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Cosa prevede il "piano B" di Theresa May sulla Brexit

La premier è intervenuta ai Comuni per presentare un'alternativa all'accordo bocciato lo scorso 15 gennaio. Sul piatto una possibile rivisitazione del backstop. Bocciato un nuovo referendum.

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Un piano B sulla Brexit non si vede e forse non c'è. Almeno per ora, mentre il giorno X dell'addio di Londra all'Ue resta fissato, sempre più incombente, per il 29 marzo. La conferma è risuonata in tutta la sua evidenza nelle parole dello statement con cui Theresa May ha avviato il 21 gennaio il dibattito sulle linee d'un nuovo ipotetico accordo da sottoporre a Bruxelles dopo la bocciatura senz'appello, il 15, da parte del Parlamento di Westminster, che ha rigettato l'intesa raggiunta con i 27 a novembre.

LO STATUS SPECIALE PER I CITTADINI UE SARÀ GRATUITO

Un discorso nel quale l'unica vera novità concreta, accolta da un raro moto di unanimità dei deputati, è stata l'annuncio della premier Tory dell'abolizione del previsto costo da 65 sterline per le pratiche che 3 milioni di cittadini di Paesi Ue insediati nel Regno (inclusi oltre 600.000 italiani) dovranno espletare per ottenere lo status speciale in grado d'assicurare loro gli stessi diritti di oggi: anche in caso di no deal, come è stato promesso e ribadito. Un segnale importante per un esercito di individui comuni che sono in prima fila sul fronte delle incertezze della Brexit. E che in parte, se titolari di un'app per dimostrare la propria identità, possono iniziare a registrarsi sin da oggi online (per le procedure cartacee si partirà invece tra qualche settimana e ci sarà poi tempo fino al giugno del 2021).

POSSIBILE RIVISITAZIONE DEL BACKSTOP

Ma un segnale, però, non dice nulla sulla strada che il governo di Sua Maestà vuole imboccare entro il 29 marzo per uscire dallo stallo. Salvo scivolare per inerzia verso l'orizzonte di quel divorzio senz'accordo che mezzo mondo teme come una potenziale catastrofe per le relazioni europee, per i legami che le regolano e soprattutto per l'economia britannica. May in ogni modo non pare scuotersi più di tanto. Ai deputati ha parlato di dialogo in termini vaghi e limitati. Promettendo un maggiore coinvolgimento del parlamento nella definizione di un quadro nuovo, l'impegno a tutelare i diritti attuali su lavoro, ambiente e sanità secondo gli standard europei e - in primis - una imprecisata soluzione che consenta di mantenere un confine senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord allontanando nel contempo lo scenario teorico del backstop (il contestato meccanismo di salvaguardia imposto dall'Ue) senza mettere in discussione lo storico Accordo di pace del Venerdì Santo del 1998.

NO A UN RITARDO DELL'USCITA E NIENTE SECONDO REFERENDUM

Poca cosa per le opposizioni, compatte nel bocciare la linea della May. Tanto più che la premier non cede su una raffica di no: no alla rinuncia ad agitare lo spauracchio del no deal; no alla richiesta di un'estensione dell'articolo 50 e quindi d'un rinvio della Brexit almeno finché una nuova bozza d'accordo allargato non sarà sul tavolo a Westminster; no alla proposta ufficiale laburista di un testo d'intesa più soft che contempli se non altro la permanenza della Gran Bretagna nell'unione doganale; e no, ovviamente, agli appelli dei pro-Remain più convinti per un secondo referendum che ai suoi occhi sarebbe "un tradimento" del risultato referendario del 2016.

CRITICHE DAI LABOUR, «MAY NEGA LA REALTÀ»

Il leader del Labour, Jeremy Corbyn ha replicato rinfacciandole di continuare a «negare la realtà». Non senza ironizzare sulle «concessioni» che May ha ricominciato ad affermare di voler ottenere dall'Ue sul backstop (dove intanto la proposta solitaria di Varsavia di limitarne a cinque anni il periodo di ipotetica attuazione viene gelata a stretto giro da Dublino e dal capo negoziatore Michel Barnier) domandandosi in cosa siano diverse dalle «rassicurazioni legalmente vincolanti» implorate invano negli ultimi mesi.

TIMIDE CONCESSIONI DAI BREXITEER

Alla fine l'unica reazione cautamente positiva arriva da falchi Tory brexiteer come Boris Johnson e dai coriacei alleati unionisti nordirlandesi del Dup: condizionata del resto al risultato che la premier potrà spuntare sul backstop «tornando a Bruxelles». Mentre il fronte anti-May si prepara in tutta fretta a mettere ai voti nuove mozioni per provare a obbligare di fatto l'esecutivo alla strategia del rinvio se un compromesso non dovesse saltar fuori per miracolo entro il 26 febbraio (il voto del 29 gennaio è stato già derubricato a passaggio interlocutorio). E scongiurare l'incubo del no deal.

21 Gennaio Gen 2019 1710 21 gennaio 2019
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