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Viaggio a Claviere, tra i migranti che passano il confine

Lasciano l’Italia per raggiungere la Francia. Nel 2018 sono arrivati a Briançon in 5 mila, per il 37% minorenni. Ma non tutti lo rifarebbero. Il reportage di Lettera43, tra No Tav e gendarmerie.

  • Cecilia Ferrara
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da Claviere

A Claviere, Val di Susa, ultima città prima del confine francese, è piena stagione sciistica. La sera famiglie e gruppi si ritrovano nei pub dopo una giornata sulle piste, i più giovani escono in gruppetti fumando e ridendo. Alle 22 è però anche l’ora in cui i migranti, principalmente originari dell’Africa occidentale, partono dalle stradine laterali della città per tentare la sorte sulle montagne e arrivare in Francia, a Briançon, la prima città dall’altro lato delle Alpi. Non tutti ce la fanno. La polizia di frontiera francese, la Paf (Police aux frontières), batte tutti i sentieri del trekking estivo e non solo per evitare sconfinamenti di migranti e percorre la montagna con le motoslitte. Dopo le polemiche del ministro dell'Interno Matteo Salvini sui respingimenti della gendarmeria francese che riportava i migranti in territorio italiano, la Paf ora non arriva a Claviere, li lascia nella terra di mezzo, li consegna alla Croce Rossa Italiana o alle nostre forze dell’ordine. Alla fine del paesino sono posizionate ormai fisse una camionetta e una jeep della polizia italiana. Il sospetto è che più che per controllare i migranti servano a scoraggiare i gendarmi francesi.

Sul marciapiede, di fronte all’Albergo Roma, c’è un ragazzo con una giacca rossa da sci, i guanti, il cappello, uno zainetto nero impermeabile tecnico. Ha l’aria sperduta. I. ha 20 anni ed è della Guinea Conakry. Sembra molto più giovane, è partito dalla Sicilia 24 ore prima con un bus low cost fino a Torino e ora dice che sarebbe dovuto andare in Francia con un amico, ma l’amico poi non gli ha pagato – come aveva promesso – il biglietto dell’autobus, 50 euro per Parigi. Il racconto è un po’ confuso, è molto difficile oramai passare con i mezzi pubblici poiché a Montgenèvre, villaggio subito dopo il confine, controllano i documenti a ogni passaggio. I. è solo, è mezzanotte, le temperature sono sotto lo zero e lui non sembra sapere cosa fare. Decidiamo di portarlo in macchina a Oulx, a Sud a 17 chilometri da dove arrivano con i treni da Torino. Là c’è anche la Casa Cantoniera Occupata, abbandonata da decenni e occupata lo scorso dicembre da un gruppo di no border anarchici italiani e francesi che danno supporto logistico e conforto ai migranti respinti o a quelli che vogliono tentare il passaggio. Lo stesso gruppo aveva occupato da marzo a ottobre 2018 lo scantinato della chiesa di Claviere, ribattezzato Chez Jesus, con lo stesso obiettivo di supporto ai migranti, ma avere sia gli anarchici che i ragazzi africani in una città così piccola e così turistica era un’utopia. Lo stesso parroco, Angelo Bettoni, li aveva denunciati e a ottobre è arrivato lo sgombero.

LA NUOVA BARDONECCHIA AL CONFINE NORD-OVEST

Claviere – Oulx rappresenta la nuova frontiera ‘calda’ al confine Nord-Ovest italiano, la nuova Bardonecchia. «L’inverno scorso è stato un inferno», racconta Simone Bobbio del Soccorso Alpino Volontario, «nonostante la neve passavano dal Colle della Scala a Bardonecchia, un passo difficilissimo tecnicamente. Tra dicembre, gennaio,febbraio abbiamo fatto 35 interventi di salvataggio e comunque tre persone hanno perso la vita durante. Poi i migranti hanno iniziato a passare per Claviere, costeggiando la statale in una situazione meno pericolosa, d’estate hanno ripreso i sentieri più in alta quota e anche quest’inverno gli interventi che abbiamo fatto sono stati sui sentieri estivi usati ora, con la neve». Il flusso continua: sono giovani provenienti dai Paesi francofoni dell’Africa ma anche dalla Nigeria. Sono "diniegati" (hanno ricevuto il diniego per la domanda di protezione internazionale), in attesa di risposta dalla commissione territoriale, con il foglio di via, o anche minorenni stanchi di essere parcheggiati in centri di accoglienza con poco da fare e senza prospettive.

