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La nuova sinistra palestinese contro il duopolio Hamas-Fatah

Sono marxisti, socialdemocratici e riformisti. Uniti a sorpresa in un terzo polo. Schierato contro Israele. E alternativo sia agli islamisti, sia ad Abu Mazen. Il programma.

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Che Hamas e Fatah siano più che mai ai ferri corti, per il 60esimo anniversario della fondazione del movimento di Yasser Arafat, è una triste realtà della Palestina. Ma dal 2019 la lotta fratricida è in compenso uno stimolo per l'inattesa coalizione tra le forze laiche che si è formata a sinistra di Fatah. A sorpresa, il terzo polo di Unione democratica (Ud) è stato presentato a Ramallah, mentre si stava per consumare l'ennesima frizione tra i due blocchi di potere della Palestina, politici e militari, che da decenni si contrappongono, l'uno nella Striscia di Gaza e l'altro in Cisgiordania. Sulla carta, Hamas e Fatah dovrebbero lavorare per un governo di unità nazionale: fittizio, perché l'anno si è aperto con una retata di Hamas tra i membri di Fatah, per mandare a monte le loro celebrazioni nella Striscia. Di tutta risposta è scattato il boicottaggio di Fatah.

L'ALTERNATIVA AL DUOPOLIO FATAH-HAMAS

I dipendenti dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), guidata da Fatah, si sono ritirati per protesta dal presidio del valico di Rafah, tra l'Egitto e Gaza: l'unica via di uscita per i circa 2 milioni di palestinesi della Striscia si è di nuovo chiusa. Con il ricatto, Fatah confida di spingere Hamas a rilasciare le decine di arrestati. Negli ultimi anni diversi impiegati pubblici della Anp nella Striscia, rimasti lì dalla guerra tra Hamas e Fatah del 2006-2007, sono stati prepensionati o non vengono pagati regolarmente e, come ulteriore strumento di pressione su Hamas, le autorità della Cisgiordania limitano anche le forniture di elettricità verso la Striscia assediata da Israele. Sullo sfondo dell'asfittico duopolio Hamas-Fatah che ha allontanato la maggioranza dei palestinesi dalla politica, cinque movimenti di sinistra promettono, insieme a diversi rappresentanti della società civile, di essere un'alternativa.

Sostenitori del Fronte nazionale di liberazione della Palestina.
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La Olp è l'unico e legittimo rappresentante di tutti i palestinesi

SINISTRA LAICA E SOCIETÀ CIVILE

Anche in vista delle elezioni palestinesi perennemente rimandate (e riproposte per il 2019 dall'Anp) Unione democratica ha come punto fisso «l'unione palestinese», almeno tra la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme Est, sotto l'ombrello di una rinnovata Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), «unico e legittimo rappresentante di tutti i palestinesi». Nella coalizione della Ud la forza con più consenso sono i marxisti del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp). Con loro – ma più marginali – l'ex costola più moderata del Fronte democratico (Fdlp), gli ex comunisti del Partito del popolo, i riformisti di Iniziativa nazionale e i socialdemocratici di Feda. È un segnale di vivacità politica e culturale, a dispetto di oltre mezzo secolo di oppressione israeliana, che la Ud includa in sé anche organizzazioni per la difesa dei diritti umani e attivisti indipendenti.

DOPO ABU MAZEN UN BARGHOUTI?

Il coordinatore del nuovo polo, Mamdouh al Aker, è stato per esempio a capo della Commissione indipendente per i diritti umani (Ichr) della Palestina e, sempre negli Anni 90, ha fatto parte delle delegazioni dei negoziati bilaterali con Israele e per le conferenze per la pace internazionali. Un altro attivista impegnato in varie Ong è il fondatore di Iniziativa nazionale – e lontano cugino del leader di Fatah Marwan Barghouti imprigionato da IsraeleMustafa Barghouti, che alle ultime Presidenziali del 2005 arrivò secondo, con il 21%, dietro il presidente della Anp Abu Mazen. Con il declino dell'erede di Arafat, Barghouti potrebbe emergere come il leader più credibile di una nuova sinistra palestinese, post Fatah. Nei confronti di Hamas e di Fatah il fronte pluralista non si pone come nemico: è pronto al dialogo, nella critica aspra.

Il leader riformista Mustafa Barghouthi.
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LA DISPUTA SULLO STATO PALESTINESE

Di Hamas Unione democratica rifiuta «l'estremismo islamico», di Fatah «l'autoritarismo». Al partito di Arafat si contesta lo strapotere di Abu Mazen in una Olp svuotata di collegialità: l'ultimo colpo di mano, per l'opposizione, è stato sciogliere, nel dicembre scorso, l'assemblea legislativa dell'Anp in vista di elezioni Parlamentari entro sei mesi, considerato che da tempo la legislatura è scaduta. Un giudizio della Corte costituzionale, ma secondo la Ud un ordine del leader della Anp. Va da sé che anche il fronte laico di sinistra è contro il fantomatico piano di pace promosso dagli Stati Uniti di Donald Trump in accordo con Israele, sebbene tra le anime della coalizione non ci sia ancora accordo sulla soluzione dei due popoli nei due Stati (per i moderati) o su unico Stato della Palestina (per i radicali).

CONTRO GLI ACCORDI DI OSLO DEL 1993

Le discussioni nella coalizione sono accese, anche sul partecipare o meno a eventuali elezioni. Tutti sono d'accordo sul «mettere fine alla guerra tra Hamas e Fatah» con un'alternativa progressista e democratica che favorisca anche le donne e i diritti umani. Circoli della Ud si stanno aprendo nella Striscia e in Cisgiordania, sul modello dei caucus dei democratici americani, la fiducia dei palestinesi va conquistata sul campo: sulla carta tutto è infinitamente più facile; nella realtà Israele fomenta le divisioni, è dell'8 gennaio la notizia di una cintura di nuovi insediamenti illegali in costruzione attorno a Betlemme. In proposito, la Ud propone di ridiscutere gli accordi di Oslo del 1993 che hanno costretto la Cisgiordania nella trappola delle aree (A, B e C), favorendo la colonizzazione dei sionisti. Tra i palestinesi Fatah è vista come troppo morbida con Israele ed è cresciuto il consenso per Hamas.

13 Gennaio Gen 2019 1500 13 gennaio 2019
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