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12 Gennaio Gen 2019 1800 12 gennaio 2019

Il piano di Trump per finanziare il muro col Messico

Sempre più vicino il ricorso all’emergenza nazionale, il capo della Casa Bianca pensa di usare i fondi per le calamità naturali e l’Us Army. Preoccupando il Pentagono. E i repubblicani. Il punto. 

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Di fronte al nuovo fallimento nel tentativo di accordo con i democratici, Donald Trump alza il livello dello scontro e pensa al “piano B”: il ricorso alla dichiarazione di emergenza nazionale è sempre più concreto, perché gli permetterebbe di superare il veto del Congresso a stanziare 5,7 miliardi di dollari per la realizzazione della barriera con il Messico. Il National Emergency Act del 1976 consente infatti al presidente americano di spostare ad altra destinazione risorse già messe a bilancio, senza l’approvazione del Congresso. In questo caso Trump ipotizza di attingere ai fondi "militari" stanziati lo scorso anno in occasione dei disastri causati dagli uragani in Texas e Puerto Rico. Si tratta di 13,9 miliardi di dollari destinati allArmy Corps of Engineers per opere di ingegneria civile, che hanno ottenuto il via libera del Congresso, ma non sono stati ancora spesi. Una mossa, questa, che però preoccupa parte degli stessi repubblicani che temono tagli al bilancio generale del Pentagono, già reduce da “perdite” recenti: alle dimissioni dell’ex numero uno della Difesa, James Mattis, arrivate alla vigilia di Natale, sono seguite quelle dell’ammiraglio Kevin Sweeney, che il 6 gennaio ha lasciato il suo incarico di capo dello staff dello stesso Pentagono.

IL MURO COSTRUITO CON I FONDI DELL'ESERCITO

Di fronte all’impasse, l’idea di Trump è quella di usare l’esercito e il suo budget per realizzare il muro al confine con il Messico e soprattutto di farlo in tempi rapidissimi. Il capo della Casa Bianca, il 10 gennaio in Texas per valutare tutte le carte a disposizione, secondo il Washington Post starebbe pensando di usare i fondi stanziati lo scorso anno per opere di ingegneria civile dopo le devastazioni degli uragani Harvey e Maria. Solo una minima parte di quei quasi 14 miliardi sarebbe già stata impiegata. Anche la Nbc News conferma questa ipotesi a cui Trump avrebbe pensato mentre volava al confine tra Texas e Messico. Il ricorso ai finanziamenti dell’Army Corps of Engineers permetterebbe anche di realizzare la barriera al confine sud in tempi decisamente ristretti, con i lavori che potrebbero partire già entro 45 giorni. Per la costruzione del muro, che dovrebbe essere in acciaio, sarebbe impiegato direttamente (anche) personale militare. L’ipotesi, però, troverebbe la contrarietà di parte degli esponenti Gop, preoccupati per i malumori che da tempo serpeggiano all’interno del Pentagono, che in 15 giorni ha perso, come detto, il segretario alla Difesa e il capo di Gabinetto, quest’ultimo pare sia stato “epurato” perché in disaccordo con le scelte di Trump.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in visita alle truppe. 

L'IPOTESI DELLO STATO DI EMERGENZA NAZIONALE

Resta, intanto, l’incognita sulla dichiarazione più o meno imminente dello stato di emergenza nazionale da parte del presidente. La Casa Bianca ufficialmente smentisce con la portavoce Sarah Sanders, ma nelle scorse ore era stato Trump in persona a ventilare il prossimo ricorso al provvedimento d’urgenza che gli permetterebbe di bypassare il Congresso. «Se non ci sarà un accordo con il Congresso, molto probabilmente lo farò, forse lo farò definitivamente», ha detto. Perché Trump possa dichiarare l’emergenza nazionale, però, occorre dimostrare che è in atto una crisi che mette a rischio la sicurezza nazionale. È quanto ha cercato di fare lo stesso capo della Casa Bianca nel suo discorso di martedì in diretta tivù, parlando di «crisi umanitaria» e snocciolando i dati sui traffici di droga e di esseri umani dal Messico.

LE CONTROMOSSE DEI DEMOCRATICI

I democratici, però, ritengono che lo scenario descritto da Trump non sia sufficiente, definiscono illegale un eventuale provvedimento in tal senso e annunciato battaglia nei tribunali a colpi di ricorsi. In effetti la pressione ai confini con il Messico, seppure elevata, è molto più bassa rispetto a quella degli Anni 80 e dei primi anni 2000. È comunque altamente probabile che a ricorrere siano i proprietari dei terreni lungo il percorso della barriera che dovrebbero essere espropriati. Con loro Washington è già intenzionata a tentare accordi extragiudiziali. Esiste anche la possibilità che il Congresso blocchi la dichiarazione di emergenza nazionale se ritenesse che non ci siano i presupposti. Al momento i democratici stanno valutando quali contromosse adottare, così come la speaker della Camera. «Se e quando il Presidente lo farà (dichiarerà l’emergenza, ndr), saprete come reagiremo», ha commentato Nancy Pelosi.

LE CRITICHE GOP: «MOSSA DA REPUBBLICA DELLE BANANE»

Anche tra le fila dei repubblicani, però, si sono alzate voci contrarie al piano a cui starebbe lavorando Trump. A preoccupare è soprattutto il ricorso ai fondi militari. Non a caso tra le più critiche c’è quella della House Armed Services Committee, che si oppone al ricorso al budget del Pentagono. «Non è la soluzione. Non riesco a capire perché la si stia valutando», ha commentato il repubblicano Mike Simpson. «Non mi piace l’idea di prendere denaro dalla difesa, dal Genio militare. Non è una buona opzione». Più duro il commento di San Eberhart, uno dei più importanti rappresentanti del Gop: «Utilizzare l’emergenza nazionale come arma per raggiungere un obiettivo politico è qualcosa che solitamente accade nella repubblica delle banane, non nella repubblica di George Washington».

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