Shabaab Kenya Nairobi Hotel
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15 Gennaio Gen 2019 1736 15 gennaio 2019

La guerra tra Kenya e al Shabaab dietro l'attacco di Nairobi

Gli attentati del 2013 e 2015. La repressione contro la comunità musulmana. Il cambio di strategia dei militari. Le ultime incursioni attraverso il confine somalo. Breve storia di un conflitto duro a morire.

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L'assalto all'hotel Dusit di Nairobi, in Kenya, ha riacceso i fari sul gruppo terroristico islamista al Shabaab, che ha rivendicato l'attacco avvenuto nel pomeriggio del 15 gennaio. Nati intorno al 2004 dalla disgregazione della Somalia, gli al Shabaab sono diventati negli anni il principale gruppo terroristico dell'Africa orientale e dal 2012 agiscono come affiliato di al Qaeda. Due attentati che hanno fatto più di 200 morti sul territorio kenyano, quello al Westgate mall di Nairobi nel 2013 e quello all'università di Garissa nel 2015, hanno spinto il governo del Kenya a una stretta contro l'organizzazione.

Negli ultimi anni, l'esercito ha preso il controllo del poroso confine con la Somalia e i militari sono riusciti a ricacciare i combattenti al di là della frontiera, limitando le capacità del gruppo di reclutare affiliati in Kenya. Tuttavia, l'assalto del 15 gennaio al Dusit dimostra come gli al Shabaab restino una seria minaccia per tutta la regione anche utilizzando come base la sola Somalia.

LA STRATEGIA DEL KENYA CONTRO GLI AL SHABAAB

Dopo l'attentato al Westmall del 2013, spiega un report dell'International Crisis Group, le autorità hanno dato il via a una repressione indiscriminata che ha aumentato la rabbia della comunità musulmana in Kenya (circa 4 milioni di persone) e accelerato la capacità di reclutamento del gruppo terroristico. Dopo la strage all'università di Garissa nel 2015, il governo ha ripensato la sua strategia interrompendo gli arresti a tappeto e la repressione violenta della polizia. Coinvolgendo i leader delle comunità locali e spiegando i danni all'economia che gli estremisti stavano provocando, è riuscito ad emarginare gli al Shabaab. Inoltre, l'aiuto tecnologico-militare di Regno Unito e soprattutto Stati Uniti ha permesso di monitorare gli spostamenti dei terroristi e di colpirli con maggior precisione.

UNA ALTA CAPACITÀ DI ADATTAMENTO

Ma il gruppo non ha mai smesso di progettare attacchi ed è riuscito ad adattarsi per sopravvivere. Il fatto di avere una base sicura in Somalia, dove resta una forza militare consistente, gli permette di garantirsi il tempo per studiare nuove tattiche per colpire in Paesi confinanti (in Kenya ma anche in Uganda e in Tanzania). Inoltre, finché persistono le problematiche e le criticità nelle comunità musulmane all'interno degli Stati che al Shabaab ha nel mirino, il rischio che i terroristi trovino nuovi adepti resta alto.

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