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31 Dicembre Dic 2018 1328 31 dicembre 2018

Gli scontri durante le elezioni presidenziali in Congo

Il Paese dovrà aspettare quasi una settimana per conoscere gli esisti del voto, ma intanto deve fare i conti con le proteste. 4 morti nel Kivu, manifestazioni nelle regioni in quarantena per l'Ebola e dubbi degli osservatori.

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La Repubblica Democratica del Congo resta con il fiato sospeso in attesa dei risultati delle elezioni presidenziali tenute il 30 dicembre. Ma il ritorno alle urne non è stato semplice. La giornata elettorale è stata caratterizzata da violenti scontri in alcune parti del Paese e da ritardi che hanno provocato lunghe file in alcuni seggi: l'esito finale è infatti previsto tra una settimana. L'opposizione parla già di broglio denunciando anche che ci sarebbero stati anche numerosi casi di osservatori a cui non è stato permesso l'accesso ai seggi.

SCONTRI NEL SUD KIVU

Scontri si sono registrati nella provincia orientale di South Kivu, dove sono morti un poliziotto, un funzionario addetto alle urne e due civili: nonostante questo, il presidente uscente Joseph Kabila, al potere da 17 anni e accusato dall'opposizione di avere manipolato il voto a suo vantaggio, è apparso in serata sugli schermi tv per congratularsi con gli elettori per avere votato «in pace e con dignità». Le elezioni avrebbero dovuto tenersi già due anni fa, ma sono state rinviate più volte, secondo funzionari di governo, per problemi logistici.

PROTESTE A EST PER IL RINVIO DEL VOTO A MARZO

Violente proteste sono esplose anche in altre aree del paese. A Beni diverse centinaia di giovani hanno inscenato un voto di protesta contro la decisione di posticipare il voto. Le autorità hanno infatti deciso di spostare le elezioni a marzo adducendo il pericolo costituito dall'epidemia di Ebola che affligge l'est del Paese africano. Prima di procedere alla votazione i giovani si sono lavati le mani, in segno di protezione contro il virus Ebola. Molti hanno cantato in swahili, «votare è un nostro diritto e nessuno può fermarci». «Crediamo che le nostre voci debbano essere ascoltate come quelle degli elettori di altre province, sono venuto a votare perché è un mio diritto e non un favore che mi fanno», ha detto Jacob Salamu, di 24 anni. «Non abbiamo l'Ebola, Kabila è peggio di Ebola», ha aggiunto Salamu.

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