Dall’autunno anche le strutture di assistenza si sono spostate a Oulx e a Claviere. La Croce Rossa Italiana ha attivato un’unità di strada nella cittadina di confine e un punto di conforto alla stazione ferroviaria e dei bus di Oulx. A settembre è stato aperto il Rifiugio Fraternità Massi gestito dalla Fondazione Talità Kum Budrola Onlus per la Fondazione Magnetto, che accoglie chiunque, dalle 20 alle otto di mattina senza chiedere documenti, fornendo un pasto, un letto e vestiti. A fare la spola tra Claviere e Oulx ci sono anche gli attivisti No Tav dell’associazione Val di Susa Oltre frontiera. «Abbiamo trattato in questi tre mesi 650 beneficiari», spiega Michele Belmondo della Cri Comitato Locale di Susa, «dopo l’accoglienza in rifugio il giorno dopo con un mediatore cerchiamo di capire se vogliono rientrare nel sistema di accoglienza. Teoricamente se si allontanano più di 72 ore dal loro centro di appartenenza non potrebbero più rientrare ma grazie ad un accordo con il prefetto diamo loro una seconda possibilità e li portiamo al Cas di Settimo Torinese». Sono 265 nel 2018 le persone che hanno accettato il reinserimento, in genere donne sole, donne con figli o nuclei familiari.

LA STORIA DI BENOIT, DENUNCIATO PER FAVOREGGIAMENTO DELL'IMMIGRAZIONE

Ma chi vuole passa. Lo dicono i numeri raccolti da Tous Migrants, associazione francese che gestisce un rifugio che accoglie chi scappa dall’Italia, nei pressi della stazione di Briançon, la prima tappa per gli exilées che arrivano Oltralpe. Nel 2018, secondo le statistiche del Refuge Solidaire, questo il nome del locale messo a disposizione dal Comune, sono arrivate 5.202 persone, di cui ben 1.940, il 37%, sono minorenni. Dall’apertura, luglio 2017, hanno accolto in tutto 7.409 persone. «Questo è un posto sicuro per loro, hanno un pasto caldo, un letto, stanno tranquilli», racconta Remi, responsabile del rifugio, «non devono dare i documenti perché in genere non ce li hanno e per noi il nome che ci danno è quello buono, l’età che ci dicono è quella buona, il Paese di origine che indicano è quello buono». L’80%, dice ancora Remi, viene dall’Africa francofona. Secondo le statistiche, la Guinea Conakri è in testa con il 30% degli arrivi seguita da Costa d’Avorio, Mali, Senegal e Camerun. Spento il registratore, Remi racconta dei maraudeurs e indica un uomo bianco appena entrato.

I maraudeurs perlustrano i sentieri di montagna dal lato francese, vanno in aiuto dei migranti che si sono persi o che hanno difficoltà

«I maraudeurs perlustrano i sentieri di montagna dal lato francese, vanno in aiuto dei migranti che si sono persi o che hanno difficoltà, e fanno anche monitoraggio delle azioni della polizia spesso accusata di abusare dei migranti. Quell’uomo là, Benoit, ha portato all’ospedale di Briançon una donna che stava praticamente partorendo in montagna ed è stato denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina». E non è il solo a essere attenzionato dalla magistratura francese, insieme ad altri sei maraudeurs fa parte del gruppo dei «sette di Briançon» le sette persone sotto processo per aver partecipato alla marcia con centinaia di no border che si è tenuta lo scorso 22 aprile da Claviere a Briançon durante la quale hanno passato illegalmente il confine anche alcuni migranti.

B.: «L'EUROPA? DIVERSA DA COME ME L'ASPETTAVO, MI SONO PENTITO»

Tra i ragazzi presenti al Refuge, riconosciamo B., minorenne guineiano appena arrivato. Racconta che ha provato due volte. Quando gli agenti di polizia lo hanno preso la prima volta lui sostiene di aver rubato loro le scarpe e con quelle scarpe buone, da solo e con il gps, sarebbe arrivato a Briançon in tre ore, partito alle 22 da Claviere e arrivato all’una di notte. «La seconda volta sono passato da solo, era il mio giorno. Paura? Macchè paura, non ho niente da perdere». B. è andato via dall’Italia dopo aver girato diversi centri per minori, l’ultimo a Busto Arsizio, è stato chiuso dalla sera alla mattina per via del cibo scaduto che veniva servito in struttura. Dopo poco ha deciso di scappare e ancora dice che la Francia non è la sua meta finale. La cucina del rifugio fornisce due pasti al giorno per una cinquantina di persone a volta, oggi il cuoco è un ragazzo maliano, altissimo e sorridente. Racconta che faceva già il cuoco nel suo Paese, il Mali, e lo ha fatto a Napoli, dove però, dice, ha litigato con il capo. E allora con un permesso di sei mesi ha deciso di venire in Francia. La polizia l’ha respinto quattro volte, una di queste – racconta - davanti agli occhi i gendarmi gli hanno perquisito lo zaino, preso 400 euro e detto di non farsi rivedere in frontiera altrimenti sarebbero stati guai. Alla fine ce l’ha fatta comunque, ma a bassa voce dice: «Mi sono pentito di venire in Europa, non è come me l’aspettavo».

L'autore fa parte del team Lost in Europe www.lostineurope.org. Questa inchiesta è supportata da un grant del IJ4EU fund

12 Gennaio Gen 2019 0900 12 gennaio 2019
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