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Perché negli Usa cresce il rischio di una nuova recessione

Secondo diversi analisti per i prossimi 12 mesi c'è il 25% di possibilità che l'economia americana entri in una fase di contrazione. A pesare il protrarsi dello shutdown e la battaglia commerciale con la Cina.

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Il rischio di una recessione negli Stati Uniti è schizzato ai livelli massimi degli ultimi sei anni. Secondo gli economisti, ci sono il 25% di chance di una recessione nei prossimi 12 mesi, in aumento rispetto al 20% di dicembre. È quanto emerge da un sondaggio condotto dall'agenzia Bloomberg, secondo il quale a pesare sui rischi sono i mercati finanziari, la guerra commerciale con la Cina e lo shutdown del governo federale. Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, gli economisti intravedono le chance maggiori del 2011 di una recessione il prossimo anno. E sono ancora più preoccupati per il 2020, l'anno delle elezioni presidenziali americane, quando il 56,6% degli interpellati si aspetta una recessione. Il 26,4% degli economisti prevede invece una recessione nel 2021.

COSA RESTA DELLA CRESCITA

Secondo gli ultimi dati, le proiezioni mediani per la crescita economica nel 2019 sono state viste al ribasso dal 2,9% al 2,5% con l'affievolimento della spinta dovuta alla riforma fiscale del 2017. Attualmente l'espansione è dovuta a una robusta crescita de mercato del lavoro, dall'aumento dei salari e da alcuni effetti dei tagli fiscali. Se la fase espansiva iniziata nel 2009 dovesse continuare fino a luglio, ha scritto ancora Bloomberg, ci sarebbero 10 anni di crescita continua, la più lunga della storia americana.

LA PAURA PER I PROBLEMI COMMERCIALI

Brett Ryan, esperto di Deutsche Bank AG per il mercato americano, ha detto che i grandi gruppi finanziari non stanno aspettando la recessione, ma che è innegabile come negli ultimi due mesi siano cambiate le condizioni dei mericati. «Ci sono crescenti problemi commerciali che influenzano la crescita globale e che influenzano anche la fiducia delle imprese». «Lo shutdown», ha aggiunto, «pesa sulla fiducia delle aziende e può avere effetti e peso sui consumatori». Per Michael Gapen, capo economista di Barclays, la guerra commerciale con la Cina sta contribuendo a rallentare il commercio globale, ma soprattutto ad alzare i prezzi per alcune società statunitensi.

IL PESO DELLO SHUTDOWN

Diversi analisti si aspettano che il blocco del governo federale, scaturito dal braccio di ferro tra il presidente Trump e i democratici sul muro al confine con il Messico, porti a un'indebolimento della crescita trimestrale di 0,1-0,2 punti per ogni settimana in cui il blocco si protrae. Il blocco ha spinto gli analisti di JPMorgan a tagliare le stime per il primo trimestre del 2018 dal 2,25% a 2. Il blocco allo stesso tempo ha un effetto congelante sulla programmazione delle aziende perché ritarda il rilascio dei dati dei vari dipartimenti, come il volume delle vendite al dettaglio, o le dimensioni degli inventari, che vengono usati come parametri per valutare lo stato di salute dell'economia.

RISCHI ANCHE PER IL RUSSIAGATE

Bernard Baumohl, dell'Economic Outlook Group, ha spiegato al Wsj che «Un ulteriore deterioramento della guerra commerciale con la Cina, insieme a un governo profondamente diviso e la conclusione delle indagini sul Russiagate di Robert Mueller potrebbe risucchiare la linfa all'economia».

11 Gennaio Gen 2019 1417 11 gennaio 2019
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