Supercoppa Italiana 2019 Donne
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3 Gennaio Gen 2019 1155 03 gennaio 2019

La Supercoppa italiana 2019 discrimina le donne

Per la finale Juventus-Milan in Arabia Saudita un settore dello stadio riservato agli uomini, un altro alle famiglie. Proteste da maggioranza e opposizione. Usigrai: «Costituzione calpestata per 7 milioni».

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Limitazioni all'ingresso delle donne nello stadio dove il 16 gennaio si terrà la finale di Supercoppa tra Milan e Juventus. La trasferta del match a Jeddah, in Arabia Saudita, costa cara alla Lega di Serie A che deve sottostare alla rigida regolamentazione misogina dello Stato. Per sette milioni di euro, sostiene l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai, la Lega accetta regole contrarie alla Costituzione italiana. Fino a poco tempo fa, l'ingresso alle donne allo stadio era vietato. Adesso invece è consentito, ma con limitazioni. In particolare l'impianto - 60mila spettatori di capienza - è suddiviso in due aree. Un settore è accessibile solo agli uomini, il secondo alle famiglie, e quindi alle donne. La scelta di giocare in Arabia Saudita - già a suo tempo criticata - diventa così un caso, anche politico. Paolo Grimoldi, vicepresidente della Commissione esteri della Camera, in una nota attacca: «Il nostro calcio si fa umiliare così per pochi milioni? E il movimento calcistico femminile italiano non dice nulla? La Figc non ha niente da obiettare? Lo sport, e il calcio è lo sport più seguito in Italia, dovrebbe trasmettere valori, ma il nostro calcio quali valori trasmette? La violenza, il razzismo e la rinuncia ai nostri principi pur di monetizzare qualche spicciolo con gli arabi? Juventus e Milan si oppongano a questa vergogna». Più tardi è intervenuto anche Matteo Salvini: «Che la supercoppa italiana si giochi in un paese islamico dove le donne non possono andare allo stadio se non sono accompagnate dagli uomini è una tristezza, è una schifezza: io quella partita non la guardo». Poi si è chiesto come mai la Laura Boldrini non diceva nulla, ma l'ex presidente della Camera era intervenuta mezz'ora prima.

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GIORGIA MELONI: UNO SCHIFO

Giorgia Meloni, segretaria di Fratelli d'Italia, scrive su Facebook: «Supercoppa italiana Juve-Milan in Arabia Saudita. Le donne possono andare solo accompagnate nel settore famiglie, da sole no, perchè l'Islam non lo ammette. Quindi una donna italiana che volesse comprarsi il biglietto per vedere la partita da sola o con un gruppo di amiche, non può farlo. Ma che schifo è?». In realtà non c'è scritto da nessuna parte che una donna, pur non accompagnata, non possa accedere al settore famiglie e, a voler essere pignoli, in molti stati dove prevale la religione musulmana l'accesso alle donne è consentito. Semplicemente è l'Arabia Saudita e la dinastia che lo governa a essere particolarmente tradizionalista e misogina, ma tant'è il problema esiste.

IL PAESE DI KHASHOGGI E LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI

Va anche ricordato che l'Arabia Saudita è il Paese dell'assassioni del giornalista Khashoggi, le cui responsabilità da parte del regime sono giorno dopo giorno sempre più evidenti. «Comprare a suon di milioni di euro la realizzazione di uno dei maggiori appuntamenti calcistici italiani e il silenzio sui diritti civili violati in Arabia Saudita non è ammissibile - affermano Igor Boni e Andrea Maccagno, di +Europa -. Il comportamento di accondiscendenza della Lega calcio e dei due club interessati, Juventus e Milan è da stigmatizzare profondamente. Chiediamo che in zona cesarini ci sia un sussulto dignità e la richiesta ufficiale che non si ponga alcuna limitazione alla partecipazione delle spettatrici donne. Nessuno sconto a uno dei Paesi che si distingue per le violazioni dei diritti (quelli delle donne in particolare), per la pena di morte contro gli oppositori, responsabile dell'omicidio del giornalista Khashoggi. Anche Lo sport deve essere veicolo dei diritti!».

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