Gilet gialli non incontreranno governo
La protesta dei gilet gialli
Gilet Gialli Parigi 5 Gennaio

Scontri tra gilet gialli e polizia nell'ottavo sabato di proteste

Feriti a Parigi. Sfondata la porta del ministero dei Rapporti col parlamento. Lancio di lacrimogeni a Caen e Le Mans. Macron: «La Repubblica è sotto attacco». Il video e le foto.

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Si riaccende in Francia la tensione tra polizia e i gilet gialli. E arriva a far breccia nei palazzi del potere. Il 5 gennaio, 50 mila dimostranti - contro i 32 mila di sabato scorso - si sono riversati nelle strade della République, dando vita a scene di guerriglia urbana. Gli agenti hanno usato i lacrimogeni a Beauvais, a Nord di Parigi, e a Montpellier (Sud della Francia) per disperdere le manifestazioni, mentre a Saint Malo la polizia ha fatto sgomberare i dimostranti che impedivano l'accesso al porto. La tensione ha contagiato Tolosa, Marsiglia. Ma è nel cuore della capitale che la rabbia dei gilet janues si è manifestata in tutta la sua virulenza, culminando nella irruzione - a bordo di una ruspa - all'interno del ministero per i Rapporti con il parlamento.

PESTAGGI E FLASH BALL: GUERRIGLIA A PARIGI

A Parigi, un agente è stato preso a calci dai manifestanti. Nei pressi del Musee d'Orsay, dove molti visitatori sono rimasti bloccati per diversi minuti e sono stati fatti uscire da una porta laterale, ci sono stati diversi feriti. Secondo i manifestanti, sono stati colpiti dalla polizia con flash ball, proiettili non letali, nel momento in cui si trovavano nei pressi di un barcone in fiamme sulla Senna. Se la percentuale di sostegno ai gilet jaunes nella popolazione è scesa da sette su 10 a circa un cittadino su due, la determinazione dei manifestanti è aumentata: incuranti del freddo, degli scontri con la polizia e delle concessioni del governo - che ha ritirato gli aumenti di imposta contestati e ha annunciato per metà gennaio l'avvio di un dibattito nazionale sulle richieste del movimento - i gilet gialli puntano ormai al cuore del potere. Prima hanno marciato verso l'Assemblea nazionale, fermati dai lacrimogeni. Poi, un gruppo di 15 persone ha sfondato con una scavatrice la porta del ministero dei Rapporti con il parlamento dove ha sede l'ufficio del portavoce del governo. Il "duro" Benjamin Griveaux, portavoce dell'esecutivo, e alcuni suoi collaboratori sono stati evacuati dalle forze di sicurezza.

Faremo sì che i cittadini si riprendano il potere. Vogliamo degli stati generali organizzati dal popolo per il popolo

I gilet gialli sono scesi in piazza per quello che hanno chiamato l''atto VIII', ovvero l'ottavo sabato di manifestazioni in diverse città francesi. Il primo del 2019. A Parigi, tra le 500 e le 600 persone si sono radunate sugli Champs Elysees, accanto all'Arco di Trionfo. La folla si è poi ingrossata, fino a raggiungere le 3.500 unità. «Manifesteremo qui tutti i sabati, continueremo per tutto il 2019», ha detto al megafono Sophie, una manifestante. «Faremo sì che i cittadini si riprendano il potere. Vogliamo degli stati generali organizzati dal popolo per il popolo». Altri gridavano «dimissioni di Macron», mentre accendevano fumogeni e bloccavano il traffico. Scontri e lanci di lacrimogeni si sono verificati al termine della manifestazione a Caen (Normandia), iniziata pacificamente. La polizia ha usato i gas anche a Le Mans dove verso le 15 un gruppo di dimostranti ha cercato di erigere barricate ai margini della dimostrazione, nel centro cittadino.

MACRON PARLA DI «ATTACCO ALLA REPUBBLICA»

Al termine di una giornata di altissima tensione, che ha visto almeno 25 persone fermate, il presidente francese Emmanuel Macron ha commentato via Twitter: «Ancora una volta un'estrema violenza ha attaccato la Repubblica, i suoi guardiani, i suoi rappresentanti, i suoi simboli. Chi compie queste azioni dimentica il nocciolo del nostro patto civico. Giustizia sarà fatta». A stretto giro, il portavoce dell'esecutivo Griveaux, evacuato dagli uffici del governo durante l'irruzione dei gilet gialli, ha detto: «Questo ministero è il ministero dei francesi e dell'equilibrio delle istituzioni. È grave, ma dobbiamo restare calmi», ha aggiunto, attribuendo la colpa della escalation a «quelli che fanno appello all'insurrezione e alla marcia sull'Eliseo».

5 Gennaio Gen 2019 1635 05 gennaio 2019
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