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15 Gennaio Gen 2019 1322 15 gennaio 2019

La lunga serie di errori commessi da May sulla Brexit

Dalla fine anticipata della legislatura all'esclusione di Scozia e Galles dal dibattito: i passi falsi della premier.

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Theresa May si gioca molto nel voto ai Comuni sull'accordo sulla Brexit, in agenda il 15 gennaio alle 20 italiane. Una resa dei conti che arriva, secondo molti osservatori, dopo una serie di errori commessi dalla premier in due anni e mezzo. Il più evidente è stata la decisione di porre fine in anticipo alla legislatura con l'intento di chiedere al Paese un mandato più forte di quello che aveva già, perdendo invece la maggioranza assoluta nel voto del giugno 2017. Un passo che l'ha obbligata ad allearsi con gli unionisti nordirlandesi del Dup, a cedere a molte delle loro richieste, rinfocolando liti interne al suo stesso partito conservatore. E riportando il parlamento al centro del processo, con tutti i pro e i contro.

Tra gli altri passi falsi c'è la mossa del primo governo May, a marzo 2017, di attivare l'articolo 50, innescando la procedura di divorzio dall'Ue senza avere formulato prima né un piano da negoziare con Bruxelles, né una strategia da sottoporre, se non al parlamento, almeno alla sua maggioranza. May inoltre, secondo molti analisti, fece credere troppo presto ai suoi che in un modo o nell'altro avrebbero strappato un accordo favorevole, deludendo le aspettative e dando fiato alla fronda dei brexiteer più oltranzisti. Un errore strategico è stato poi di non ascoltare né le argomentazioni e le preoccupazioni di imprese e mondo della finanza, né le contrarietà della Scozia (che nel referendum votò per restare) o del Galles, dove pure il Leave vinse, ma solo i nordirlandesi unionisti (contrari all'apertura del confine e al backstop) in quanto partner di governo.

QUEL BLUFF ANDATO MALE

La sua posizione originaria, secondo cui «nessun accordo è meglio di un cattivo accordo», è stato un bluff mal calcolato tanto nei confronti dell'Ue, che è stata costretta - si commenta - a far retrocedere tutte le 'linee rosse' poste nelle fasi iniziali, quanto dei suoi ministri brexiteer più oltranzisti, che uno dopo l'altro sono usciti dalla compagine di governo. Ministri che sono riusciti a indisporre la controparte di Bruxelles e i Paesi membri, peggiorando il clima negoziale.

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