zone sotto il loro controllo nel nord-est della Siria. La Turchia, si legge ancora nella nota, ha precisato di seguire da vicino gli sviluppi e invita tutte le parti coinvolte a evitare «atti e discorsi provocatori». Parlando coi giornalisti il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che il suo omologo Bashar al Assad, con l'ingresso a Manbij, sta compiendo una «operazione psicologica» per frenare un'eventuale offensiva della Turchia. Se davvero «le organizzazioni terroristiche (curde) se ne vanno, allora non c'è nessun lavoro da fare per noi», ha spiegato, precisando però che l'esercito di Ankara continua le sue attività di preparazione per una possibile operazione oltre confine. «Ho parlato con l'intelligence circa un'ora fa e non c'è niente di certo al momento» sull'arrivo delle forze di Damasco a Manbij, ha aggiunto Erdogan.

ANKARA AMMASSA TRUPPE E MEZZI PER UNA NUOVA OPERAZIONE MILITARE

Il 23 dicembre, a ridosso dell'annuncio della Casa Bianca, l'Osservatorio siriano per i diritti umani aveva comunicato che Ankara stava inviando massicci rinforzi sul fronte di Manbij come segno di un'imminente operazione militare contro le milizie curdo-siriane. Per mesi il villaggio di frontiera era stato il crocevia di una forte tensione tra Stati Uniti e Turchia. Truppe Usa e milizie filoturche hanno rischiato in più di un'occasione di entrare in contatto, con il rischio di scatenare un conflitto tra i due alleati Nato. In concomitanza con l'annuncio del ritiro, Trump ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan nel quale aveva promesso che le milizie Ypg che si trovano a Manbij si sarebbero trasferite a est del fiume Eufrate.

Una colonna di mezzi militari turchi in direzione del villaggio ribelle di al-Rai nel nord della Siria.
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