Grecia visita Merkel Tsipras Germania

La visita di Merkel in Grecia è un'altra trappola per Tsipras

La cancelliera ad Atene per la prima visita dal 2014. I rapporti sono diventati buoni. Ma il governo può cadere sulla Macedonia e Berlino è pronta ad approfittarne.

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Era cominciata malissimo, con la memorabile notte del waterboarding mentale del luglio 2015 al vertice europeo che mise in ginocchio Alexis Tsipras e lo costrinse a svendere la Grecia. Poi con Angela Merkel è andata a finire sorprendentemente anche meglio che a tarallucci e vino: tra la cancelliera tedesca e il premier ellenico c'è cordialità, nonostante l'umiliazione che resterà nella storia, ed è nata nel tempo addirittura una certa intesa, a dispetto delle misure di austerity che tanto male hanno fatto ai greci e sulle quali, manco a dirlo, la Germania mai cederà. Non di meno dal 10 all'11 gennaio 2019 Merkel è tornata ad Atene per la sua prima visita di Stato dal 2014, per fare – oltre che i soliti affari dell'industria tedesca – da stampella al premier ex ribelle ed ex comunista in un frangente politicamente molto delicato per la Grecia e di riflesso per i Balcani.

LA MACEDONIA E IL PROBABILE VOTO ANTICIPATO

Cinque anni fa ad Atene la cancelliera trovò la guerriglia in strada. Nel 2019 sono alle porte le elezioni anticipate (rispetto alla scadenza di ottobre 2019) per il governo Tsipras che si regge sull'appoggio del movimento di destra, populista ed euroscettico, dei Greci indipendenti, contrari all'accordo sulla Macedonia, se passasse storico, stretto nel 2018 tra Tsipras e l'omologo di Skopje, il socialdemocratico Zoran Zaev alle prese con analoghi problemi. Il pomo della discordia è l'intesa raggiunta sull'annoso riconoscimento dello Stato della Macedonia del Nord, per i greci anche il nome della loro regione settentrionale con capoluogo Salonicco. I nazionalisti ellenici non vogliono condividere la denominazione con la repubblica dell'ex Jugoslavia e nell'anno del voto la questione della «Macedonia ai greci» è diventata anche strumentale per saltare addosso a Tsipras.

GERMANIA PROMOTRICE DELL'INTESA CON LA MACEDONIA

Merkel c'entra parecchio perché la Germania è lo Stato promotore del progetto di integrazione degli Stati dei Balcani nell'Unione europea (Ue) e ha molto a cuore l'ingresso nell'area comunitaria dell'Albania e della Macedonia, che nel 2018 hanno raggiunto anche tra loro un accordo per mettere fine all'analogo contenzioso sul nome con i macedoni albanesi; nel 2019 sono partiti poi i negoziati con Bruxelles per l'adesione. Madrina dell'intesa anche tra Tsipras e Zaev, la cancelliera guarda agli investimenti finanziari e imprenditoriali tedeschi nell'area, che nei piani di Berlino deve diventare un continuum della Nato tra la Grecia (ponte tra l'Europa e la Turchia), la Macedonia e l'Albania, anche per concordare la gestione del flusso dei richiedenti asilo, oltre che per allontanare la Russia dai Balcani. Proprio il «non lasciate sola la Grecia» sui migranti è stato, dal 2015, il collante tra Tsipras e Merkel.

Il ministro della Difesa ha minacciato le dimissioni in caso passasse il riconoscimento della Macedonia

I migranti bloccati a Idomeni.

SUI MIGRANTI MERKEL VICINA ALLA GRECIA

Mentre Austria e Ungheria spingono i governi dei Balcani – macedone incluso – ad alzare muri alle frontiere, la cancelliera che nel 2015 fece entrare in Germania un milione di richiedenti asilo è per una «soluzione europea condivisa». Anche a capo dell'ultimo governo ha ribadito la linea di non scaricarli tutti sugli Stati più esposti agli sbarchi, tendendo la mano alla Spagna del nuovo premier socialista Pedro Sanchez, oltre che all'Italia e alla Grecia. L'immagine di Merkel che sui migranti rischia la crisi di governo, scontrandosi continuamente con il suo ministro dell'Interno Horst Seehofer, vicino al blocco sovranista e xenofobo dei Paesi dell'Est, ha fatto passare tra i greci il messaggio che la disumana austerity sia stata loro imposta soprattutto dal precedente ministro tedesco alle Finanze, l'inflessibile Wolfgang Schäuble.

I CONSERVATORI PRIMO PARTITO NEI SONDAGGI

Merkel era contro il blocco dei migranti a Idomeni, alla frontiera con la Macedonia, e con lei Tsipras è convinto di avere un margine di trattativa, anche se i migranti sono migranti e gli affari sono affari anche per la cancelliera. Nell'intensa due giorni ad Atene, la leader tedesca ha in agenda anche un colloquio con il capo di Stato Prokopis Pavlopoulos e con il leader dell'opposizione Kyriakos Mitsotakis, entrambi conservatori di Nuova democrazia (in testa ai sondaggi davanti alla sinistra di Tsipras Syriza) e contrari per ragioni soprattutto elettorali all'accordo con la Macedonia. Nel parlamento ellenico che lo dovrà ratificare, anche i Greci indipendenti alzano le barricate: il ministro alla Difesa Panos Kammenos ha minacciato le dimissioni, con il rischio che a breve cada, insieme al governo Tsipras, tutta la triangolazione imbastita da Merkel.

Il leader di Nuova Democrazia Kyriakos Mitsotakis.
GETTY

I FALCHI DELLA CSU VICINI ALL'OPPOSIZIONE

Per gli affari della Germania potrebbe non essere un male, a riprova della come sempre ambigua posizione della cancelliera. Attraverso i legami di élite della famiglia dei Mitsotakis (i Papandreou della destra) Nuova democrazia è storicamente in stretta relazione con i popolari europei (Ppe), in primis con l'Unione dei cristiano-democratici (Cdu) e sociali (Csu) di Merkel e Seehofer. Proprio l'ultimo dei Mitsotakis a capo del partito è reduce da una riunione in Baviera con la Csu del falco Seehofer e, spia ancora più importante, ospite d'eccezione è stato poi invitato al Congresso di Nuova democrazia il candidato dei popolari europei a presidente della Commissione Ue, per le Europee di maggio 2019, Manfred Weber, longa manus della Germania per orientare la politiche economiche di Bruxelles.

LA GERMANIA SPINGE SULLE PRIVATIZZAZIONI

È curioso che, in un clima già di campagna elettorale, Nuova democrazia rimproveri a Tsipras l'austerity, promettendo una ripresa con mirabolanti cambiamenti economici, che nella realtà non potranno che essere legati ancora di più ai desiderata tedeschi. Ad Atene Merkel è arrivata con una delegazione di partner delle imprese, per allargare le privatizzazioni che intanto – come da piani di aiuti dei creditori della Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Ue) – hanno fatto accaparrare alla società degli aeroporti di Francoforte (Fraport) 14 scali greci delle isole turistiche e alla AviAlliance di Amburgo e Düsseldorf il 40% dello scalo internazionale di Atene. Anche la società di comunicazioni greca Ote è partecipata da Deutsche Telekom al 45% e per i greci ancora disperati, in risalita dal fondo, e anche per Tsipras c'è l'ennesima trappola tedesca.

11 Gennaio Gen 2019 1130 11 gennaio 2019
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