Trump Discorso Nazione Muro Shutdown

Le cose da sapere sul discorso alla nazione di Trump

Il presidente Usa evita lo strappo sullo shutdown. Ma insiste su sicurezza e immigrazione. Aprendo di fatto la sua corsa verso le Presidenziali del 2020. 

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Chi si aspettava lo strappo definitivo, la proclamazione dello stato di emergenza che avrebbe permesso a Donald Trump di bypassare il veto del Congresso, è rimasto spiazzato, almeno per ora. Il presidente americano non si è spinto oltre nel duro braccio di ferro che ha portato allo shutdown e che rischia di far passare alla storia il blocco delle attività (e degli stipendi) federali come il più lungo di sempre. Il capo della Casa Bianca, nell’attesissimo discorso in diretta tivù dallo Studio Ovale, ha sottolineato l’esigenza di trovare un accordo sul muro col Messico, definendo la barriera come «assolutamente essenziale» per la sicurezza nazionale. Nei nove minuti di intervento ha paragonato il confine meridionale a un gasdotto per l’arrivo illegale di droga negli Stati Uniti, indicandolo anche come causa di una «crisi umanitaria». Eppure non ha invocato l’emergenza nazionale, come ipotizzato alla vigilia: un passo dal quale lo avrebbero sconsigliato in molti, a partire dal suo vice, Mike Pence, che pur confermando la linea presidenziale continua a lavorare diplomaticamente dietro le quinte.

1. I PRECEDENTI: DALLA CRISI DI CUBA ALLA MORTE DI BIN LADEN

L’ultima volta che un presidente americano aveva deciso di rivolgersi in diretta tivù alla nazione era stato nel 2011, quando l’allora capo della Casa Bianca, Barack Obama, aveva comunicato agli Stati Uniti (e al mondo) la morte del capo di Al Qaeda, Osama bin Laden. In passato era toccato anche a Harry Truman nel 1947 in piena Guerra Fredda, a John F. Kennedy durante la crisi dei missili a Cuba e a George W. Bush dopo gli attentati dell’11 settembre. Questa volta tutto lasciava presagire che Trump volesse invocare lo stato di emergenza nazionale, per superare l’empasse del veto del Congresso al finanziamento del muro col Messico per 5,7 miliardi di dollari. Ma così non è stato.

Il presidente statunitense Donald Trump.
ANSA

2. IL DISCORSO: FOCUS SU IMMIGRAZIONE E DROGA

Il presidente ha però evocato scenari apocalittici: «Dobbiamo agire subito. Io sono determinato», ha detto, «c’è una crescente crisi umanitaria e di sicurezza» al confine meridionale degli Usa. Trump si è rivolto direttamente agli americani snocciolando dati e spiegando che ogni settimana «solo l’eroina uccide 300 nostri concittadini» e «il 90% di questa droga» passa dalla frontiera meridionale. Per enfatizzare la gravità della situazione ha anche spiegato che «negli ultimi due anni la polizia di frontiera ha arrestato 266 mila migranti con precedenti penali, compresi quelli accusati o già condannati per 100 mila aggressioni, 30 mila reati sessuali e 4 mila omicidi. Nel corso degli anni migliaia di americani sono stati brutalmente uccisi da coloro che sono entrati illegalmente nel nostro Paese e altre migliaia di vite andranno perse se non agiamo ora».

3. L'OBIETTIVO: LE PRESIDENZIALI DEL 2020 DIETRO L'ATTACCO AI DEM

È dunque sui temi dell’immigrazione e della droga che ha puntato Trump, temi centrali della campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca e che sono destinati a rimanere il fulcro di quella in vista delle Presidenziali del 2020. Oltre che rivolgersi ai cittadini statunitensi, infatti, il presidente ha parlato dei democratici all’opposizione. Lo shutdown, giunto al 18esimo giorno, per il tycoon ha «una ragione, una sola», ossia il no dei suoi oppositori che sarebbero stati a favore di una barriera, ma avrebbero poi cambiato idea non appena «sono stato eletto». Eppure Trump sembra lasciare ancora un margine al compromesso, spiegando che fin dal 9 gennaio incontrerà i rappresentanti dei democratici e aggiungendo che«anche loro sono preoccupati per la sicurezza del confine». «Possiamo trovare un compromesso in 45 minuti», ha detto il presidente, rimandando però l’esito della trattativa alle opposizioni.

Deve essere chiaro che anche noi vogliamo un confine sicuro, ma ci sono altri modi per raggiungere questo obiettivo

Nancy Pelosi

4. LE REAZIONI: I TIMORI DEL GOP E LA RISPOSTA DEI DEM

La determinazione di Trump è vista con preoccupazione anche da una parte dei repubblicani, che temono conseguenze negative per il partito in vista del 2020. Eppure, proprio all’appuntamento elettorale del prossimo anno sembra guardare il capo della Casa Bianca, che della barriera ai confini meridionali ha fatto un cavallo di battaglia fin dalla propria candidatura. Trump sa che i temi dell’immigrazione e della sicurezza lo hanno premiato nel 2016 e continuano a far presa su larga parte della popolazione, specie negli Stati meridionali e dell’entroterra. Non a caso il capo della Casa Bianca ha sottolineato possibili scenari futuri in assenza di una barriera a Sud e con migranti illegali che a «migliaia al giorno provano a entrare». Ancora una volta ha insistito sul concetto di America first a salvaguardia dei posti di lavoro made in Usa, che - ha detto Trump - altrimenti finirebbero a «latinos e afroamericani». Sul fronte democratico c’è la consapevolezza che, sul tema della sicurezza, si gioca una partita importante. Per questo la speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha usato un doppio registro nel commentare le parole di Trump: da un lato, lo ha accusato di «tenere in ostaggio il popolo americano» con una crisi che sta causando notevoli disagi. Dall’altro, ha spiegato: «Deve essere chiaro che anche noi vogliamo un confine sicuro», ma «ci sono altri modi per raggiungere questo obiettivo».

9 Gennaio Gen 2019 0920 09 gennaio 2019
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