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La guerra sempre più calda tra Israele e Iran in Siria

L'annuncio del ritiro Usa dal Paese ha accelerato la dinamica del conflitto tra lo Stato ebraico e la repubblica islamica. I lanci di missili sulle alture del Golan sempre più frequenti.

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È sempre più calda la guerra tra Iran e Israele in Medio Oriente. E coinvolge direttamente e indirettamente diversi attori locali e stranieri, inclusi Russia e Stati Uniti. Solo un mese fa, gli Usa hanno annunciato di volersi ritirare dalla Siria, alterando forse gli equilibri e accelerando la dinamica del conflitto. Il botta e risposta delle ultime ore tra lo Stato ebraico e la Repubblica islamica è per alcuni aspetti senza precedenti, ed evidenzia come i nodi dello scontro tra i due giganti regionali stiano ora venendo al pettine. Anche perché per la seconda volta in pochi giorni le truppe americane nel Nord e nell'Est della Siria sono state colpite da attentati suicidi. Nell'attacco nell'Est della Siria sono morti cinque miliziani curdi, mentre tra gli americani ci sarebbero solo due feriti.

Nell'attentato dei giorni scorsi, ben 16 persone erano rimaste uccise, tra cui quattro americani. Per i raid di domenica 20, Israele ha ammesso subito e in maniera ufficiale la paternità dei bombardamenti contro presunti depositi di armi iraniani vicino Damasco. Diverse ore dopo missili sono stati sparati dal territorio siriano verso le Alture del Golan. Secondo analisti, lo Stato ebraico ha esplicitamente avvisato l'Iran e il suo alleato russo, radicato nel conflitto a fianco del governo di Damasco, di esser pronta a colpire duro e ripetutamente ogni "trinceramento" dell'Iran nella Siria occidentale. L'Iran ha dal canto suo risposto tramite la Siria, ma non con una reazione immediata della contraerea per abbattere i missili nemici, bensì lanciando diverse ore dopo altri missili indirizzati a obiettivi israeliani. Sebbene i media governativi siriani, iraniani e russi abbiano minimizzato l'impatto dei raid israeliani, l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che da anni monitora le violenze nel Paese e che si avvale di una fitta rete di fonti sul terreno, ha affermato che «il bombardamento israeliano è stato il più massiccio degli ultimi anni».

ATTENTATO A DAMASCO CONTRO I SERVIZI DI SICUREZZA

Poche ore prima del raid israeliano, Damasco era stata scossa da un attentato dinamitardo contro una sede dei servizi di sicurezza, apparentemente senza vittime. Ma a Damasco non escludono che ci sia un collegamento tra l'attentato e i raid di Israele. E nell'Est del Paese, le forze curdo-siriane sostenute dalla Coalizione anti-Isis a guida Usa sono oggi avanzate nell'ultima sacca di territorio ancora in mano a circa 500 irriducibili jihadisti. Questi rimangono asserragliati in un fazzoletto di terra continuamente esposto a raid aerei americani a Est dell'Eufrate. Mentre nel Nord, la Turchia continua a premere sugli Stati Uniti perché cedano loro il controllo militare dell'enclave di Manbij, tra Aleppo e l'Eufrate. Proprio lì dove pochi giorni fa era stato compiuto l'attacco contro la pattuglia Usa, ci sono la polizia militare russa a sostegno delle forze governative, truppe turche in appoggio ad ascari arabo-siriani e milizie curdo-siriane ora più vicine a Mosca che a Washington. Nel Nord Ovest del paese infine, l'ala siriana di al Qaeda ha preso il potere in quasi tutta la regione nord-occidentale di Idlib, dove la Turchia ha un'influenza diretta. Ma Ankara non sembra essere interessata a fermare l'avanzata dei qaidisti, anche se la loro predominanza ora rischia di esporre Idlib a una campagna "antiterrorismo" portata da Damasco e da Mosca.

21 Gennaio Gen 2019 1904 21 gennaio 2019
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