Shutdown Usa Stato Emergenza

Trump pronto allo stato di emergenza se lo shutdown continua

Ventiduesimo giorno: il più lungo di sempre. Il presidente si dice pronto ad accedere ai fondi straordinari per il muro. Causa dei sindacati contro il governo.

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Lo shutdown più lungo della Storia: dalla mezzanotte americana del 12 dicembre, le sei di mattina in Italia, entrando nel suo 22mo giorno, il parziale blocco del governo degli Usa è da record. L'11 dicembre per la prima volta circa 800.000 dipendenti pubblici coinvolti nella semiparalisi delle attività amministrative non hanno ricevuto lo stipendio. Molti sono scesi in piazza a protestare: a causare ulteriore ansia e frustrazione è il fatto che non si sa quanto il blocco potrebbe durare. Intanto, i sindacati dei dipendenti federali hanno fatto causa al governo, accusandolo di violare le leggi sul lavoro richiedendo ai dipendenti ritenuti "essenziali" di continuare a lavorare senza stipendio. L'azione legale, riportano i media americani, è stata depositata dai sindacati che rappresentano i lavoratori federali, ovvero la National Federation of Federal Employees, la National Association of Government Employees SEIU e la National Weather Service Employees Organization.

TRUMP VOLA AL CONFINE DEL MESSICO

A fronte dell'impasse, il presidente però non vuole cedere. Donald Trump è voltato con l'Air Force One a McAllen, punta estrema del Texas, al confine con Messico, minacciando di dichiarare l'emergenza nazionale e cancellando il suo viaggio al forum economico mondiale di Davos previsto per dal 23 al 26 gennaio. Una serie di mosse per continuare a drammatizzare la 'crisi' migratoria nella sua offensiva mediatica. Mosse che arrivano dopo l'intervento dallo studio Ovale in prima serata a reti unificate e l'ennesimo scontro con i democratici, che continuano a negargli i fondi per un muro considerato «costoso, inutile e immorale».

CANCELLATA LA PARTECIPAZIONE A DAVOS

«A causa dell'intransigenza dei democratici sulla sicurezza al confine e la grande importanza della sicurezza della nostra nazione, cancello rispettosamente il mio importantissimo viaggio a Davos», ha twittato scusandosi, prima di incontrare la polizia di frontiera nel luogo diventato tristemente famoso per la separazione delle famiglie di migranti. Il Paese intanto è rimasto nel tunnel di uno shutdown che al suo 20/mo giorno comincia a far sentire le sue conseguenze non solo sulla vita di quasi un milione di dipendenti federali senza stipendio ma anche sui servizi non erogati a milioni di cittadini e sull'economia del Paese.

LA FED: «SHUTDOWN LUNGHI IMPATTANO SULL'ECONOMIA»

«Shutdown lunghi possono aver un impatto sull'economia. Un impatto che emergerà dai dati economici», ha ammonito il presidente della Fed, Jerome Powell. Ogni settimana di shutdown costa agli Usa cifra 1,2 miliardi di dollari, secondo stime del capo dei consiglieri economici della Casa Bianca: una cifra che rappresenta solo lo 0,05 del Pil ma che potrebbe essere tra i fattori che complicano le aspirazioni del tycoon di raggiungere il 3% di crescita. La paralisi si è abbattuta anche su Wall Street, dove nel mese di gennaio con ogni probabilità non ci sarà alcuna nuova quotazione di Borsa per carenza di personale.

TRUMP: «HO IL DIRITTO DI DICHIARARE UN'EMERGENZA NAZIONALE»

Trump sembra ormai scettico sulla possibilità di trovare un compromesso con l'opposizione e pensa già a proclamare l'emergenza nazionale, che gli consentirebbe di bypassare il Congresso e di finanziare il muro con il bilancio del Pentagono. Forse è l'unica exit strategy che salverebbe la faccia ad entrambe le parti, ma col rischio di ricorsi legali sulla costituzionalità del provvedimento. E la Corte suprema nuovamente arbitro della politica americana. «Se non arriviamo ad un accordo probabilmente lo farò. Direi quasi sicuramente», ha minacciato Trump prima di volare in Texas. «Ho il pieno diritto», ha insistito, «di dichiarare una emergenza nazionale. Gli avvocati me l'hanno assicurato al 100%», ha aggiunto, ribadendo che quella al confine col Messico è una vera «crisi».

«I DEM? È PIÙ ONOREVOLE TRATTARE CON LA CINA»

Per sostenere questa tesi ha postato un video in cui anche Barack Obama evoca una crisi umanitaria al confine col Messico nel 2014. Ma i dem non cedono, tanto che il tycoon è arrivato a dire che «è più facile e più onorevole negoziare con la Cina che con i dem». Nel loro ultimo incontro alla Casa Bianca, Trump se n'è andato adirato dopo 14 minuti di fuoco, secondo i resoconti dei media. Ma volendo al confine ha negato: «non ho sbattuto i pugni sul tavolo, non ho alzato la voce, non ho avuto scatti d'ira», ha assicurato definendo 'fake news' le ricostruzioni dei giornali. «Sono uscito con molta calma dalla stanza e con molta calma ho detto 'se non ci date confini forti bye-bye. Non ho inveito, non ho sragionato», ha giurato. Ma pochi gli credono.

10 Gennaio Gen 2019 1714 10 gennaio 2019
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