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29 Dicembre Dic 2018 1500 29 dicembre 2018

Guida alle elezioni nella Repubblica democratica del Congo

Dopo il passo indietro di Kabila, per la prima volta in 60 anni potrebbe vincere un esponente dell'opposizione. Lo scenario. 

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Per la prima volta in 58 anni di indipendenza, le elezioni di domenica 30 dicembre 2018 nella Repubblica Democratica del Congo potrebbero essere vinte da un candidato dell'opposizione. Il risultato sarà proclamato il 15 gennaio pur in assenza del voto nelle province di North Kivu, Yumbi e Mai-Ndombe, oltre che a Butembo e Beni. In queste aree si andrà infatti alle urne a marzo, per via dell'epidemia di Ebola che ha già causato 326 vittime. Il voto, d'altra parte, era stato già rinviato al 30 dicembre dal 23, data slittata per via di un misterioso incendio scoppiato in un magazzino di materiale elettorale, con la distruzione di almeno 8 mila macchine per votare. In realtà in base alla Costituzione si sarebbe dovuto votare il 27 novembre 2016, visto che l'ultimo mandato del presidente Joseph Kabila scadeva il 20 dicembre di quell'anno. Per correre un'altra volta, il capo dello Stato aveva fatto approvare una riforma costituzionale ad hoc, salvo poi fare un passo indietro dopo proteste interne, violenze e pressioni internazionali.

I CANDIDATI IN CORSA

Joseph Kabila come detto non si presenta. Il suo Parti du Peuple pour la Reconstruction et la Démocratie ha candidato l'ex-ministro dell'Interno Emmanuel Ramazani Shadary, che un sondaggio di ottobre dava però appena al 16% e sui cui pendono le sanzioni europee. Proprio per averle prolungate, l'ambasciatore dell'Ue Bart Ouvry è stato cacciato dal Paese. Veleggia verso il 36% Félix Tshisekedi, leader della Union pour la Démocratie et le Progrès Social che è il più antico e strutturato partito di opposizione del Paese. Riconosciuto dall'Internazionale socialista, fu fondato da suo padre Étienne Tshisekedi, scomparso nel 2017. Tshisekedi senior fu nel 1960 consigliere di Lumumba, tra il 1991 e il 1997 per tre volte primo ministro all'epoca dell'interminabile transizione di Mobutu e nel 2011 il più votato candidato dell'opposizione, con il 32,33% contro il 48,95% di Kabila. Un risultato che fu duramente contestato, tanto che Étienne Tshisekedi finì prima ai domiciliari e poi in esilio in Belgio.

Poster elettorali del candidato Martin Fayulu.

Un altro 17% dei voti secondo i sondaggi andrebbe a Vital Kamerhe, un economista ex-ministro dell'Informazione di Kabila che tra 2006 e 2009 fu anche presidente dell'Assemblea Nazionale, prima di passare all'opposizione alla testa di una neo-fondata Union pour la Nation Congolaise che può essere considerata di orientamento liberale. Si attesta sull'8% Martin Fayulu, un imprenditore appoggiato da un gruppo di sette candidati cui è stato impedito di presentarsi, tra i quali l'ormai 93enne Antoine Gizenga, vice di Lumumba, Jean-Pierre Bemba ex comandante guerrigliero e vicepresidente nel 2006, Moïse Katumbi ex-governatore e boss della regione mineraria del Katanga. La vigilia delle urne, per lo meno nella Capitale, non è stata caratterizzata da particolari tensioni, se non nelle aree escluse dalla competizione elettorale per via dell'ebola. Vari osservatori però parlano di «calma prima della tempesta», prevedendo che con il risultato, qualunque esso sia, si accenderanno proteste e scontri.

GLI ANNI DELLA CRISI

Dal 1960 l'ex Congo belga ha avuto solo quattro presidenti, cinque se si considera che tra il 31 marzo e il 24 novembre 1961 si contesero la carica in due, Joseph Kasa-Vubu e Antonie Gizenga. Il primo appoggiato dal blocco occidentale degli Usa, il secondo dall'Urss. Kasa-Vubu, insediato il primo luglio 1960, si era subito scontrato anche col primo ministro Patrice Lumumba e contemporamente col secessionismo katanghese di Moise Ciombe. La crisi durò fino al novembre del 1965, e provocò tra i 100 mila e i 200 mila morti. Assassinato Lumumba, morto Ciombe in esilio dopo essere stato per un periodo "riciclato" come primo ministro, Kasa-Vubu fu a sua volta rimosso dal golpe del generale Joseph-Désiré Mobutu che restò al potere fino al maggio del 1997. Fu lui che nel 1971 fece cambiare il nome del Paese in Zaire, e nel 1990 ufficialmente abbandonò il partito unico. L'opposizione si perse in un interminabile negoziato di transizione a cui mise fine la rivolta armata di Laurent-Désiré Kabila: un lumumbista a fianco del quale nel 1965 aveva combattuto perfino un corpo di spedizione cubano guidato da Che Guevara convinto di poter rovesciare il dittatore, peraltro con esiti mortificanti. Tant'è che quel capitolo nella biografia del Che fu a lungo occultato.

Disordini nelle città della Repubblica democratica del Congo escluse dalla competizione elettorale del 30 dicembre 2018.

L'ERA KABILA

Dopo una guerra il cui costo umano è stato variamente stimato tra le 250 mila e le 800 mila, Kabila padre costrinse Mobutu all'esilio, dove morì poco dopo. Ma al suo fianco era intervenuta una variopinta coalizione di Stati e gruppi armati, motivati sia da risentimenti verso Mobutu sia dal bottino rappresentato dalle immense risorse minerarie del Paese e che vedeva alleati Ruanda, Uganda, Burundi, Angola, Eritrea e le armate sudanesi dello Spla. Lo Zaire tornò a essere Repubblica Democratica del Congo e gli alleati di Kabila ruppero tra di loro, alleandosi con i suoi avversari e scatenando una nuova e complicatissuma guerra che tra 1998 e 2003 causò altri 350 mila morti, anche se alcune stime parlano di una cifra dieci volte maggiore. Nel frattempo, il 16 gennaio del 2001 Kabila padre venne ucciso in un tentativo di golpe. Primo capo di Stato al mondo a essere nato negli Anni 70, Kabila figlio gli subentrò a interim, venendo poi eletto nel 2006 e nel 2011 in base a una Costituzione che permette appunto due soli mandati.

Proteste nella città di Beni, esclusa con altre aree dal voto a causa dell'epidemia di ebola.

UN PAESE IN ESPANSIONE DEMOGRAFICA

Guerre ed epidemie non hanno impedito alla Repubblica Democratica del Congo un decollo demografico: da 16,5 milioni di abitanti al momento dell'indipendenza è passata a 82 milioni, ma secondo alcune proiezioni nel 2100 la sola Capitale Kinshasa potrebbe arrivare a una popolazione superiore ai 83 milioni, diventando, secondo il Global Cities Institute, la seconda città più popolosa del mondo dopo Lagos, in Nigeria. Il Paese ha immense risorse minerarie (il 70% del coltan, il 30% del cobalto e di diamanti e il 10% del rame mondiali), eppure il reddito giornaliero pro capite è di appena un dollaro. La povertà è diffusa, nonostante i forti investimenti cinesi degli ultimi anni abbiano fatto da volano al Pil: più 12,1% nel 2009, record mondiale, e più di recente il 6,9% nel 2015, il 2,4% nel 2016, il 3,4% el 2017 e il 3,8% nel 2018.

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